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Quella mano
distesa

· ​L'incontro fra il Cristo risorto e Maria di Magdala nel "Noli me tangere" di Tiziano ·

Il Noli me tangere, esposto dal 1856 alla National Gallery a Londra, fu realizzato quando aveva solo 20 anni. Tale dipinto raffigura l’incontro, narrato nel vangelo di Giovanni (20, 1-18), fra il Cristo risorto e Maria di Magdala.
Tiziano, «Noli me tangere» (1511)Il vangelo di Giovanni localizza l’incontro fra Gesù e Maria Maddalena in un giardino vicino alla tomba di Gesù. Tiziano opta invece per un più vasto paesaggio, rappresentato da un piccolo villaggio veneziano posto alla destra della tela e da un panorama annebbiato che, posto alla sinistra, si distende all’orizzonte. L’incontro rappresentato nel dipinto è con il Signore crocifisso e risorto. La passione è richiamata, infatti, dal segno del chiodo sul piede destro di Gesù. Con la forza della resurrezione il corpo martoriato è stato richiamato alla vita e il sudario usato per la sepoltura è stato sostituito da una veste bianca irradiata da una luce splendida. Come molti dei lavori dei suoi predecessori veneti, in particolar modo quello di Giorgione, la pittura del Tiziano è irradiante di luce e colori: bianco, blu, rosso e verde si impongono immediatamente agli occhi dell’osservatore.
Al centro c’è un albero che divide il dipinto in due parti. Tracciando una diagonale dall’angolo inferiore destro verso l’angolo superiore sinistro, si può notare la rappresentazione di due mondi, uno sacro e uno profano. Nella parte superiore della tela, a sinistra, le nubi celano a mala pena il sole mattutino e la pienezza di luce e di vita che il Signore asceso presto godrà alla presenza eterna del Padre. A sinistra dell’albero, Cristo è rappresentato nella sua condizione di risorto. A destra, Maria di Magdala è in ginocchio ed è raffigurata mentre si distende per toccare la figura che aveva erroneamente identificato con il giardiniere. Sopra di lei c’è un cielo azzurro che sovrasta un tipico borgo veneziano del xvi secolo, ove la vita procede in modo naturale. Infatti, osservando con attenzione questo particolare, possiamo persino vedere che vi è raffigurato un uomo che passeggia con il suo cane!
L’albero segna gli spazi occupati rispettivamente da Gesù e da Maria. Tuttavia, ci sono due punti di contiguità. La mano di Gesù si stende verso destra; la mano esitante e in atteggiamento di ricerca di Maria, che si che si protende da sinistra, fa da bilanciamento. Se, per un verso, l’albero mantiene assicurata la tradizionale distinzione teologica esistente tra la sfera della natura e quella della grazia, tuttavia, le mani distese ricordano all’osservatore che il Signore risorto apre un varco nel tempo e nello spazio e che, entrando nel nostro mondo, come reazione, ci invita a cercarlo fuori. Inoltre, l’albero, stagliandosi dietro il Cristo, ci ricorda il legno della croce. Ma l’antico strumento di morte ora ha rami e foglie ed è trasformato in una membrana che dà vita, posta fra cielo e terra, la quale allo stesso tempo separa ed unisce i due livelli.
Al centro della pittura vi è uno spazio segnato dalle braccia che si allungano. Tale spazio è circoscritto a sinistra dal torso di Gesù, sopra al suo braccio che si protende; a destra, dalla maniglia della zappa, dalla testa e dalle spalle di Maria; e, nella parte inferiore, dalle mani e dal braccio della Maddalena. Questo spazio può essere interpretato per indicare la Chiesa, quale cuore dell’incontro fra il Signore risorto e l’umanità. C’è ancora un piccolo particolare da evidenziare: all’interno dello spazio appena descritto e interpretato come luogo ecclesiale, vicino alla Maddalena, c’è il terreno del giardino, mentre nella parte opposta, vicino a Gesù, c’è un mantello bianco che scende dalla spalla del Signore risorto e che copre parte di questo spazio. Dunque questo luogo è delimitato dalla terra e dal cielo, dall’umano e dal divino, dal peccatore e dal salvatore. È inoltre penetrato dall’oscurità e dalla luce, dalla sofferenza e dalla gioia, dall’assenza e dalla presenza. È modellato dall’uomo e dalla donna, dallo sposo e dalla sposa, dal diletto e dall’amante. È marcato dall’inquietudine e dalla pace, dall’attesa e dall’adempimento, dall’aspirazione e dal desiderio. L’occhio dell’osservatore è indirizzato nuovamente a questo luogo ecclesiale al centro del quadro, in quel triangolo costituito dai corpi di Gesù e di Maria messi in equilibrio. È su ciò il dipinto sta o cade.
