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Quattro verbi

Salutare i cristiani iracheni a nome di Francesco, ringraziarli per la testimonianza di fede, incoraggiarli a rientrare nei loro villaggi, e assicurare il sostegno del Papa e della Santa Sede, nella preghiera e attraverso tutti gli strumenti a disposizione, tra cui la diplomazia: si può concentrare in questi quattro verbi il messaggio che il cardinale Parolin ha portato nei cinque giorni della visita in Iraq, conclusa la sera del 28 dicembre. L’ultimo giorno è stato dedicato all’incontro con le popolazioni della piana di Ninive, quelle che maggiormente hanno sopportato il peso dell’occupazione e della persecuzione da parte del cosiddetto Stato islamico. Al mattino il porporato si è dapprima recato nella cittadina di Karamless, per visitare il monastero di Santa Barbara, restaurato di recente; poi ha attraversato una delle gallerie scavate dai jihadisti, proseguendo a piedi fino alla chiesa caldea per un momento di preghiera con i giovani. La tappa successiva è stata nel villaggio siro-cattolico di Qaraqosh, dove il porporato ha guidato una processione con canti e preghiere fino alla cattedrale prima di celebrarvi la messa con la partecipazione di tantissimi fedeli. È perciò passato tra edifici che portano ancora segni di distruzione, proseguendo con soste alla radio diocesana e al centro pastorale San Paolo e salutando anche volontari delle varie organizzazioni cattoliche di carità. Quindi ha raggiunto l’antico monastero siro-cattolico di San Behnam, inaugurato di recente dopo importanti lavori di ricostruzione. Nel primo pomeriggio il trasferimento a Mosul, nella parte ovest della città, e poi a Bartalla, dove risiede una significativa comunità siro-cattolica e siro-ortodossa. Infine, prima di ripartire dall’aeroporto di Erbil alla volta di Roma, il cardinale ha salutato il contingente di militari italiani di stanza nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, condividendo la cena e un momento di fraternità. 

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13 novembre 2019

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