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Quel grande lago salato
sul pianeta rosso

· Scoperta italiana su Marte ·

La scoperta di un lago nel sottosuolo di Marte «è una delle più importanti degli ultimi anni», ha confermato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Roberto Battiston commentando i risultati del radar italiano Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and IonosphereSounding) a bordo della sonda Mars Express, dell’Agenzia spaziale europea (Esa). «Sono decenni che il sistema spaziale italiano è impegnato nelle ricerche su Marte insieme a Esa e Nasa». Secondo i dati raccolti, si tratta di acqua liquida, un lago buio e salato. «Quello che abbiamo visto — spiegano gli scienziati — non è compatibile con ipotesi che siano diverse dalla presenza di acqua». La notizia ha subito fatto il giro del mondo, rimbalzando da un sito web all’altro.

La scoperta, pubblicata sulla rivista «Science», è stata annunciata presso l’Agenzia spaziale italiana da Enrico Flamini, che alla fine degli anni novanta ha proposto l’idea del radar con altri colleghi dell’Asi, dal responsabile scientifico del radar Marsis Roberto Orosei, dell’Istituto di radioastronomia dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), ed Elena Pettinelli, che nel laboratorio di Fisica applicata alla terra e ai pianeti dell’università Roma Tre ha lavorato all’analisi dei dati radar.
Mentre scorrevano le immagini del Polo sud marziano e delle linee azzurre che indicavano la presenza dell’acqua, i ricercatori spiegavano che sotto un chilometro e mezzo di ghiaccio, nella regione del Polo sud di Marte chiamata Planum Australe, esiste un lago salato e con i requisiti per ospitare la vita. A indicare la presenza del lago sono stati infatti i dati del radar Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), a bordo della sonda Mars Express dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e costruito dalla Thales Alenia Space (Thales-Leonardo). Le tracce hanno mostrato delle somiglianze impressionanti con i laghi nascosti sotto i ghiacci dell’Antartide e della Groenlandia.
«È una scoperta incredibile» ha commentato il presidente dell’Asi, Roberto Battiston. «Adesso abbiamo una nuova direzione dalla quale studiare Marte. Siamo orgogliosi del contributo scientifico italiano», ha aggiunto citando il ”padre” del radar Marsis, Giovanni Picardi, morto nell’agosto 2015, poco prima che arrivassero i dati che aveva atteso per tutta la vita.
«Tante scoperte — ha detto ancora Battiston — ci stanno indicando che l’acqua nell’universo è più diffusa di quanto possiamo pensare» e senza dubbio capire se l’acqua su Marte sia legata alla possibilità della vita è ormai la chiave per scoprire, nell’universo, che cosa accade in quel periodo ancora oscuro che segna il passaggio dalla non vita alla vita, ha osservato Orosei.
A suggerire che Marte ha avuto un passato nel quale l’acqua era stata abbondante erano stati, nel 1976, i dati delle missioni Viking della Nasa. Da allora ci si domanda che fine abbia fatto l’acqua su Marte e la risposta è arrivata soltanto adesso. «Il grande dilemma era quindi capire dove fosse finita tutta quell’acqua», ha detto Orosei. Adesso la risposta è arrivata ed è già ora di guardare al futuro. Si pensa, ad esempio, di chiedere che la missione venga estesa per capire se ci sono laghi anche in altre zone di Marte. È poi in arrivo sul pianeta rosso la missione InSight della Nasa, che tra la fine dell’anno e l’inizio del 2019 farà scendere dei termometri nel sottosuolo marziano, fino a cinque metri di profondità.

«Ci potrà dire se all’interno di Marte esista una forma di calore: forse l’acqua sotto i ghiacci di Marte potrebbe essere più calda di quanto si pensi» ha aggiunto Enrico Flamini, illustrando le nuove piste di ricerca aperte da questa scoperta. Nel 2020 sarà la volta della missione europea ExoMars, che con il radar a bordo del suo rover raccoglierà nuovi dati sul sottosuolo marziano.

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