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Quattro giorni belli e impegnativi

· Domenica sera il congedo ·

«Contento e riconoscente verso tutti», Benedetto XVI ha lasciato la Spagna domenica sera, 21 agosto, e con il successivo atterraggio all’aeroporto di Ciampino e il rientro alla residenza estiva di Castel Gandolfo ha concluso il suo ventesimo viaggio internazionale.

L’occasione è stata la Gmg di Madrid, i cui momenti celebrativi — come egli stesso ha detto nel saluto al re Juan Carlos durante la cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale di Barajas — «resteranno profondamente impressi» nella sua memoria e nel suo cuore. Ma la presenza del Papa in questo Paese ha significato anche un abbraccio al popolo di una nazione, che, pur aperta e pluralistica, non rinuncia alla sua anima profondamente cattolica.

Sono stati quattro giorni belli e impegnativi quelli vissuti da Benedetto XVI nella capitale spagnola, tra le continue manifestazioni di entusiasmo che lo hanno accompagnato sia nei luoghi delle celebrazioni, sia lungo le strade della città. Domenica pomeriggio, per esempio, all’uscita dalla nunziatura alcune giovani danzatrici, nei loro tradizionali costumi di scena, lo avevano salutato a ritmo di flamenco. Salito in papamobile, nell’itinerario verso lo scalo aereo madrileno, si è poi fermato presso l’Ifema per incontrare quattordicimila dei tantissimi volontari che hanno offerto il loro generoso servizio durante la preparazione e lo svolgimento della XXVI Giornata mondiale della gioventù. Un servizio poco appariscente e discreto che ha ricevuto il più ampio e atteso riconoscimento. Nel nono padiglione, scelto per l’incontro, il Papa ha pregato con loro e li ha ringraziati per i sacrifici fatti nell’assicurare accoglienza e ogni tipo di aiuto ai pellegrini.

Diversamente dal passato, i loro «diretti superiori», ovvero i membri dei comitati organizzatori — che di solito vengono incontrati insieme ai volontari — erano stati salutati il giorno prima, sabato pomeriggio. Nella sede della nunziatura il Papa ha infatti ricevuto il comitato misto che riuniva quello dell’arcidiocesi di Madrid e quello del governo spagnolo, coordinato dal ministro della presidenza Ramón Jáuregui e dal sottosegretario Soledad López. Ha lavorato per due anni con l’obiettivo della buona riuscita dell’avvenimento, offrendo un esempio di collaborazione tra Stato e Chiesa.

Nella circostanza Benedetto XVI ha anche incontrato due anziane religiose. Alla prima, di 104 anni, ha regalato un libro con dedica: si chiama Teresita Barajuen, è monaca cistercense di Buenafuente del Sistal (Sigüenza-Guadalajara), e per una singolare coincidenza è entrata in clausura il 16 aprile 1927, sabato santo e giorno di nascita di Joseph Ratzinger.

L’altra, in sedia a rotelle, è una suora del Sacro Cuore che aveva lavorato a lungo nella Congregazione per la Dottrina della Fede, quando quest’ultimo ne era prefetto.

Successivamente il Papa ha visitato l’Istituto Fondazione San José, dove i religiosi dell’ordine ospedaliero di san Giovanni di Dio accolgono e curano disabili fisici e psichici.

Opera di san Benito Menni, rifondatore dei fatebenefratelli, struttura con 400 posti letto che impegna trecento operatori. Antonio Villuenda, studente d’architettura ventenne non udente lo ha salutato a nome dei presenti, tra i quali anche un gruppo di giovani disabili partecipanti alla Gmg, perché l’attenzione al mondo della sofferenza è una delle dimensioni che qualificano vita della Chiesa.

Al termine dell’incontro, pieno di momenti molto toccanti, Benedetto XVI ha firmato il libro d’oro della Fondazione e lasciato in dono un quadro in mosaico raffigurante Cristo, tratto dall’immagine nella nicchia della Confessione di San Pietro dove sono custoditi i palli, sotto l’altare papale nella basilica vaticana.

Ora per i giovani che stanno lasciando la Spagna per rientrare a casa si apre il tempo della missione nei luoghi di provenienza, soprattutto in vista del prossimo appuntamento a Rio de Janeiro. Per questo non è un caso che uno dei progetti di solidarietà che di consueto scaturiscono come frutto di carità delle Gmg sia destinato al Brasile: punta a creare opportunità di recupero e di inserimento per la gioventù del Paese più duramente provata dalla povertà e da situazioni di violenza.

L’altro progetto possibile grazie a Madrid 2011 resterà invece come ricordo nella capitale spagnola: riguarda la costruzione di un complesso residenziale destinato a famiglie a rischio di esclusione sociale: 127 alloggi su quattro piani. Il coordinamento è affidato alla Caritas madrilena che nel 2004 e nel 2006 aveva inaugurato due edifici con le stesse finalità, accogliendo trecento famiglie, per un totale di un migliaio di persone.

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