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Quel che dice l’immagine

· Il capolavoro incompiuto di Alphonse Dupront ·

Per leggere Alphonse Dupront (1905—1990), bisogna innanzitutto sentirgli dire con la sua voce così calda e particolare: «La parola è insegnamento solo se vivifica».

Di fatto questo traghettatore per scrivere e trasmettere non ha mai smesso di attingere alla sorgente della vita. Così la presentazione dell’uomo non si può ridurre a qualche frase destinata a prendere posto in un epitaffio. Più che di una carriera, le parole devono rendere testimonianza di una vita vocazionale, costituendo l’uomo e l’opera un tutt’uno. Il soffio che le attraversa canta la musica della vita. Pierre Nora, editore di Dupront e direttore dei monumentali Lieux de mémoire, definisce quindi Du Sacré (1987) una sinfonia e Le Mythe de croisade (1997) una storia nel senso più carnale del termine, «un’idea chiave sempre viva in noi, nella coscienza collettiva dell’Occidente».

El Greco, «Le lacrime di san Pietro» (1605 circa)

In totale migliaia di pagine — di cui circa 2171 per il solo Mythe de croisade — per mostrare che «ogni collettività viva ha bisogno di realizzare il potenziale vitale che ha in sé». La nuova pubblicazione postuma del libro di Dupront intitolato L’Image de religion dans l’occident chretien. D’une iconologie historique (Paris, Gallimard, 2015, Collection Bibliotèque des Histoires, pagine 376, euro 35) venticinque anni dopo la sua morte, sembra partecipare pienamente a questo progetto continuandolo: dire e descrivere la potenza di rendere visibile l’invisibile, testimoniare perché e come il passato nasce nel presente e gli sopravvive. Accompagnata da una magnifica prefazione di Mona Ozouf, è al tempo stesso la pubblicazione di un manoscritto commovente, composto in gran parte in un letto di ospedale, per definizione incompiuto, non avendo lo scrittore mai potuto rileggere il suo saggio.

Le pagine di questo ultimo lavoro sono come una sintesi battezzata iconologia storica, espressione ripresa dall’editore per farne il sottotitolo del libro, D’une iconologie historique.

Che cosa si intende con questa terminologia che trasmette una visione? Di certo non un uso storico delle immagini ma il suo esatto contrario, ossia come l’immagine usa lo storico, ovvero, nel senso geologico del termine, lo erode, lo scava, lo corrode, lo lacera, in poche parole lo incide, lo impressiona, lo rigira, come farebbe il vomere di un aratro nella terra.

Il lettore non troverà dunque in questo libro un’erudita storia delle immagini, semplicemente perché non è questo il suo intento. Nell’immagine religiosa questo camminatore nel tempo vede innanzitutto ciò che la delimita, che la circonda, in altre parole la sua cornice, come la cornice di una foto. In essa il tempo scorre e il dipinto che Dupront individua sarebbe come l’istantanea o il flash che, in quel flusso, potrebbe cogliere l’istante che l’ha abbagliato. In essa scorre come una luce inestinguibile, se è proprio di questo tipo di immagine che si tratta. È come catturare la storia.

Questa finestra aperta sul tempo è insieme temporale e atemporale, infinitamente continua perché le immagini che restano sono proprio dei fermi immagine, in numero illimitato. Appartengono al tempo ormai datato della loro epoca. Ma sono anche tempo fuori dal tempo che passa attraverso di esse. Le immagini di religione sono dunque vive.

Ecco la coorte che Dupront descrive in un bagliore di parole simile all’incanto del suo sguardo: Santa Caterina portata in volo dagli angeli (1520-1523) di Bernardino Luini; La creazione di Adamo (1511) di Michelangelo; la Maddalena con la candela (1640-1645) di Georges de la Tour; Le lacrime di san Pietro di El Greco (1605 circa), e così via, tutte riunite in questo libro ricco di immagini scelte con massima cura dall’editore. La loro materia è la vita.

Spetta dunque allo storico testimoniare l’anima cristiana collettiva riconoscendo innanzitutto un corpo incarnato dietro un numero incalcolabile d’immagini religiose, e poi di toccare la consistenza delle immagini lasciandosi toccare da esse.

di Sylvie Barnay

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25 agosto 2019

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