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Quel dialogo interrotto
tra arte e fede

· Il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia ·

«Se hai due pani uno dallo a un povero, poi vendi l’altro e compra un fiore di giacinto, e dai pure quello al povero». Presentando il 9 aprile presso la Sala Stampa il Padiglione della Santa Sede alla 56a Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, scrive Marcello Filotei, il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e commissario del padiglione, ha voluto sottolineare che la bellezza è un diritto di tutti, anche dei meno fortunati. 

 Il cardinale Gianfranco Ravasi

Per questo la scelta di tornare a proporre arte sacra dal 9 maggio al 22 novembre all’Arsenale (anteprima dal 5 all’8) non è una «iniziativa da principi rinascimentali, ma un impegno anche religioso».

I termini del prologo giovanneo, spiega Ravasi, «ispirano gli spazi tematici in cui è suddiviso il padiglione. In essi trovano posto le creazioni di artisti selezionati sia in ragione della consonanza del loro percorso di ricerca attuale con il tema prescelto, sia per la varietà delle tecniche utilizzate e per la diversa provenienza geografica e culturale». I tre artisti ha sottolineato Micol Forti che dirige la collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani e cura il padiglione di Venezia, sono molto diversi tra loro. Si tratta della colombiana Monika Bravo, della macedone Elpida Hadzi-Vasileva e del fotografo del Mozambico Mário Macilau.

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