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Quel Draghi di Obama

· Il presidente del Financial Stability Board promuove la riforma finanziaria della Casa Bianca ·

Fa discutere la riforma finanziaria di Barack Obama. La guerra dichiarata alle banche «too-big-to-fail» crea tensioni tra Washington, gli istituti stessi e Wall Street, tensioni che la Casa Bianca potrebbe anche pagare amaramente in futuro. Ieri il piano di Obama ha ottenuto il sostegno del Financial Stability Board (Fsb), l’organismo presieduto dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Critiche, invece, da Wall Street: la Borsa di New York ha chiuso in calo per la terza seduta consecutiva. Il Dow Jones ha ceduto il 2,09 per cento e lo S&P 500 il 2,21. Il Nasdaq è calato del 2,67. Il tonfo degli ultimi due giorni spinge in rosso il bilancio settimanale dei listini, con il Dow Jones che lascia sul terreno il 4,1 per cento e lo S&p 500 il 3,9, appesantiti da un settore finanziario sotto pressione.

La proposta di Obama «rientra nel range di opzioni e approcci che l’Fsb sta valutando» nella preparazione del suo lavoro in vista del g20 di ottobre. «Un lavoro iniziato lo scorso autunno e che si tradurrà in raccomandazioni che saranno sottoposte ai leader» dei venti Paesi più industrializzati al mondo. L’Fsb — aggiunge la nota — sta esaminando anche altre opzioni per risolvere il problema delle banche «too-big-to-fail». Al vaglio ci sono vari punti: nuovi requisiti di liquidità e di capitale; un miglioramento degli approcci di supervisione; una semplificazione della struttura delle società; cambi all’infrastruttura finanziaria per ridurre i rischi di contagio. L’Fsb comunque precisa che il nodo del «too-big-to-fail» va risolto con un «mix di approcci, data la diversità delle istituzioni e dei contesti nazionali e cross-border coinvolti». Allo stesso tempo, «questi approcci — prosegue la nota — devono preservare un mercato dei servizi finanziari integrato» e non creare differenze negli approcci regolatori.

È un fatto che le norme proposte da Obama preoccupano gli investitori, perché questi temono una flessione dei ricavi a causa della separazione delle attività retail da quelle di trading. Il «Glass-Steagall 2/o», come alcuni osservatori hanno definito la nuova proposta dell’Amministrazione, potrebbe costare alle banche 13 miliardi di dollari di ricavi, secondo gli analisti di JPMorgan. Secondo Buckingham Research Group, i nuovi paletti causeranno un calo dei ricavi del 3 per cento per Citigroup, Bank of America e JPMorgan.

Un certo scetticismo sulla riforma circolerebbe anche all'interno dell'Amministrazione. Secondo indiscrezioni di stampa, il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, si sarebbe dichiarato preoccupato del fatto che i nuovi paletti potrebbero danneggiare la competitività delle banche americane a livello globale. Geithner, inoltre, avrebbe espresso riserve su molti altri punti della riforma. Tali indiscrezioni, tuttavia, sono state smentite poi dalla Casa Bianca.  Un giudizio positivo sul piano di Obama è arrivato dal ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde. «Ritengo sia un buon passo in avanti», ha detto Lagarde in un’intervista all’emittente radiofonica «Europe 1», precisando che l’iniziativa mostra come gli Stati Uniti abbiano capito che «le regole, una volta parola tabù nei circoli finanziari statunitensi, siano vitali per contenere e limitare gli eccessi delle banche». Dalla Germania un portavoce del ministero delle Finanze afferma, in merito al piano, che si tratta di «un’iniziativa che può essere utile nell’ambito delle trattative in corso a livello internazionale».

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19 agosto 2019

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