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Quel pulcino triste
applaudito da tutto il pollaio

· Pubblicate a vent'anni dalla morte le lettere della grande maestra dello Zecchino d'Oro ·

«Pensa che sono venuta in Sardegna a riposarmi un po’ e mi sono portata una valigia di lettere a cui devo rispondere. A mia sorella ho detto che in quella valigia c’erano il prosciutto, il formaggio e altre mille vettovaglie».

Ogni estate è la stessa storia: Mariele Ventre, direttrice del Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna per oltre trent’anni, dedica gran parte delle sue brevi vacanze alla copiosa corrispondenza accumulata nei mesi precedenti. E, con buona pace di quanti le raccomandano svago e tranquillità a cominciare dalla sorella Maria Antonietta, rimane seduta per ore davanti alla macchina per scrivere.

Paolo VI e i bambini del Piccolo Coro dell’Antoniano nel 1971

Una selezione di quelle missive — circa quindicimila in tutto — è stata raccolta nel volume curato da Giuliano Musi Lettere da Mariele, oltre le note dello Zecchino d’Oro (Bologna, Minerva Edizioni, 2015, pagine 240, euro 15), con l’intenzione di raccontare la passione, la fatica e i sogni che hanno regalato note indimenticabili a intere generazioni di bambini.

Sono passati vent’anni dalla scomparsa (il 16 dicembre 1995) della grande Maestra di canto e di vita che — mentre dirigeva i suoi piccoli negli studi televisivi dello Zecchino d’Oro — evitava le telecamere, ma la sua lezione è ancora feconda.

Le sue canzoni — Mariele era in prima linea oltre che nell’insegnamento, anche nella selezione dei testi e nei loro arrangiamenti — suonano ancora nelle scuole, nelle macchine delle famiglie in viaggio, durante le feste dei bambini. Moderne, divertenti, incisive. In rete si moltiplicano, anno dopo anno, i click che confermano il successo senza tempo di creazioni datate 1965, 1975, 1985: una vera eccezione in un’epoca vorace e senza memoria, che si spiega con la semplicità dei messaggi e spesso con il loro valore educativo.

Basti pensare a quel pulcino triste, nato zoppo da un «uovo gobbo» e divenuto, crescendo, un esperto ballerino di hully gully applaudito da tutto il pollaio. «Lo scopo principale del Piccolo Coro — scrive Mariele a un suo ex allievo — è proprio questo: dare serenità e amore a tutti i bambini che ne fanno parte». E a tutti coloro che li ascoltano. Determinata nel combattere «anche la più piccola forma di divismo» e nel tenere i bambini meno possibile alla ribalta, la direttrice è una donna di spettacolo decisamente contro corrente.

Leggendo le sue lettere, si coglie pienamente lo spirito missionario che animava il suo lavoro e che ha portato i padri francescani dell’Antoniano a chiedere di avviare il processo di beatificazione. Colpiscono anzitutto l’attenzione e l’interesse che riserva a ogni interlocutore, senza distinzioni: allievi ed ex allievi, sacerdoti e missionarie, malati e carcerati, genitori e ambasciatori, compositori e musicisti famosi.

A nessuno fa mancare la sua risposta sincera, anche quando la sincerità significa, rimproveri, «tirate d’orecchie», «brontolii» o giudizi severi. A ciascuno chiede sostegno morale e spirituale per le grandi imprese del Piccolo Coro e sempre condivide le gioie raggiunte o imminenti, come i concerti per il Papa, i viaggi all’estero, l’inaugurazione dell’Anno internazionale del bambino (1979).

L’Antoniano per lei, che ha rinunciato a una carriera da pianista per dedicarsi senza riserve all’educazione musicale dei bambini, è una «grande famiglia» dove ogni addio «lascia veramente un buco nel cuore» e dove tutti i piccoli cantori «rimangono fotografati nella mia memoria».

«Non sono sposata — scrive Mariele a una giovane ammiratrice — e non ho figli… Ho solo sessanta figli “adottivi”, che sono i bambini del Piccolo Coro ai quali voglio un sacco di bene». Un affetto speciale trapela per i protagonisti stranieri ospitati ogni anno dall’Antoniano in occasione dello Zecchino d’Oro, un’usanza che, pur richiedendo una grande mole di lavoro, sta particolarmente a cuore a Mariele. Da educatrice e da cristiana è convinta, infatti, del profondo valore formativo della «vita di gruppo», che insegna ai bambini «ad aiutarsi fra loro, a rispettare le idee e i gusti degli altri» e a non temere le differenze.

di Silvia Gusmano

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21 marzo 2019

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