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Quella bellissima pianista che respinse D’Annunzio

· Ricordi musicali dalla Roma di fine Ottocento ·

Come affettuoso ricordo di Arcangelo Paglialunga pubblichiamo alcuni stralci del suo ultimo articolo scritto per la «Strenna dei Romanisti» e in uscita proprio oggi, 21 aprile, nel giorno del Natale di Roma.

Ricordo romano di due grandi artiste tra Ottocento e Novecento. Sono la pianista Ida Bosisio e la violinista Teresina Tua. La prima respinse le «avances» di D’Annunzio; la seconda, dopo i trascorsi artistici a Roma e all’estero, si chiuse in un convento sulla Nomentana. Di Ida Bosisio ho avuto notizie dal figlio, il pianista romano Aldo Mantia, compositore e docente di pianoforte a Santa Cecilia; Teresina Tua l’andai a trovare, ormai molto anziana, nel convento sulla Nomentana dove si era ritirata ed ebbi con Lei un colloquio non molto lungo ma interessante.

I giorni di marzo erano particolarmente deliziosi a Roma nella primavera dell’Ottantasette. In mezzo a una folla variopinta e multicolore che sostava a Piazza Barberini, Gabriele D’Annunzio, elegante e ammirato, si trovava a suo agio.

Proprio per un motivo sentimentale Gabriele D’Annunzio tra le dieci e le undici, ogni giorno, sostava accanto alla fontana del Bernini. Poi se ne andava: ma, intanto, aveva visto passare e aveva seguito con lo sguardo una giovane donna che, accompagnata dalla madre, scendeva verso il centro di Roma. Era Ida Bosisio, una delicata bellezza, giovanissima ma già nota nell’arte del pianoforte.

Si sa bene che D’Annunzio, più d’una volta, cercò di avvicinare la madre, una signora milanese e fece delle vere e proprie proposte di matrimonio. Ebbe sempre delle riposte secche e decise: «Ida, per ora, non vuol saperne di nozze. Deve pensare alla musica».

Fu allora che il poeta si rifugiò nel suo estro poetico e scrisse delle composizioni nelle quali espresse il suo sentimento. Tra queste rifulge — gemma preziosa — una delicata poesia nella quale è dato riscontrare, nella dolce musicalità del verso, l’atmosfera sognante della primavera romana dell’Ottantasette.

Eccola. L’ho letta — conservata in cornice con vetro — nella casa del maestro Mantia, mio caro amico che mi ha permesso di copiarla. È intitolata Rondò di marzo : «Quante volte sui mattini / chiari e tiepidi io l’aspetto. / Ella ancora nel suo letto /ride ai sogni mattutini // Sulla Piazza Barberini / s’apre il ciel – zaffiro schietto / il Tritone del Bernini / leva il candido suo getto... // nudi olmi de’ Cappuccini / metton già qualche rametto / senton giungere il diletto / dei meriggi marzolini // Come il cuor balzami in petto / se colei vede che aspetto / in su i tiepidi mattini».

Più volte il mio amico maestro Mantia mi ha parlato dell’arte di sua mamma e mi ha mostrato anche i ritratti che le avevano fatto artisti importanti come Angelo Dall’Oca Bianca, Giansante, Esposito.

D’Annunzio faceva del tutto per essere presente nello studio di Esposito durante il lavoro artistico, ed era sospeso tra l’ammirazione della bella e giovane donna, la valentia del pittore e certi suoi pensieri di bello scrivere. E una sera giunto nella sede dell’«Illustrazioni per tutti», in brevissimo tempo vergò di sua mano un «pezzo» che forse allora passò inosservato e oggi ha il sapore di una primizia.

«L’altro giorno nello studio del pittore Esposito che fa i più bei ritratti che si fanno a Roma, trovai una soavissima figurina di donna che “posava”. L’Esposito le faceva il ritratto. Era la Ida Bosisio, la fata giovinetta le cui dita piccoline fanno miracoli, la pianista che i pubblici d’Italia hanno applaudito entusiasticamente. Chi non conosce di persona la Bosisio se la figuri così: bruna, con due occhi grandi grandi e neri, che hanno una espressione di dolcezza inenarrabile; con un ovale di volto perfettissimo, colorato dal più bel colore della salute. Ora io non so bene se ho descritto la vaghissima figurina di donna che vidi “posare” nello studio dell’Esposito, o se pure il ritratto a cui l’Esposito dava gli ultimi tocchi. E questo io dico perché originale e copia erano di una eguale bellezza, avevano una eguale espressione. La differenza che tra loro esisteva era soltanto questa: l’originale parlava, la copia, naturalmente, no. Proprio; al ritratto dell’Esposito non manca che la parola. Io l’ho visto e non ancora del tutto finito; ma l’ho negli occhi ora che scrivo, e mi pare di averlo davanti, qui nella mia stanza, tanta è l’impressione che mi ha fatto, tanta è la bellezza sua. Quella testa di fanciulla sorridente è così viva, è così espressiva che non si dimentica. E quello che in essa più piace e più si ammira è il colorito. Il colorito di una vivacità e di una intonazione che non si potrebbe desiderare maggiore. Signorina Ida Bosisio non vi rincresca di ringraziare il pittore che vi ha fatto un ritratto bello. Lo Esposito, dal canto suo, vi ringrazierà di avergli dato modo di poter fare un ritratto che unisse alla bellezza dell’arte, la bellezza della natura; che appagasse l’occhio del critico e l’occhio del profano; che fosse, vale a dire, una bella pittura ed una bella donna».

È uno squarcio di prosa ineccepibile dal punto di vista dello stile: ma avete notato gli aggettivi? E D’Annunzio sapeva bene il valore delle parole. Dunque, una bellissima ragazza e si può stare tranquilli sul giudizio dello scrittore. «Ma il suo valore di musicista?». «Vada a domandarlo alla Teresina Tua...» mi disse il maestro Mantia. Quel nome non mi era nuovo davvero. La Tua è stata la più insigne violinista italiana dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento: un’artista dalla tecnica trascendentale che ha lasciato un ricordo indimenticabile in ogni parte del mondo. Ancor giovanissima, quando appariva col violino sui palcoscenici, sollevava deliri di entusiasmo.

Tra la Bosisio e la Tua l’amicizia fu straordinaria. Sono rimaste famose le soirées musicali date dalle due donne a Palazzo Reale per la Regina Margherita e poi a Villa Savoia per l’ultima famiglia regnante.

Dal 1903 Ida Bosisio cessò ogni attività concertistica e negli anni che seguirono si dedicò a educare nell’arte pianistica il figlio Aldo, nato dalle nozze con il siciliano, funzionario statale, Giuseppe Mantia.

Egli è stato per 34 anni titolare di una cattedra di pianoforte principale a «Santa Cecilia» dopo aver svolto una apprezzatissima attività concertistica. Nella sua bella casa romana di via Monte Santo, il maestro Aldo Mantia ha conservato tanti cimeli della mamma con un affetto commovente. Entrando in quelle stanze si respira un’aria nostalgica di altri tempi. Tace ora il pianoforte della vecchia signora Bosisio... ma fino a qualche anno fa, prima della sua scomparsa avvenuta nel 1951, suonava più ore al giorno. Venivano nelle sere d’autunno i vecchi amici e le amiche a parlare di un tempo ormai passato. E allora la vecchia pianista si abbandonava volentieri al racconto e infiniti aneddoti curiosi e interessanti le tornavano sulle labbra.

Un giorno... sì, un giorno nella sua gioventù, aveva ascoltato Liszt e ne aveva avuta una impressione indimenticabile. Di sera incontrava a via del Babuino l’insigne musicista che scendeva dall’eremo di Monte Mario. Burbero e accigliato nell’interno di una carrozza teneva fissi gli occhi sul breviario mentre un domestico gli teneva a lato una candela accesa. «La sua musica è bellissima — affermava la pianista — e la sua arte pianistica, rispetto a quella degli altri, era come la Basilica di San Pietro di fronte ad un’umile capanna...».

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