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Quel singolare legame col successore di Pietro

· Il saluto del cardinale Filoni ·

All’inizio della celebrazione, il primo dei nuovi porporati, il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, ha rivolto al Papa il seguente saluto.

Beatissimo Padre,

Per la Porta della Fede, che è Cristo, siamo entrati nella casa del Signore, nella Chiesa, divenendone membri per la grazia battesimale. Nel seno di questa Chiesa siamo cresciuti e, per la libera e gratuita chiamata al sacerdozio, siamo stati consacrati al servizio di Dio e dei fratelli. Poi, per un imperscrutabile disegno del divino Maestro, ci è stato affidato un compito di governo con il ministero episcopale.

Vostra Santità, con benevolenza, aggregandoci al Collegio cardinalizio, ci ha chiamati a far parte del clero della sua amata diocesi di Roma, legandoci, al tempo stesso, in modo del tutto singolare, a Vostra Santità, successore dell’apostolo Pietro, nell’adempimento della suprema missione di principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione nella Chiesa (cfr. Lumen gentium , 18).

In questa sua quarta creazione di cardinali, Vostra Santità ha voluto annoverare ventidue ecclesiastici che rappresentano la cattolicità della Chiesa di Cristo e la varietà dei suoi carismi: alcuni di noi provengono dall’ambito della Curia Romana dove già la coadiuvano nel servizio delle Chiese particolari, altri sono pastori di antiche o più recenti Chiese particolari, altri ancora sono illustri maestri che, con il loro insegnamento, hanno formato generazioni di uomini e donne nelle scienze umane ed ecclesiastiche. Questa varietà di persone richiama alla mente la bella considerazione dell’apostolo Pietro che a Cesarea, nella casa di Cornelio, commentava: «Davvero sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga» ( Atti, 10, 34-35).

Nell’itinerario umano e spirituale che Dio ha permesso nella vita di ognuno di noi emerge con chiarezza l’assoluta gratuità dell’amore di Dio e la predilezione del Signore: «Non vi chiamo servi ma amici» ( Giovanni, 15, 15); ci unisce l’unica fede in Cristo, l’amore per la Chiesa, la fedeltà al Papa e la profonda consapevolezza dei bisogni veri e gravi dell’umanità in mezzo alla quale camminiamo, provando, come sacerdoti, quella giusta compassione verso chi è nell’ignoranza, nell’errore e nella debolezza, secondo la significativa espressione del capitolo v della Lettera agli Ebrei (5, 2).

La porpora di cui siamo stati insigniti ci rammenta, Beatissimo Padre, non tanto la grandezza di chi la portava quale simbolo di potere e di dominio, ma il mistero profondo della sofferenza di Gesù, che rivestito dai suoi aguzzini di un manto purpureo e presentato così alla folla da Pilato, si è umiliato facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (cfr. Filippesi, 2, 8). Anche oggi nella Chiesa, per la fedeltà al suo Signore, non mancano il martirio, le tribolazioni e le persecuzioni in tanti suoi membri.

Beatissimo Padre, in questo momento, così significativo per noi, vorremmo, insieme ai nostri sentimenti di gratitudine, di affetto e di dedizione, presentarle, quale dono, il rinnovato impegno di fedeltà, unito alla completa disponibilità nell’adempimento delle specifiche mansioni a noi affidate nella Curia Romana, nelle Chiese particolari o nel servizio alla verità e alla conoscenza di essa. La fiducia in noi riposta vorremmo portarla come veste inconsunta usque ad effusionem sanguinis .

Ai nostri sentimenti si uniscono oggi anche quelli, non meno profondi e gioiosi, dei nostri parenti e amici, delle Chiese da cui proveniamo e dei popoli ai quali apparteniamo. Ogni vocazione, infatti, nasce in un contesto umano e si esercita nell’ambito in cui vivono i nostri fedeli, con i quali si generano relazioni pastorali che non si cancellano. Essi pure, Padre Santo, la ringraziano e assicurano la loro preghiera per la sua persona ( Dominus conservet eum ) e in sostegno al suo supremo e universale ministero ecclesiale ( Tu es Petrus ).

Poniamo il nostro servizio cardinalizio sotto la protezione di Maria Madre della Grazia; anzi è Cristo stesso, che dall’alto della croce ci mette sotto la sua materna protezione: «Donna ecco tuo figlio!» ( Giovanni, 19, 26). E chiediamo a Lei, Madre nostra, che venga ad abitare con noi.

A Dio benedetto nei secoli, si elevi con le stesse parole mariane la nostra preghiera: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» ( Luca, 1, 46-47).

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16 ottobre 2019

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