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Quel giorno di San Giuseppe
a casa Spataro

· La riunione che sancirà la nascita della Democrazia cristiana ·

Il portiere dello stabile di via Cola di Rienzo comunicò alla Questura che, il 19 marzo 1943, era stato festeggiato l’onomastico dell’avvocato Giuseppe Spataro con la presenza in casa sua di diverse famiglie. L’informazione fu archiviata come politicamente poco interessante. Ma quell’incontro, mimetizzato come un’occasione di auguri per la festa di San Giuseppe, costituirà una data importante nella storia della futura Dc perché, con la partecipazione fra gli altri di Alcide De Gasperi e Guido Gonella, era stata perfezionata la stesura di un documento programmatico, le «Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana», base per il futuro programma del partito.

Giuseppe Spataro  durante un incontro politico negli anni cinquanta

Me ne parlò lo stesso Spataro, in un colloquio prima della presentazione in Abruzzo del suo libro I democratici cristiani dalla dittatura alla Repubblica. Fra gli appunti che conservo di quel dialogo, la piacevolissima sensazione di un uomo garbato e dotato di senso di umorismo, ad esempio nel raccontare come, notoriamente inviso al fascismo, depistasse gli agenti incaricati di pedinarlo: andava in chiesa per ascoltare la messa («comunque faceva bene anche a loro», commentò argutamente) e poi si dileguava attraverso le sacrestie; entrava in un cinema, possibilmente affollato, e se ne andava a metà proiezione; si portava l’agente in tribunale, di cui conosceva tutte le uscite, piantandolo in asso. Anni dopo, mi disse, ebbe accesso ai documenti riservati della polizia: in nessuno si ammetteva che lui fosse sfuggito al controllo.

Spataro aveva tenuto le fila dei contatti fra i popolari costretti al silenzio dal regime, coltivando rapporti con rappresentanti della Chiesa, come monsignor Giovanni Battista Montini, della Segreteria di Stato vaticana, e con i dirigenti delle mal tollerate organizzazioni cattoliche. La casa di via Cola di Rienzo, con annesso studio di avvocato, era stata un crocevia per mantenere i collegamenti anche in tempi di difficili speranze. Le «Idee ricostruttive» di cui abbiamo parlato erano peraltro il frutto di un lavoro di lunga lena e a più mani (una pacifica e tenace Resistenza morale), non di decisioni improvvisate e solitarie. Il testo fu fatto diffondere dallo stesso Spataro in diecine di migliaia di copie all’indomani del 25 luglio 1943, aiutato da Enrico Falck che ne curò la stampa a Milano.

Da tempo all’interno del mondo cattolico — le leggi razziali del 1938 avevano prodotto un fenomeno di rigetto del regime e la guerra non aveva migliorato le cose — era fermentata l’esigenza di un coordinamento con lo sguardo rivolto a un avvenire senza il fascismo, anche se mancava fra i vecchi popolari una struttura politica unitaria, a differenza di altre parti politiche. Ma fiorivano le iniziative, per germinazione spontanea, dal 1941, più marcatamente nel 1942 e con crescente consapevolezza nel 1943, anche sulla scia del radiomessaggio del Natale precedente di Pio xii, un’esortazione verso la pace e la legalità, intesa come un invito all’azione.

A Milano si erano moltiplicati incontri (dei quali a Spataro veniva sempre fornita notizia perché a sua volta ne informasse gli amici) in casa di Edoardo Clerici con Piero Malvestiti, esponente dei cosiddetti “neoguelfi”, Enrico Falck e Vittorio Giro, che andavano a trovare De Gasperi a Sella di Valsugana. A Torino Giuseppe Rapelli e Giovanni Gronchi (che spesso si incontrava a Roma con Spataro) contattavano ex sindacalisti “bianchi” ed esponenti dell’ala sociale del Ppi. Nella capitale, colloqui fra neoguelfi, ex popolari e cristiano-sociali (protagonisti Guido Gonella, Mario Scelba, Umberto Tupini, lo stesso Spataro e, naturalmente, De Gasperi), mentre a Genova Paolo Emilio Taviani animava un gruppo di intellettuali di ispirazione cristiana.

E ancora, in Toscana, attorno ai cristiano-sociali di Gerardo Bruni svolgeva opera di testimonianza e di pensiero don Roberto Angeli, poi attivo nella Resistenza e in seguito deportato in un lager. In Emilia Giuseppe Dossetti elaborava in piena lotta clandestina idee largamente penetrate, in seguito, nella Dc, a partire dalla nota Lettera ai parroci che chiariva il senso “progressista” da imprimere al partito, rifiutando schematismi sociologici e lotte di classe e sottolineando la necessità di una Resistenza non violenta e aliena dalle vendette. A Napoli la coppia Angelo Raffaele Jervolino - Maria De Unterrichter, in contatto con l’ex popolare Giulio Rodinò e l’economista Pasquale Saraceno, elaborava le linee di politica economica con particolari connotazioni meridionalistiche.

Tutto ciò si concreterà nell’incontro di Camaldoli, dal 19 al 23 luglio 1943. Dopo il congresso dei Laureati cattolici, nel gennaio di quell’anno, un comitato ristretto impostò un “codice” che, sulla base della dottrina sociale della Chiesa, affrontava i problemi della società e dello Stato in modo di uscire — si scrisse — «da un passato pieno di ingiustizia ed errori». In una visione cristiana del mondo furono individuati, nel Codice di Camaldoli, 76 punti su temi quali la concezione personalistica della comunità nazionale, le opzioni per una economia mista, la tutela della famiglia, la vita internazionale basata sulla pace e la giustizia. Se ne ritrovano notevoli tracce nella Costituzione; ma l’importanza di Camaldoli consisté essenzialmente nel patrimonio di un sentire comune e nello scambio di idee e di esperienze fra protagonisti, in seguito, della vita nazionale.

Gli avvenimenti seguiti all’8 settembre 1943 non interromperanno la trama dei rapporti: la partecipazione dei cattolici alla Resistenza si concretò nel rischio della vita quotidiana (lo stesso Spataro entrò in clandestinità), con un impegno senza attendismi, legittimando la successiva presenza nella ricostruzione del Paese. Una pagina di storia che merita di essere ricordata a partire, appunto, da quel 19 marzo 1943, all’insegna di san Giuseppe che, secondo Spataro, andava in qualche modo considerato come il patrono della futura politica dei cattolici in Italia.

di Angelo Paoluzi

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