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Quattro sfide per l'Europa

· Secondo il cardinale Marx ·

L’Europa ha bisogno di una rinascita, e non di una restaurazione o di una nostalgia alimentata dalle immagini del dopoguerra. Ne è convinto il cardinale Reinhard Marx, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), invitato dal vescovo di Strasburgo a intervenire durante una conferenza sulle sfide dell’Europa, tenutasi nella cattedrale della capitale alsaziana lo scorso 26 aprile. Mentre l’Europa di recente ha risposto alla crisi finanziaria e poi alla crisi migratoria con il pragmatismo, il cardinale Marx ritiene che quest’ultimo non sia la sola via verso una politica sostenibile. A suo parere occorrono grandi idee. «A volte ho l’impressione — ha affermato il porporato — che le grandi idee e le emozioni siano ritornate a livello nazionale e che l’Europa sia senza sentimento, senza emozione, senza storie, senza idee».

Nel suo intervento, l’arcivescovo di München und Freising ha menzionato le quattro sfide principali che il vecchio continente deve affrontare oggi. In linea con il discorso pronunciato da Papa Francesco davanti ai deputati del Parlamento europeo il 25 novembre 2014 a Strasburgo, dove ha definito l’Europa un «punto di riferimento per tutta l’umanità», il cardinale Marx ha posto l’Europa dinanzi alle sue responsabilità per il futuro del mondo. Questa non può diventare «una fortezza» che protegge le proprie ricchezze quando i poveri bussano alla sua porta. Rammentando in particolare la crisi migratoria, il cardinale ha ricordato che un rifugiato proveniente da un Paese in guerra deve essere trattato con piena dignità. «Non bisogna mai respingere chi subisce persecuzioni» ha sottolineato il porporato, deplorando che la frontiera europea è divenuta «una frontiera di morte». E ha condannato quanti «vogliono una realtà delle frontiere», il che è un vero «scandalo».

La seconda sfida è che l’Europa deve dimostrare che una società libera, aperta, pluralista, senza cedere al relativismo, è possibile, un’Europa in cui le religioni, le culture, i credenti e i non credenti possono coesistere. «Il futuro è una società libera, pluralista» ha ribadito il cardinale aggiungendo che «occorre trovare i mezzi per creare una società senza relativismo ma che garantisca la libertà responsabile delle persone». A suo parere, l’Europa può costituire un piccolo laboratorio per questa società moderna del futuro, «una società dei valori, senza religione di Stato, con una laicità positiva, con una base veramente cristiana, anche se», ha precisato, «non si può imporre la fede cristiana a tutti quelli che vivono in Europa».

Inoltre il presidente della Comece ha riaffermato il ruolo centrale delle istituzioni europee per condurre una politica di pace e di libertà. Pur ritenendo inutile crearne di nuove, ha però auspicato un maggiore sviluppo di quelle esistenti, riguardo alle quali ha lamentato una certa «erosione». Un’Unione europea più forte è anche il modo migliore per lottare contro il particolarismo e il nazionalismo, in un momento in cui il sentimento di appartenenza a un’Europa comune in alcuni Paesi «si sta sgretolando». Il quarto punto affrontato dal cardinale ha riguardato la situazione economica del vecchio continente. Ricordando che l’espressione «economia sociale di mercato» è apparsa per la prima volta nel Trattato di Lisbona del 2009, il porporato ha difeso l’idea di un’economia aperta agli interessi sociali ed ecologici. L’enciclica Laudato si’ ha sottolineato «questo orizzonte, che non è un sogno ma una necessità per sopravvivere» alla crisi finanziaria, ha evidenziato il cardinale. Al termine della conferenza al porporato è stata chiesta una valutazione sull’aumento dei movimenti razzisti e xenofobi in Europa. «La libertà — ha risposto — è una delle fonti di questo problema nella misura in cui ha come conseguenza l’esistenza di differenze, che sono fonti di angoscia». Secondo il cardinale, una delle ragioni della crescita dell’estremismo è l’angoscia di accettare la libertà.

di Charles de Pechpeyrou

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18 agosto 2019

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