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Periferie creative

· A colloquio con il cantautore Alberto Fortis ·

«È una vita che scrivo per cantare e suonare con e per la gente, ma oggi ho vissuto un’esperienza del tutto nuova: ho letto un passo della Bibbia, nella messa celebrata da Papa Francesco. E questo è stato uno dei momenti più alti del mio percorso di uomo, prima ancora che di artista». È un fiume in piena di emozioni e stati d’animo Alberto Fortis — tra i più noti cantautori “storici” italiani — appena uscito giovedì mattina, 11 aprile, dalla cappella di Casa Santa Marta.

Al Papa, racconta, «ho presentato me stesso, un uomo che ha vissuto la musica come una delle “religioni” più oneste proprio perché non fa né minacce né promesse». Ma Fortis non si è presentato a mani vuote a Santa Marta: ha consegnato al Pontefice il testo della canzone Aldilà / A Francesco che gli ha dedicato, scrivendola «di getto», tanto che la prima strofa «fotografa» l’abbraccio del nuovo vescovo di Roma, appena eletto, al mondo, il 13 marzo 2013.
Con una spiegazione: «Sono cattolico e, forse anche per il mio mestiere sempre a contatto con la gente, avverto particolarmente la forza pastorale del Papa». Francesco, afferma Fortis, «ha la volontà di “spogliare” le consuetudini e trovo decisivo il suo impegno nell’affermare che la violenza nel nome di un Dio è un’assurdità». Oltretutto, racconta, «il Papa sta comunicando un’idea di religione “spogliata” e veramente essenziale e spirituale, come suggerisce il nome che ha scelto». Da questa constatazione, aggiunge, ha preso le mosse la canzone perché «l’intuizione è scattata proprio dalla scintilla della fede nella vita oltre la vita».
Ma «la creatività spirituale in musica non s’improvvisa» rilancia il cantautore: «Per otto anni ho studiato al collegio Rosmini di Domodossola e lì ho ricevuto una formazione solida che porto ancora oggi con me, anche nel mio percorso artistico». La spiritualità, poi, fa rima per forza con la solidarietà che — avverte Fortis — «se vissuta e praticata in maniera sensibile e sostanziale è un punto straordinario del lavoro di musicista». E così ecco l’appoggio alle associazioni che sostengono la ricerca sulla sclerosi multipla e sulla fibrosi cistica. E «in più — fa presente — ho abbracciato la causa dei nativi d’America: ho fatto anche parte di un’ambasceria dell’Unicef per i bambini Navajo, vivendo insieme a loro». Davvero periferie delle praterie.
«Avere creatività spirituale nelle canzone», prosegue Fortis, significa però anche dire no, poeticamente, «a una deriva che fa perdere dignità all’uomo, tra regole politiche, culturali ed economiche che vanno in altre direzioni e con il rischio di avere “torri di avorio” per alcuni, circondate però dal deserto». Per questo «è decisivo che il Papa insista nel suo andare controcorrente». Sì, ribadisce Fortis, anche la musica come la religione può e deve mettere in guardia «dalle degenerazioni che, invece, manipolano in nome dell’economia e del potere la cosa più straordinaria che c’è nella razza umana: la possibilità di convivere e comprendersi». Così, suggerisce, «cerco di dare il mio contributo con canzoni come Infinita infinità, Bianca città e Sindone, che ho scritto per ricordare le persone che vivono fino in fondo la propria fede e che, invece, troppo facilmente ignoriamo». Ecco perché, conclude, «credo che la spiritualità sia un diritto-dovere dell’arte».

di Giampaolo Mattei

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10 dicembre 2019

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