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Quel contributo eccellente ai rapporti tra Italia e Santa Sede

È positivo  «sotto tutti i profili» il rapporto  tra la Santa Sede e le istituzioni della Repubblica italiana  e ciò lo si deve anche  al «contributo validissimo, oggi davvero eccellente» de «L'Osservatore Romano». Con queste parole rivolte ad alcuni giornalisti il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha manifestato  il suo sincero apprezzamento per il nostro giornale che si avvia a compiere centocinquant'anni.

Il presidente della Repubblica è stato l'ospite d'onore di  una serata — giovedì 2 dicembre nell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede —  a cui hanno preso parte  autorità religiose, civili, militari, studiosi e  giornalisti (con una buona  rappresentanza della nostra redazione) a palazzo Borromeo, per la presentazione del volume Singolarissimo giornale. I 150 anni dell'«Osservatore Romano». Il libro è stato curato  dall'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi e dal nostro direttore. Dopo i saluti dell'ambasciatore  e l'intervento dell'arcivescovo Fernando Filoni, qui sopra pubblicato, hanno preso la parola il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri italiano Gianni Letta, l'ambasciatore Boris Biancheri, presidente dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), e il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura.

La natura e la fisionomia di questo  «singolarissimo»  giornale quotidiano «politico religioso»   sono  state considerate a partire dalle  diverse fasi  storiche: dalla nascita il 1° luglio 1861 maturata al crepuscolo del potere temporale dei Papi,  e in opposizione  al nascente Regno d'Italia, fino all'apertura della questione romana dopo il 20 settembre 1870. Già in questa prima fase peraltro — ha  osservato Biancheri —  il giornale del Papa  sa porsi di fronte al mondo con  realismo  e ricerca del giusto discernimento. Esemplare il dosaggio delle critiche tra la politica di Cavour e la prassi di Garibaldi.

Con il passare del tempo nel foglio vaticano si evidenzia, accanto alla difesa delle ragioni della Chiesa, il crescente interesse per il mondo, per  le questioni sociali  e soprattutto  per i  temi della pace, della verità, della giustizia, della tolleranza. Fino alla crescente attenzione per l'orizzonte mondiale. Risaltano le singolarità dei rapporti con le grandi potenze dagli Stati Uniti alla Russia. Quello che era, e resta, prerogativa de «L'Osservatore» è   la ricerca della precisione e della verità, la non rincorsa del tempo, il costante perseguimento di una coerenza  senza contraddizione tra valori e principi. È lo spirito espresso da Giovanni Battista Montini nel suo famoso articolo del 1961 dal quale è tratta l'espressione che dà il titolo al volume.

In quel testo si riflettono e si compendiano in termini paradigmatici i caratteri di un giornale che, senza arroganza, da un secolo e mezzo cerca di  essere fedele ai suoi due motti: Unicuique suum e Non praevalebunt. È l'equilibrio del «date a Cesare» e del «date a Dio»  efficacemente sottolineato dal cardinale Ravasi: l'equilibrio di un quotidiano  che molto ha   ricevuto e molto ha dato al giornalismo, nella sua atipicità e nei suoi limiti; limiti che, come ha detto Letta — non dimentico della sua lunga esperienza come direttore di un grande quotidiano —  forse  sono virtù  che molta stampa dovrebbe prendere a esempio.

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25 marzo 2019

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