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Una dedica
trovata per caso

· L’amicizia tra Henri de Lubac e Raoul Manselli ·

Nel 1979 Henri de Lubac pubblicò una colossale ricerca su La posterité spirituelle de Joachim de Flore. Dopo un ampio capitolo introduttivo teso a documentare la novità del pensiero gioachimita, fondato su un’originalissima (e dirompente) lettura della storia, possibile causa di dissoluzione dell’economia di grazia aperta dal Nuovo Testamento, il gesuita francese ne seguiva l’eredità dal XIII secolo fino ai nostri giorni. Pochi anni più tardi, de Lubac sarebbe stato creato cardinale da Giovanni Paolo II. Anche se l’interpretazione che l’insigne studioso dette di Gioacchino da Fiore non è stata unanimemente accolta e desta più di una perplessità, la sua opera resta tuttora un riferimento ineliminabile, capace di aprire molte nuove piste di ricerca. Molte di queste tematiche sarebbero state scandagliate nei decenni successivi grazie anche ai convegni promossi dal Centro di studi gioachimiti, alla cui nascita fornì un significativo contributo — tra gli altri — anche uno studioso del calibro di Raoul Manselli.

Dedica autografa di Henri de Lubac  in un suo volume regalato a Raoul Manselli

Come disse a chi scrive lui stesso in anni ormai lontani, Manselli intratteneva un fecondo scambio d’idee, anche per via epistolare, con de Lubac. Lo stesso teologo francese trasse grande profitto dai pionieristici lavori che lo storico italiano aveva pubblicato dalla metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, saggi nati sotto l’egida del magistero di Raffaello Morghen, attorno a cui si raccolsero presso l’Istituto storico italiano per il medioevo le migliori energie intellettuali del tempo.
A più riprese, infatti, il gesuita vi attinse per dare un quadro del gioachimismo medievale, spesso condividendone le posizioni, al punto che il debito contratto da de Lubac nei confronti di Manselli fu di gran lunga più significativo rispetto a quello maturato verso altri studiosi tedeschi, anglosassoni o nordamericani quali, per esempio, Ernst Benz o Marjorie Reeves, che pure avevano a lungo studiato Gioacchino.
Ora, una piacevole scoperta ha consentito a chi scrive di appurare come de Lubac avesse apertamente dichiarato un simile credito nella dedica apposta alla copia de La posterité spirituelle de Joachim de Flore di cui fece dono a Manselli all’indomani della pubblicazione. La biblioteca di Manselli, infatti, grazie ai cordiali rapporti che padre Mariano D’Alatri intrattenne con lo studioso e con tutta la sua famiglia, dopo la morte dello storico fu acquistata dai frati minori cappuccini ed è ora custodita nella biblioteca centrale dell’Ordine presso il Collegio internazionale San Lorenzo da Brindisi. È lì che si conserva (segnatura: Mans E 519,1) il volume con la dedica, per nulla scontata e usuale, scritta di suo pugno da de Lubac. Nel rendere omaggio «rispettoso e riconoscente» a Manselli, il gesuita francese afferma schiettamente che i suoi lavori si erano «più di tutti gli altri» rivelati per lui «estremamente preziosi» (extrémement précieux) sebbene non avesse potuto prenderne visione nella loro totalità.
Qualora si fosse conservato, sarebbe interessante rintracciare il loro carteggio epistolare. Oltre a gettare nuova luce sui rapporti intercorsi tra i due studiosi, tale dedica rende omaggio non solo a Manselli, ma in qualche modo anche a tutta la scuola storica nazionale che, sotto la guida di Morghen, produsse senz’altro risultati di straordinario spessore.

di Felice Accrocca 

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21 settembre 2019

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