Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Quel primo incontro

· L’omelia del 12 dicembre 2011 per il bicentenario dell’indipendenza dei popoli latinoamericani ·

Maria, appena ricevuto l’annuncio della sua maternità, dice il Vangelo, «si mise in viaggio» e andò «in fretta» a prestare un servizio, a trovare sua cugina; mi piace questa immagine della Vergine, della Vergine che non perde tempo pur di avvicinarsi ai suoi figli, d’incontrarli. E questo è il primo incontro di Gesù: incontro di Gesù nel ventre di Maria, incontro di Maria con sua cugina e con il bambino che sussulta di gioia per quell’incontro; la Vergine che ha fretta di andare incontro a chi ha bisogno, la Vergine che ha fretta di portare la sua maternità ancora più in là, di portarla ad altri. Che ha fretta perché è Madre, perché quel figlio non è per la sua gloria ma per il servizio all’umanità, e perché ha creduto, è beata. Per questo la chiamiamo beata.

E come si affrettò in quel momento a prestare un servizio, così quel primo incontro lo ha continuato a ripetere nel corso della storia. E oggi noi commemoriamo il suo incontro con l’America latina. Meticcia volle apparire. Volle mostrarsi meticcia come il nostro popolo; volle mostrarsi incinta come si mostrò a sua cugina santa Elisabetta; volle mostrarsi compassionevole con quelle mani giunte ma insieme aperte a forma di patena che accoglie tutto il popolo; volle mostrarsi non a un dotto, un vescovo, un prete o una monaca, ma a un indio che andava a lavorare, per dare da mangiare a sua moglie e ai suoi figli. E con semplicità volle dire a tutti noi, da quel volto meticcio e da quel ventre che stava generando, con quelle mani unite e aperte che stavano pregando, che lei sta con i nostri popoli dell’America. E oggi noi ti rendiamo grazie: grazie Madre per questo incontro, grazie per essere venuta subito in questa America che è nata meticcia, grazie per aver portato Gesù nello stesso modo in cui lo hai portato a tua cugina nel tuo ventre.

Juan Diego era semplice. Conosceva il catechismo e le preghiere. Nulla di più. Sapeva ciò che era importante: quando il terzo giorno andò a cercare un prete perché confessasse suo zio che stava morendo, girò attorno alla collina per non perdere tempo conversando con la “Signora”... Sapeva che più che un’apparizione, un messaggio, l’importante era la salvezza dell’anima di suo zio: non negoziò la sua fede per avere un segno straordinario. Fu un degno figlio di questa semplice meticcia incinta con le mani giunte e insieme aperte, nel compimento del suo dovere. E così è il nostro popolo d’America nelle sue radici più feconde: non si lascia incantare da nessuna cosa dall’apparenza straordinaria anche se al momento si sente disorientato o non sa che cosa fare. Nelle sue radici non si lascia incantare. Il battesimo è penetrato a fondo in America; la Trinità presente nel cuore di ogni battezzato è lì, non si muove. Anche quando è disprezzato, ignorato, vituperato o perseguitato, il nostro popolo americano ha l’impronta di Juan Diego.

Chiediamo oggi alla Madre di visitarlo così. Oggi che commemoriamo i duecento anni dell’indipendenza di tanti nostri popoli. Che lo visiti con quell’impronta della fede che non si negozia e con la speranza delle novità dei messaggi che sono propri più di un ufficio postale che della Madre di Dio. Oggi guardiamo Guadalupe, la Signora di Guadalupe, mi niña, come diceva Juan Diego, e la guardiamo con tutte le preoccupazioni che abbiamo (personali, quelle della patria e quelle di tutta l’America), la guardiamo con tutte le nostre paure (perché tutti abbiamo paure nella nostra vita) e ascoltiamo la sua voce come Juan Diego nel 1531: «Non si turbi il tuo cuore e non ti inquieti cosa alcuna. Non ci sono qui io, che sono tua Madre?».

Che bello, vero?

Ripetiamolo tre volte tutti insieme per poterlo ricordare:

«Non ci sono qui io,

che sono tua Madre?».

«Non ci sono qui io,

che sono tua Madre?».

«Non ci sono qui io,

che sono tua Madre?».

di Jorge Mario Bergoglio

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 ottobre 2018

NOTIZIE CORRELATE