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Quella facciata spoglia è una testimonianza

· Il direttore dei Musei Vaticani interviene nel dibattito sulla basilica di San Lorenzo a Firenze ·

La basilica di San Lorenzo, insieme al duomo di Santa Maria del Fiore, insieme a Santa Maria Novella e a Santo Spirito, è uno di quei luoghi sacri fiorentini che rappresentano l’idea stessa di Umanesimo e di Rinascimento. San Lorenzo, in particolare, è una antologia di esemplari eccellenze. C’è Filippo Brunelleschi che progettò e diresse il grande cantiere consegnandoci un modello radicalmente nuovo di architettura «moderna», intesa come spazio armonioso e maestoso, governato dalla razionalità dell’ordine prospettico. C’è Donatello che da giovane lavora con Brunelleschi negli stucchi policromi della Sagrestia vecchia e poi da solo, nei suoi anni tardi, nei due pulpiti bronzei della navata centrale. C’è Michelangelo che realizzò nella Sagrestia nuova, nei monumenti funebri di Lorenzo Duca di Urbino e di Giuliano Duca di Nemours, cadetti di Casa Medici, la sua Sistina in scultura.

E poi ancora ci sono Andrea del Verrocchio e Filippo Lippi, Desiderio da Settignano e il Rosso Fiorentino, Pollaiolo e Bronzino, i codici miniati più belli del mondo nella Biblioteca Laurenziana e i lapislazzuli, i porfidi, i verdi di Corsica, le brecce, gli alabastri, i coralli, le madreperle nella prodigiosa Cappella dei Principi mausoleo dei Medici interamente foderato di pietre dure.

La fortuna di San Lorenzo si identifica con la fortuna dei Medici, famiglia eminente di banchieri destinati a ricoprire, ininterrottamente per tre secoli, il ruolo di sovrani di Firenze e della Toscana.

A due passi da San Lorenzo esiste ancora oggi — ed è uno dei monumenti più celebri della città — il palazzo che fu dei Medici e poi dei Riccardi, capolavoro di Michelozzo, modello dell’architettura civile quattrocentesca. In quell’edificio abitarono Cosimo e Lorenzo il Magnifico prima che la famiglia, diventata dinastia regnante, trasferisse la sua residenza ufficiale a Palazzo Vecchio e poi nella Reggia di Pitti. Anche quando si trasferirono altrove rimasero intatti e anzi crebbero e si consolidarono negli anni, la protezione e l’affetto dei Medici per San Lorenzo. Si spiegano con questo destino storico le dimensioni dell’edificio, la sua internazionale notorietà, la ricchezza del patrimonio artistico.

Per trecento anni San Lorenzo è stata Chiesa di Stato. Qui i signori di Firenze celebravano matrimoni, battesimi e funerali, qui seppellivano i loro morti. La Cappella dei Principi, parte integrante del complesso monumentale, era la loro cappella funebre, destinata ad accogliere in una gloria gelida e sontuosa di lucenti pietre dure, le spoglie mortali dei granduchi regnanti. Ed ecco la affascinante contraddizione.

Chi vede per la prima volta San Lorenzo prova stupore di fronte alla facciata spoglia, grezza, attraversata dalle linee orizzontali delle pietre in rilievo destinate ad accogliere il paramento marmoreo che mai è stato messo in opera.

All’interno di San Lorenzo ci sono alcuni dei massimi protagonisti nella universale storia delle arti. All’interno ci accolgono la varietà, la rarità, la suprema bellezza di capolavori indimenticabili. Guardando la chiesa da fuori tutto ciò sembra negato dalla immane muraglia preparata per ospitare una facciata che mai è stata costruita.

In realtà il visitatore capisce subito che quella parete spoglia diventata nel tempo carattere distintivo primario del centro storico fiorentino, è la testimonianza di un cantiere interrotto. Era stata preparata per fare da supporto a un grande progetto architettonico e scultoreo ma il progetto è rimasto sulla carta; carte sublimi tuttavia perché sono autografe di Michelangelo.

Doveva essere lui infatti l’architetto della facciata. Un certo numero di disegni, una vasta letteratura e un modello ligneo conservato nel museo fiorentino di Casa Buonarroti, ci fanno intendere la grandezza della idea michelangiolesca. Insieme al nuovo San Pietro di Giulio ii e dei Papi Medici Leone x e Clemente VII, vero e proprio «Stupore del mondo» avrebbe dovuto essere la facciata di San Lorenzo.

