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Quattro santi
per l’America latina

· Alla vigilia della conclusione della Gmg ·

Le reliquie di quattro santi sono state murate nell’altare della cattedrale di Santa María La Antigua durante la messa celebrata da Papa Francesco la mattina di sabato 26 gennaio. Tre di questi sono dell’America latina e per loro esiste una grande devozione in tutti gli angoli del continente: Martino di Porres, Rosa da Lima e Óscar Romero. La quarta reliquia invece è quella di Giovanni Paolo II, primo Pontefice che si è recato a Panamá, nonché ideatore e iniziatore delle Gmg.

La visita di Papa Bergoglio resterà nella storia, fra gli altri motivi, anche perché ha consacrato la prima cattedrale costruita dagli spagnoli su quello che era il terreno di un cacique. Nel 1510 la Spagna decise di costruire un insediamento dedicato a Santa María proprio in questo luogo. Nello stesso anno venne eretta una primitiva chiesa. Nel 1644 un terribile incendio la distrusse completamente. Una volta ricostruita, andò nuovamente distrutta nel 1671, durante un attacco dei pirati capitanati da Henry Morgan. Si decise allora di ricostruirla nella sua sede originaria, il centro storico della città di Panamá, dove subì ancora un incendio nel 1737. La nuova cattedrale dovette affrontare anche il terremoto del 1882. Infine nel 2014 Papa Francesco l’ha elevata a basilica minore. E una delle nuove campane è dedicata proprio a lui.

Il Pontefice ha incentrato l’omelia sulla stanchezza e la speranza. «Da un po’ di tempo a questa parte non sono poche le volte in cui pare essersi installata nelle nostre comunità una sottile specie di stanchezza, che non ha niente a che vedere con quella del Signore. Si tratta di una tentazione che potremmo chiamare la stanchezza della speranza». Il brano evangelico è quello della samaritana al pozzo, la donna più volte sposata cui Gesù, affaticato per il viaggio, chiede da bere. E da queste due frasi chiave — “Affaticato per il viaggio” e “Dammi da bere” — il Papa ha ricavato un messaggio rivolto soprattutto a sacerdoti e comunità religiose.

La giornata è continuata con gli altri appuntamenti: intono alle 13 il Pontefice ha pranzato in forma strettamente privata, nel seminario maggiore San José, con dieci ragazzi partecipanti alla Gmg: cinque maschi e cinque femmine, di diverse nazionalità in rappresentanza dei cinque continenti. Venivano dalla Spagna, dagli Stati Uniti, dal Burkina Faso, dall’Australia, dall’India. Il direttore “ad interim” della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha riferito durante un briefing con i giornalisti accreditati a Panamá che «il clima è stato molto familiare, come una pranzo in famiglia dove si parla e ci si guarda faccia a faccia». Anche sette ragazzi hanno testimoniato la loro esperienza: Brenda, nata in Messico ma cittadina statunitense, ha parlato al Pontefice della difficile situazione della Chiesa riguardo gli abusi sessuali. E la risposta di Papa Francesco, ha detto Gisotti, è che «dobbiamo essere una Chiesa che accoglie, una Chiesa pastorale, dobbiamo accogliere soprattutto le vittime».

Il rapporto con le altre religioni è stato l’argomento della domanda di Denis, dell’Australia. L’importante, ha risposto il Pontefice, è lavorare insieme per il bene comune e migliorare il mondo, non combattersi su teologie e ideologie. Dana palestinese, ha invece espresso preoccupazione per l’emigrazione dei cristiani; ma il Pontefice l’ha rassicurata spiegando che la Palestina rimarrà sempre la patria di Gesù.

Infine una ragazza panamense appartenente a una etnia locale ha descritto al Pontefice l’importanza della Laudato si’ per le popolazioni indigene dell’America centrale: «Il Papa mi ha ribadito che dobbiamo prenderci cura delle nostre radici».

La penultima giornata del viaggio di Francesco si è conclusa al campo San Juan Pablo II, dove — come riportato dagli organizzatori — c’erano più di seicentomila partecipanti alla veglia della Giornata mondiale della gioventù. «Com’è facile criticare i giovani e passare il tempo mormorando, se li priviamo di opportunità lavorative, educative e comunitarie a cui aggrapparsi e sognare il futuro!»: così il Papa si è rivolto soprattutto agli adulti parlando dei «quattro “senza” per cui la nostra vita resta senza radici e si secca»: mancanza di lavoro, istruzione, comunità e famiglia. Essi «uccidono», ha detto, e allora ha chiesto a quanti possono dare opportunità alle nuove generazioni: «Sei capace di lottare perché abbiano lavoro, istruzione, famiglia comunità? I giovani bisogna guardarli con gli occhi di Dio».

Al termine, l’adorazione eucaristica silenziosa ha preceduto la benedizione con il Santissimo Sacramento impartita dal Papa.

dal nostro inviato
Silvina Pérez

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