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Quel camper
targato SCV

· ​Tra i rifugiati di via Cupa a Roma ·

«Noi portiamo le nostre mani e basta, non abbiamo alcun merito. È importante invece che la presenza del camper targato SCV faccia sentire tutta la vicinanza del Papa e della Chiesa ai migranti che vivono in queste condizioni davvero disumane». A parlare è la dottoressa Lucia Ercoli: nel primo pomeriggio di lunedì 11 luglio è lei ad aver guidato l’équipe che ha visitato i rifugiati ammassati sulla strada in via Cupa a Roma.

Il medico racconta al nostro giornale i dettagli dell’intervento che, per due ore e mezza, si è svolto nei pressi della stazione Tiburtina: «Non ci sono parole per definire la situazione che abbiamo trovato. Un luogo a Roma, nella capitale d’Italia, dove centinaia di persone sono buttate per strada, senza la possibilità di lavarsi, senza bagni né alcun riparo dal sole. Tra loro — continua — ci sono bambini, donne in gravidanza, gente che ha subito torture di ogni tipo, genitori che hanno perso i figli in mare, donne e uomini disperati».

Con l’ambulanza messa a disposizione dalla Direzione di sanità e igiene del Governatorato vaticano e i farmaci forniti dall’Elemosineria apostolica, il gruppo di volontari (c’erano anche due medici del San Gallicano, alcuni studenti di Tor Vergata e un aiutante della direzione sanitaria vaticana) lunedì ha potuto visitare “solo” 73 persone: «Faceva troppo caldo — ci spiega ancora la dottoressa — e la maggior parte dei rifugiati era andata altrove in cerca di riparo». Ma il camper tornerà presto, forse già giovedì 14, di prima mattina, in modo da poter aiutare quante più persone possibile.

L’infettivologa del policlinico di Tor Vergata e degli ambulatori vaticani, è responsabile dell’associazione Medicina solidale che dal 2004 si occupa con i suoi volontari di fornire a Roma assistenza sanitaria ai più disagiati. L’intervento in via Cupa non è una novità: «Già la scorsa estate — ricorda Ercoli — coprivamo il turno del sabato mattina visitando centinaia di persone. E potevamo farlo solo grazie all’Elemosineria apostolica che ci forniva i medicinali. La situazione era terribile, ed è terribile ancora oggi. Roma, purtroppo, è piena di gente che vive per strada».

Da allora c’è un camper in più, una struttura mobile che garantisce un intervento più efficace: «Innanzi tutto, possiamo visitare le persone garantendo loro rispetto e privacy, e poi abbiamo a disposizione attrezzature idonee». È il “camion del cuore” benedetto da Papa Francesco lo scorso 22 giugno e operativo già dall’inizio dell’anno. «Grazie al camper vaticano — spiega la dottoressa — finora abbiamo visitato più di duemila persone raggiungendole nei campi informali e nei luoghi di occupazione». 

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13 novembre 2019

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