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Come angeli delle vostre Chiese

· Il 30 settembre 1967 Paolo VI inaugurò i lavori della prima assemblea del Sinodo dei vescovi ·

Jean Guitton, «Paolo VI in preghiera» (1969)

Diamo grazie a Dio Padre Onnipotente, per Gesù Cristo suo Figlio Signore nostro, nello Spirito Paraclito, che ci concede di celebrare questa prima riunione del Synodus episcoporum, a gloria del suo santissimo Nome, a profitto della Santa Chiesa Cattolica ed a conforto della sua missione salutifera nel mondo. Sia a voi, venerati Fratelli, ripetuto il Nostro saluto, e sia a comune sostegno ripetuto il voto che questa nuova istituzione, cioè il Synodus episcoporum, valga a confermare e a rinsaldare i vincoli di fede, di carità, di azione pastorale fra il Nostro apostolico ufficio e quello dell’intero Episcopato cattolico, come quelli altresì dei Vescovi e delle Famiglie religiose fra di loro. Un intento di unità e di solidarietà in seno alla Gerarchia cattolica dà la prima ragione della fondazione di questo nuovo organo del governo pastorale della Chiesa. Altro suo scopo è l’aiuto, il consiglio, il suffragio che Noi speriamo d’avere maggiore da parte dell’Episcopato nell’esercizio del Nostro ministero; e se ciò viene a vantaggio dell’ufficio primaziale, che a beneficio ed a servizio della Chiesa universale Cristo ha assegnato all’Apostolo Pietro, e dopo di lui ai suoi legittimi Successori in questa Sede romana, torna non meno ad onore del Collegio episcopale, che è così associato, in certa misura, al Pontefice Romano nella cura della Chiesa universale.

Così che, se il Synodus episcoporum non si può considerare quasi un Concilio Ecumenico, mancando della composizione, dell’autorità e degli scopi propri d’un tale Concilio, ne ritrae in qualche maniera l’immagine, ne riflette lo spirito ed il metodo, e, Dio voglia, ne impetra i carismi suoi propri di sapienza e di carità.

Noi potremmo, a questo punto, dare senz’altro inizio ai lavori del Synodus, se alcune altre osservazioni non Ci sembrasse doveroso premettere. La prima riguarda l’assenza di alcuni membri del Synodus, dei quali qualcuno per causa d’infermità, qualche altro perché impedito d’intervenire non avendo ottenuto il regolare permesso dalle civili Autorità. Mandiamo ai primi il Nostro beneaugurante e memore saluto; mandiamo agli altri, e specialmente al Cardinale Wyszyński, Arcivescovo di Varsavia, e con lui al Cardinale Wojtyła, Arcivescovo di Cracovia, e ai Vescovi Polacchi, che per solidarietà non hanno voluto recarsi a Roma senza il loro Primate, mandiamo parimente un cordiale e speciale saluto, non senza esprimere il Nostro vivo rammarico per l’impedimento opposto a viaggio così innocente, come pure per le ingiuste condizioni imposte alla Chiesa in vari Paesi, dove tuttora le è negata la legittima libertà, dove la Chiesa è oggetto di sospetti ingiustificati, di pressioni morali e legali e di sempre fiere opposizioni anti-religiose.

È stata recentemente pubblicata, come sapete, la prima parte del nostro Direttorio Ecumenico; sono in corso dialoghi ecumenici qualificati fra esponenti designati di varie denominazioni cristiane con esponenti da Noi designati; abbiamo con grande commozione e grande speranza compiuto, nello scorso luglio, un viaggio a Istanbul per incontrarci con Sua Santità il Patriarca ortodosso Atenagora. Anzi, Noi siamo in grado di comunicarvi che quel venerabile Patriarca Ci ha annunciato la restituzione della visita, che è prevista per la fine del prossimo mese di ottobre: voi, venerati Fratelli, potrete far corona al nuovo incontro, che riempie la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente di esultanza e di speranza ineffabili.

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19 settembre 2019

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