Le vicende della storia hanno impedito che il progetto prendesse forma. Nel 1520 il contratto veniva rescisso. Premevano eventi drammatici. Fra la morte di Leone x (1521), il Sacco di Roma (1527), l’assedio di Firenze (1530) e il definitivo rientro di Michelangelo nell’Urbe non ci fu più tempo né occasione per allestire il cantiere e realizzare il progetto. Quello che doveva essere il capolavoro di Michelangelo nella sua città, entrava per sempre nel limbo dei sogni irrealizzati.

In seguito professionisti italiani anche di talento (Pasquale Paccianti nell’Ottocento, Cesare Bazzani all’inizio del Novecento) proposero soluzioni architettoniche per la facciata della basilica. Per fortuna non se ne fece nulla. Il confronto con il Buonarroti avrebbe schiacciato chiunque. La rustica severità della facciata incompiuta è mille volte preferibile a qualunque presuntuoso e fatalmente inadeguato intervento postumo.

Altri hanno avuto una idea suggestiva. Perché, ci si è chiesto in più occasioni, non mettere in opera il progetto stesso di Michelangelo? Abbiamo il modellino in scala, abbiamo alcuni disegni autografi, i marmi bianchi di Carrara possono essere agevolmente reperiti nelle stesse cave di cui Michelangelo si serviva. Quanto alle risorse necessarie per portare a termine l’impresa, questo non è certo un problema. Di fronte a un progetto che si propone di far riemergere dal nulla una «vera» architettura del grande Buonarroti, quale ricco sponsor (italiano o straniero) si tirerebbe indietro? Così si è pensato in passato e ancora non pochi continuano a pensare.

L’idea di ricostruire la facciata di San Lorenzo utilizzando Michelangelo è indubbiamente suggestiva. In media ogni dieci anni c’è qualcuno a Firenze che la tira fuori. Questa volta è entrato in campo il giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi, il quale ha espresso parere favorevole alla ricostruzione della facciata sulla base del modellino e dei disegni michelangioleschi, immaginando anche di affidare a un referendum popolare il consenso dei cittadini.

Matteo Renzi ha crediti cospicui nei confronti di chi come me conosce e ama Firenze. È il sindaco che ha impedito la realizzazione della tramvia in piazza del Duomo: due treni che dovevano incrociarsi sfiorando la colonna di San Zanobi e la porta nord del Battistero di San Giovanni!... Uno scenario infausto e terrificante che Renzi ha scongiurato pedonalizzando la piazza.

Di più, dobbiamo a lui la totale eliminazione del traffico automobilistico nel centro storico di Firenze. Il sindaco ha dovuto superare duri contrasti, polemiche e critiche di ogni genere, ma ha vinto la partita. Oggi, a Firenze, è possibile percorrere via Tornabuoni e attraversare piazza Pitti meravigliosamente deserte di automobili e di motorini. Si ha l’impressione di camminare dentro un dipinto del Ghirlandaio o del Pontormo.

Tutto questo per dire che la politica di Renzi ha accumulato tali meriti che non basterà certo una idea sbagliata a eliminare la riserva di fiducia che il sindaco si è guadagnata.

Ma l’idea di ricostruire sulle indicazioni di Michelangelo la facciata di San Lorenzo è e resta radicalmente e profondamente sbagliata. È sbagliata dal punto di vista culturale perché non si può mandare indietro l’orologio della storia. Perché la facciata incompiuta è il documento prezioso di un fallimento che tocca, con le vicende di quegli anni, la storia di Firenze e dell’Italia insieme alla storia professionale e umana di Michelangelo.

L’idea è sbagliata e irrealizzabile anche dal punto di vista pratico. Perché nessuno sarebbe in grado di allestire e di governare un cantiere edilizio cinquecentesco sulla base di un modellino ligneo e di un certo numero di disegni, parziali, generici e non dimensionati; non progetto esecutivo quindi, ma semplicemente «idea» di una facciata monumentale suscettibile di infiniti ripensamenti e rettifiche in corso d’opera. Perché non si può, in ogni caso, entrare nella testa di un progettista, chiunque esso sia, cinque secoli dopo.

La proposta per fortuna, è destinata a non avere seguito. Le soprintendenze hanno già fatto conoscere il loro parere negativo. Nessuno fra gli accademici e i maestri del restauro architettonico, è disposto ad avvallare una simile impresa.

Quanto a noi continueremo a sognare di fronte alla bellissima facciata incompiuta del San Lorenzo, pensando a quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

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15 settembre 2019

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