Da un luogo problematico.
Il vangelo di Giovanni ci racconta che Maria di Magdala si trova nel giardino, vicino alla tomba, piangente. Nella parte destra del dipinto, Tiziano ha sostituito Gerusalemme con un borgo anonimo; con questo espediente tale borgo diviene simbolo di una qualsiasi città del suo tempo. Gli esegeti biblici non riescono ad ubicare oggi il villaggio di Emmaus di cui parla l’evangelista Luca. Ironicamente, tuttavia, poiché Emmaus non è identificabile con alcun luogo preciso, esso potrebbe essere in ogni luogo. Tiziano fa una valutazione simile nella sua opera, collocando un borgo sconosciuto nel contesto di questo incontro. Così, può essere ovunque che donne e uomini lottino con circostanze concrete delle loro vite e che cerchino di trovare un qualche significato ad esse. Può essere in ogni luogo dove speranze e aspettative vengono infrante da eventi imprevisti che rompono le certezze e le convinzioni precedenti.
Il rapporto fra Gesù e Maria come è rappresentato da Tiziano è più significativo di quello che ci offre una lettura storico-critica dei testi biblici. Quando Gesù si accosta a Lazzaro per riportarlo in vita, viene attirato dalle lacrime di Maria di Betania e le chiede «Dove lo avete posto? (Giovanni 11, 34)». Queste parole sono riecheggiate dalla Maddalena quando, alla vista della tomba vuota, si addolora e chiede agli angeli «Non so dove lo hanno posto (Giovanni 20, 13)». Allora, nella risurrezione di Lazzaro, Maria viene a conoscere Gesù come colui sul quale la morte non ha avuto l’ultima parola. Sei giorni prima della Passione, Maria di Betania unse i piedi di Gesù e amorevolmente li pulì con i suoi capelli. Questo gesto alquanto insolito, che ha scandalizzato gli spettatori, annunziava la morte e la sepoltura di Gesù. Collegate tra loro, queste azioni (raccontate in capitoli successivi nel vangelo di Giovanni) annunciano la morte imminente e la risurrezione imminente di Gesù. Poiché la Maddalena cerca il Signore scomparso nel giardino, presso la tomba, ironicamente porta proprio nella sua mano l’indizio al suo posto. Nella pronuncia del nome di Maria, Gesù ricorda la forza di questo precedente incontro e la apre al significato delle Scritture, secondo le quali egli doveva morire e risorgere. Soltanto in quel momento Maria viene alla fede, una fede che dovrà essere affermata non soltanto dalla parola ma anche dall’azione.
Tiziano dispone in primo piano nella mano sinistra di Maria un vaso. Infatti, mentre il braccio destro della Maddalena si allunga verso l’esterno, nel tentativo di afferrare il Signore risorto, la mano sinistra stringe un balsamo profumato, che preannuncia profeticamente il destino di Gesù. In questo momento di riconoscimento, l’unzione rituale viene alla ribalta. Certamente questa inclusione è un riferimento al battesimo, all’immersione nell’acqua e all’unzione con l’olio che esprimono in modo immediato il morire con Cristo per risorgere con lui a vita nuova. I vangeli sinottici raccontano che i soldati romani, i quali crocifissero e furono testimoni della morte di Gesù, iniziarono a credere in lui come «figlio di Dio» (Marco 15, 39; Matteo 27, 54) o come «uomo grande» (Luca 23, 47). Una simile confessione non è presente nel quarto vangelo. Tuttavia, quando i soldati colpirono con una lancia il costato di Gesù subito «ne uscì sangue ed acqua» (Giovanni 19, 34), simboli dell’Eucaristia e del Battesimo. Dunque, nello schema di Giovanni, la fede nel Cristo risorto non è mediata attraverso la testimonianza della sua morte in croce, bensì attraverso l’incontro ecclesiale con la parola scritturistica informata dal gesto sacramentale.

di Liam Bergin

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18 giugno 2019

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