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Quei gesti gratuiti di amore e fraternità

· Numerose le iniziative in Italia per la giornata di approfondimento e sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei ·

La storia dolcissima di Rut, la donna moabita che non abbandona la propria suocera, rivela in filigrana l’amore provvidente di Dio che sa trasformare, con infinita tenerezza, i contesti più dolorosi di lutto e di carestia in orizzonti inediti di luce e di gioia. Tutta la vicenda, narrata con l’uso sapiente delle tecniche stilistiche ebraiche, ricche di parallelismi, assonanze, giochi di parole, ha il fascino sottile dei profumi orientali e incanta con la presentazione dei sentimenti elevati dei protagonisti: fedeltà, giustizia, pietas verso i genitori e gli anziani della famiglia, aiuto ai poveri, accoglienza verso gli stranieri.

«Rut» (chiesa della Dormizione, Gerusalemme)

Il 17 gennaio la giornata di approfondimento e sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei invita a meditare questo importante testo biblico. Dopo la riflessione sulle “dieci parole”, si aprirà, dunque, un nuovo ciclo dedicato alle cinque Meghillot (i “rotoli”) e cioè: Rut, Cantico dei Cantici, Qoelet, Lamentazioni, Ester, che nella tradizione ebraica si leggono nelle feste più importanti.

Il sussidio, dopo l’introduzione di don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo, offre un saggio di monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e presidente della commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, su «Ebrei e cristiani: l’ineludibile dialogo». Seguono i commenti al Libro di Rut di Alfonso Arbib, rabbino di Milano e presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia e di monsignor Spreafico, che dell’ebraismo è profondo conoscitore, essendo stato docente di lingua ebraica presso la Facoltà valdese di teologia di Roma.

Il rabbino Arbib sottolinea che il Libro di Rut viene letto durante la festa di Shavuot, cioè la festa del dono della Torah, e spiega che, secondo un midrash, ciò avviene perché «questa meghillà è tutta chèsed e la Torah è tutta chèsed».

La chiave di volta per capire il Libro di Rut è proprio il termine chèsed, che indica la carità più profonda, attenta, generosa. Per viverla bisogna «tentare di capire — spiega il rabbino — quali siano le necessità sia materiali sia psicologiche del prossimo, anche quando queste necessità non siano manifestate in modo esplicito». Così, agiscono i protagonisti del racconto, che rivelano un cuore bianco e un animo magnanimo, capace di andare «al di là della regola stretta».

A sua volta monsignor Spreafico mette in rilievo come questo testo biblico racconti le vicende che portano all’accoglienza e inclusione di una straniera: «Siamo davanti a una storia tanto attuale, che ci mette a contatto con il dramma dell’emigrazione di tante donne e uomini che fuggono dai loro paesi non solo per le guerre, ma anche per la povertà e l’impossibilità di provvedere al futuro delle loro famiglie». Una storia che mostra quanto siano benedetti da Dio i gesti gratuiti d’amore e fraternità.

Numerose le iniziative in programma in tutta Italia. Domenica scorsa, a Napoli, dopo le riflessioni sul tema si è tenuto il tradizionale concerto. Il 16 gennaio a Torino, presso il Centro sociale della Comunità ebraica, la dottoressa Ruth Mussi ha parlato su «Il Rotolo di Ruth: messaggi antichi per i nostri giorni». Nella stessa giornata, a Perugia, presso il Centro ecumenico e universitario San Martin», è intervenuto Cesare Moscati, rabbino della comunità ebraica di Roma, su «Il Libro di Rut dalle cinque Meghillot». Il 17 gennaio il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha fatto visita al rabbino Alfonso Arbib nella sinagoga del capoluogo lombardo. Le riflessioni di entrambi hanno focalizzato l’attenzione sul valore di riconoscere le comuni radici di fede. Nella stessa giornata, si sono alternati approfondimenti sul Libro di Rut in varie città italiane: a Cuneo a opera della professoressa Paola Pellegrino, con l’accompagnamento di canti della tradizione ebraica, eseguiti dalla professoressa Maria Teresa Milano; a Ravenna è intervenuto il biblista don Cristiano D’Angelo; a Palermo ha parlato il pastore Peter Ciaccio e Luciana Pepi, docente universitaria di lingua e cultura ebraica.

di Donatella Coalova

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20 agosto 2019

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