Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Quella bolla che spaventa Pechino

· L'eccesso di credito e il rischio di una crescita fittizia ·

Stretta creditizia in Cina. In una nota la China Bank Regulatory Commission (Cbrc) ha chiesto alle banche di concedere meno prestiti ai Governi delle province. L'eccesso di credito espone il Paese al rischio di una nuova bolla che potrebbe avere ripercussioni disastrose per l'economia.

Nel 2009 le banche cinesi hanno concesso prestiti per la cifra record di 9,6 trilioni di yuan, circa 1,4 trilioni di dollari. Il quaranta per cento di essi va ai Governi provinciali. Lo scopo per il 2010 — dicono gli analisti — è quello di ridurre i prestiti fino a 7,5 trilioni. Secondo Shi Lei, un analista della Bank of China di Pechino, la circolare della Cbrc «avrà un grosso impatto» e potrebbe portare a tagliare di un terzo i prestiti delle banche ai Governi provinciali. L'anno scorso il prodotto interno lordo del Paese è cresciuto dell'8,7 per cento grazie soprattutto — dicono gli esperti — a un massiccio intervento dello Stato, che ha immesso nell'economia aiuti per quasi 600 miliardi di dollari. La crescita si è concentrata in alcuni settori. Gli economisti avvertono però che senza una riduzione delle spese si rischia un tracollo improvviso.

L'allarme sulla stabilità delle istituzioni finanziarie cinesi a causa di una possibile bolla creditizia è stato lanciato anche da un recente rapporto dell'Ocse secondo il quale, «sebbene le banche cinesi siano rimaste al riparo dalla crisi economica mondiale, l'accelerazione dei nuovi prestiti a partire dal 2009 rischia di portare una nuova onda di crediti negli anni a venire». L'organizzazione parigina è inoltre «preoccupata dal punto di vista sociale per le pressioni inflazionistiche che salgono rapidamente», tanto da aumentare le stime sull'inflazione del 2010 dallo 0,1 per cento all'1,8 per cento, mentre quelle per il 2011 passano dall'uno per cento al due per cento.

La stretta cinese arriva quasi in contemporanea con il nuovo appello del Fondo monetario internazionale al risanamento dei conti pubblici. Una priorità, questa, alla luce del fatto che «a livello globale la crisi ha avuto l'impatto più grande e pervasivo sulle finanze pubbliche dalla Secondo Guerra Mondiale», riferisce il Fondo.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

08 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE