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Quel tutto che siamo
chiamati a donare

· La gioia della carità ·

«Dare tutto: ecco la carità. Chi non dà tutto non è nella carità». Sono forti e provocatrici queste parole di don Primo Mazzolari che il cardinale Gualtiero Bassetti cita nell’introduzione e come conclusione al suo bel volume La gioia della carità, in cui raccoglie i suoi più significativi interventi di vent’anni di episcopato. 

 Andrea del Sarto, «Carità» (1518)

Parole forti come sanno esserlo quelle dei pastori che non rinunciano al linguaggio profetico per ridestare nelle persone affidate alla loro cura il desiderio della sequela di Cristo; parole che nella loro essenzialità riconducono a Cristo, «via, verità e vita», carità e misericordia del Padre per tutti e per ciascuno; parole che ci conducono per mano, ora accarezzandoci ora dandoci qualche strattone, verso la comprensione di cosa sia quel “tutto” che siamo chiamati a donare.
“Tutto” indica non tanto e non solo tutti i nostri averi, quello che abbiamo ma, più in profondità e prima di ogni cosa, tutto quello che siamo: la nostra storia umana e il nostro cammino cristiano, i doni ricevuti, i carismi custoditi e coltivati, la nostra stessa vita: non c’è infatti “amore più grande di chi dà la propria vita per gli amici” (Giovanni 15,13). Ma, come ricorda con forza il cardinal Bassetti, alle persone che incontriamo dobbiamo «rivolgerci con carità e misericordia offrendogli tutto quello che abbiamo: ovvero la povertà di Cristo sulla croce».
Ecco il “tutto” del cristiano, del pastore, del vescovo; ecco la sua unica ricchezza che è chiamato a donare interamente: la povertà di Cristo che “da ricco che era si è fatto povero per noi” (2 Corinzi 8,9), che “ha dato tutto se stesso per amore degli uomini: questa è la carità”, come lapidariamente afferma l’arcivescovo di Perugia.
Si resta colpiti dal ritrovare questa comprensione evangelica della carità e del dono come filigrana di tutti gli scritti raccolti in questo volume: sono infatti testi molto diversi per tematiche affrontate e per stagioni ecclesiali, parole pronunciate in occasioni e per uditori variegati, eppure sono accomunate dal loro raccogliersi attorno all’unum necessarium, a quella carità che sola “non avrà mai fine” (1 Corinzi 13,8).
Che si tratti della “Chiesa missionaria” o del ministero del “Buon pastore” al cuore di essa; oppure che ci si interroghi sul “Destino dell’umanità” e più in particolare di quello dei “Poveri” nella costante tensione tra “Città dell’uomo e città di Dio” — anche i titoli dei vari capitoli sono estremamente significativi — le parole del cardinal Bassetti echeggiano la gioia della carità cristiana, ci fanno toccare con mano che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti degli Apostoli 20,35).
Può apparire paradossale questa affermazione di san Paolo agli anziani di Efeso, eppure è l’esperienza quotidiana di chi spende la propria vita per gli altri, del missionario che esce incontro all’altro così come del pastore rivestito dell’odore delle pecore, del vescovo che custodisce il “buon deposito” ricevuto — che è la vita dei cristiani affidati alla sua paternità, come ha ricordato recentemente Papa Francesco — come del viaggiatore che si fa prossimo del proprio simile in pericolo di morte.

di Enzo Bianchi

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21 marzo 2019

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