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Quel bene che non passa

· Ricordando la gmg il Pontefice all'Angelus ripropone il richiamo del Vangelo ·

Un pensiero di profonda gratitudine per il venerabile Paolo VI

Le giornate mondiali della gioventù «non sono “fuochi d’artificio”» o «momenti di entusiasmo fini a se stessi», ma tappe di un lungo cammino che i giovani affrontano, portando con loro sulle strade del mondo la croce di Cristo. «E il Papa li guida e li accompagna in questo cammino di fede e di speranza». Papa Francesco ne ha parlato domenica 4 agosto con i fedeli riuniti in piazza San Pietro per recitare  insieme a lui l’Angelus. E ha voluto subito precisare che «i giovani non seguono il Papa, seguono Gesù Cristo». Ne ha fatto esperienza egli stesso proprio nelle giornate di Rio, dove l’entusiasmo lo ha letteralmente sommerso.

E ancora ringrazia il popolo brasiliano per il calore dell’accoglienza: «Brava gente questa del Brasile — dice — un popolo di grande cuore». Poi torna sulla grande esperienza accanto ai giovani di Rio e chiede alla gente di pregare «affinché i giovani che hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù possano tradurre questa esperienza nel loro cammino quotidiano, nei comportamenti di tutti i giorni; e che possano tradurlo anche in scelte importanti di vita». Soprattutto  per fronteggiare quel «richiamo alla vanità» che spesso aleggia attorno a loro. I giovani del resto  «sono particolarmente sensibili al vuoto di significato e di valori che spesso li circonda. E purtroppo — spiega il Pontefice — ne pagano le conseguenze». Invece «l’incontro con Gesù vivo, nella sua grande famiglia che è la Chiesa, riempie il cuore di gioia, perché lo riempie di vita vera, di un bene profondo, che non passa e non marcisce». E questo, dice il Pontefice «lo abbiamo visto sui volti dei ragazzi a Rio». Prima di concludere l’incontro il Papa ha rivolto il suo pensiero a Paolo VI ricordando che il 6 agosto si celebra il trentacinquesimo anniversario della morte.

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27 gennaio 2020

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