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Emergenza umanitaria
per i cristiani in Siria

· ​Quattromila famiglie in fuga da Hassaké ·

«Caritas Siria ha mandato i suoi aiuti, ma le esigenze aumentano di giorno in giorno. Tra i cristiani non ci sono feriti, ma molti di loro, come tutti gli altri, sono concentrati in accampamenti di fortuna. 

Tanti dormono all’aperto e la situazione si complica di giorno, a causa del caldo insopportabile». È la drammatica testimonianza di monsignor Jacques Behnan Hindo, arcivescovo Hassaké-Nisibi dei Siri, che riferisce, attraverso l’agenzia Fides, degli sviluppi della crisi in Siria denunciando il caso di quattromila famiglie cristiane che sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni andando così ad accrescere la massa di profughi interni già presente nella regione.

Nella città di Hassaké, maggiore centro abitato della provincia nord-orientale di Jazira, si combatte infatti strada per strada, dopo che i miliziani jihadisti del Daesh — acronimo in arabo usato per indicare il cosiddetto Stato islamico — dopo una lunga serie di attacchi, sono riusciti la scorsa settimana a entrare in alcuni quartieri, provocando l’esodo di massa di almeno 120.000 persone. Tra queste, appunt0, anche quasi 4.000 famiglie cristiane (caldei, assiri, siri cattolici e siri ortodossi) che hanno in gran parte trovato rifugio nella vicina area urbana di Qamishli. Lo stesso arcivescovo Hindo ha dovuto abbandonare, assieme ai suoi fedeli, Hassakè e attualmente ha trovato riparo anche lui a Qamishli. 

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20 settembre 2019

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