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Quella croce dai colori stinti delle barche

· La visita di Papa Francesco nell’isola dell’accoglienza ·

«Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”» (Luca, 5, 4).

Quella barca, quella barca che è diventata altare. A Lampedusa, un lembo di terra nel mare, dove uomini accettano, soffrendo, altri uomini, dal mare. Perché non è facile essere buoni, quando di terra, di tende, di pane ce n’è poco per tutti. E quando gli altri ti lasciano a fare il buono. Tanto non tocca a loro aprire case, trovare una coperta, acqua da bere, pulire dove passano migliaia di uomini. Non è roba da canzonette: «aggiungi un posto a tavola, che c’è un amico in più». Qui non c’è posto nemmeno per i tavoli.

Ma quella barca resterà nella memoria, così come l’uomo in bianco, in piedi, con una croce di legno tra le mani dai colori stinti delle barche, due pesci disegnati sui bracci dove ci sono i chiodi, un cuore al centro, che si stringe piccolo di fronte a tanto dolore, a tanto bisogno che raccontano gli occhi che quella croce hanno davanti: un piccolo cuore rosso, il cuore di Gesù. Il cuore bambino, che sa piangere, che ci chiede di avere Francesco.

Perché gli uomini vanno pescati dove si perdono. Nell’indifferenza dove annegano, dall’indifferenza dove muoiono. Quale sarà la pesca di quella barca? Nessuno lo può sapere. Ma intanto ancora una volta sulla sua parola qualcuno ha gettato le reti

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19 novembre 2019

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