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Quella fragilità
conseguenza dell’amore

· ​Nuovi studi sul pensiero del teologo Romano Guardini ·

L’interesse per la riflessione filosofica e teologica di un autore italo-tedesco, molto prolifico e non sistematico come Romano Guardini (Verona 1885 – Monaco di Baviera 1968) — chiaro punto di riferimento per la formazione intellettuale sia di Benedetto xvi sia di Papa Francesco, registra una notevole diffusa ripresa.

Gert Salz  «Romano Guardini» (1955)

La feconda prospettiva metodologica che Guardini chiama opposizione polare (Der Gegensatz) è messa in luce anche da un recente volume di Ashraf Abdelmalak, teologo egiziano copto, professore alla universidad de San Buenaventura di Bogotá (Haciéndose obediente hasta la muerte, y muerte de cruz. R. Guardini y H.U. von Balthasar ante el sentido de la muerte en cruz de Jesucristo, Bogotá, Editorial Bonaventuriana, 2016, pagine 174).

Per Guardini ogni concreta realtà vivente è complessa, e può essere sempre osservata da due lati opposti tra loro, ma non contraddittori. Mentre nella logica aristotelica le contraddizioni si annullano, e per la logica hegeliana si ricompongono in una sintesi superiore, secondo Guardini gli opposti restano distinti e, relazionandosi tra loro, rimangono in tensione.

Il suo «tentativo per una filosofia del vivente concreto» (Der Gegensatz. Versuche zu einer Philosophie des Lebendig-Konkreten, Magonza 1925) è una sorta di critica della ragion concreta postkantiana, in quanto enuncia le condizioni che rendono possibile l’accesso conoscitivo alla smisurata ricchezza del reale. Le polarità di unità-pluralità, singolarità-totalità, originalità-regola, immanenza-trascendenza appartengono al dinamismo unitario che costituisce la natura dell’essere: il destino dell’uomo si compie nella possibilità di mantenere la vivente unità degli opposti o di distruggerla con la sua libera azione.

La civiltà moderna, per certi versi, è triste testimone del proposito di annullare un opposto nell’altro; scambiando gli opposti con i contraddittori, rischia di negare il movimento polare, per consegnarsi all’utopia dell’unilateralità, che alimenta sempre nuovi sogni totalitari.

Perciò Guardini si propone di stabilire un dialogo fecondo tra l’intellectus e la fides, prendendo distanza, al tempo stesso, dal soggettivismo kantiano come dall’oggettivismo hegeliano, alla ricerca di una via tra il razionalismo astratto e l’intuizionismo vitalista.

Per ricostruire l’unità spirituale dell’uomo inteso nella sua complessa integralità — lacerata nel mondo moderno — la teoria dell’opposizione polare offre una solida sponda al versante filosofico e a quello teologico, evitando la duplice deriva del relativismo e del dogmatismo.

Nella comprensione della morte di Gesù si riflette in modo singolare il pensiero guardiniano: il mistero risplende là dove la serietà dell’amore divino si converte in destino.

La Rivelazione dice che Dio reprime — se è permessa l’espressione — il proprio carattere assoluto per prendere parte alla storia; una storia presa sul serio fino alle estreme conseguenze della libertà umana. L’umiltà e perfino l’impotenza di cui solo Dio è capace risalgono al primo momento della creazione, quando Dio fa spazio in Sé alla vulnerabilità dell’amore: Egli è disposto a sopportare l’effetto della libertà smentita. Chi ama è fragile, perché si espone alla possibilità del rifiuto, e Dio corre questo rischio con noi. Benedetto xvi ha espresso in modo limpido questa verità: «Dio si è fatto vulnerabile. Nel Cristo crocifisso vediamo che Dio si è fatto vulnerabile, si è fatto vulnerabile fino alla morte. Dio si interessa a noi perché ci ama e l’amore di Dio è vulnerabilità, l’amore di Dio è interessamento dell’uomo» (Lectio divina al Convegno ecclesiale della diocesi di Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano, 11 giugno 2012). Come ha coraggiosamente affermato Papa Francesco, nella disponibilità ad assumere il rifiuto e a perdonarlo si rivela paradossalmente una sorta di “impotenza” di Dio: «la sua incapacità di non amare, di non staccarsi da noi» (Meditazione mattutina a Santa Marta, giovedì 29 ottobre 2015). Non vi è dunque contraddizione tra onnipotenza e vulnerabilità in Dio, altresì feconda polarità: è proprio solo di chi ama gratuitamente e senza condizioni come Dio rendere possibile l’incarnazione, la morte e risurrezione del suo Figlio Gesù — l’opposizione polare in persona — nel quale siamo riconciliati, senza che Dio venga a essere meno Dio e l’uomo meno uomo.

di Maurizio Gronchi

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