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Quel cuore nel cuore
della città

· I volontari del Circolo San Pietro all’ospedale pediatrico Bambino Gesù ·

C’è un «cuore che batte» nel cuore della vecchia Roma, per le famiglie dei piccoli ricoverati all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù (Opbg): è quello del Circolo San Pietro (Csp), che tra Trastevere e il Gianicolo si prende cura di genitori costretti da diagnosi preoccupanti, quando non addirittura drammatiche, a venire e a trattenersi nell’Urbe per far curare i loro figli. È una volontaria dell’antico sodalizio, Paola Fusco, riprendendo noti versi del cantautore romano Antonello Venditti, a spiegare l’impegno dei soci su due fronti: nella Casa famiglia in via della Lungaretta e presso lo stesso nosocomio, nei reparti, al triage o negli ambulatori.

Un piccolo «esercito» con armi insolite — preghiera, azione e sacrificio, come recita il motto associativo — dopo aver seguito corsi di formazione e ottenuto certificazioni previste dalla normativa vigente, è mobilitato per assicurare supporto a famiglie che si trovano a vivere in una città diversa da quella di origine, a volte senza un minimo preavviso, «spesso con mezzi inadeguati, per tempi anche molto lunghi, fino al punto da perdere il lavoro», prosegue la donna. In questo modo, chiarisce «partecipiamo alle difficoltà di chi è nella sofferenza e allestiamo un’attività sistematica e amorevole, esclusivamente con risorse derivanti da raccolte di fondi».

Costituita nel 1919 e inaugurata il 25 gennaio 1920 dal cardinale Filippo Giustini, la casa di via della Lungaretta è un luogo in cui «carità e gentilezza si danno molto spesso la mano» e diventano «quella carezza che Papa Francesco si è raccomandato di dare a suo nome ai nostri fratelli», aggiunge la volontaria. È strategicamente ubicata tra il fiume di Roma e le pendici del Gianicolo, accanto a piazza Santa Maria in Trastevere, e vi si accede esclusivamente attraverso il “negozietto” interno del nosocomio pediatrico. Ha 15 stanze, arredate semplicemente, tutte con bagno, per un totale di 25 posti letto. Vi è la possibilità di utilizzare una cucina per preparare autonomamente i pasti e c’è anche una piccola cappella. In tal modo, «attraverso di noi — commenta — la Chiesa supporta come un piccolo “ospedale da campo” le gravi situazioni di numerose persone e le accompagna per un percorso anche lungo; basti pensare a quei bimbi che pur non essendo ricoverati affrontano terapie e controlli frequenti in regime di day-hospital».

Del resto, le fa eco Niccolò Sacchetti «il Bambino Gesù e il Csp nel corso della loro lunga storia, che in entrambi i casi è cominciata 150 anni fa, hanno avuto molti punti di contatto sia diretti sia indiretti». Tra questi proprio la Casa famiglia (oggi intitolata a san Giovanni Paolo II), che da ben cento anni ospita e assiste le povertà dei piccoli e dei giovani nella città di Roma. «È possibile vivervi anche momenti di condivisione — riprende la Fusco — specialmente durante i pasti serali; ed è consuetudine per molti genitori andare insieme dalla Casa all’ospedale e viceversa». In quello che la volontaria definisce «un vero e proprio “percorso” verso la speranza per tanti piccoli bambini».

«Forti di questo legame e di questa esperienza, un gruppo di volontari in costante aumento ha cominciato da circa un anno a svolgere attività anche nelle corsie del Bambino Gesù con lo stesso entusiasmo e lo stesso spirito», interviene di nuovo Sacchetti.

Inoltre, continua, «il legame del nostro sodalizio con il Bambino Gesù si rinsalderà ulteriormente con la riapertura della Casa famiglia di San Giovanni in Laterano, i cui lavori speriamo di terminare entro il prossimo anno. Ospiterà piccoli pazienti stranieri con le loro famiglie che vengono a curare patologie difficili, su cui non è possibile intervenire nei paesi di origine».

Anche questa struttura ha una lunga storia, che affonda le radici negli anni Trenta del secolo scorso. Le sue origini vengono fatte risalire alla Casa famiglia Principessa di Piemonte di via in Selci. A motivo della sua chiusura dopo un trentennio di feconda attività, Paolo VI volle concedere al Csp un edificio di Via San Giovanni in Laterano 79, situato a metà strada tra la cattedrale di Roma e il Colosseo, affinché fosse possibile continuare l’opera della precedente struttura «sicuro asilo alle fanciulle ed alle giovani lontane dalle famiglie per motivi di lavoro o di studio, lasciate sole e senza guida in una grande città quale Roma». Dopo lavori di modifica e di ristrutturazione, la Casa famiglia venne inaugurata e benedetta il 28 gennaio 1967 dal cardinale vicario Luigi Traglia. E in quell’occasione, nella bella cappella della casa, fu benedetta anche la statua della Madonna miracolosa, detta «Madonnina del 16» per le grazie che si moltiplicano dal 16 ottobre 1949, quando era stata posta a via in Selci. Ora intitolata a Papa Montini, è attualmente sottoposta a importanti interventi di rinnovamento e di riconversione, per poter ospitare i pazienti del Bambino Gesù. Ma il culto della «Madonnina del 16» continua con la celebrazione della messa il giorno 16 di ogni mese.

Un ulteriore gruppo di volontari infine si sta preparando a dare, per quanto possibile, il proprio contributo e la propria disponibilità all’interno del nascituro Hospice pediatrico del Bambino Gesù. «Infatti i nostri soci hanno esperienza ventennale di servizio presso questo tipo specifico di strutture sanitarie esclusivamente dedite alle cure palliative. Ecco allora che per le situazioni più complesse e per le cronicità di tanti casi, si sta programmando una task-force specializzata di soci e volontari che possa accompagnare famiglie e bambini in difficoltà estrema, presso una nuova struttura distaccata dell’Opbg sempre a Roma».

Questa nuova realtà avrà l’autentica connotazione di un “ospedale da campo” e rappresenterà la sintesi e la fusione delle precedenti esperienze.

di Marco Chiani

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17 settembre 2019

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