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Quattro città
alla fame

· ​Appello dell’Onu per l’invio immediato di aiuti umanitari ai civili siriani ·

Quattro città siriane sono alla fame, messe in ginocchio da combattimenti che si protraggono da quasi dodici mesi: servono perciò aiuti immediati per garantire, pur tra le violenze, la sopravvivenza della popolazione civile. Questo l’appello lanciato ieri da funzionari delle Nazioni Unite al lavoro in Siria. 

Le città sono quelle di Madaya, Zabadani, Foua e Kafraya. Le prime due, poco fuori Damasco, sono circondate dalle forze governative che combattono contro i ribelli. Quelle di Foua e Kafraya, nel nord ovest della Siria, subiscono invece l’assedio delle forze ribelli. Le quattro città sono isolate dall’anno scorso e sempre più rari sono i carichi di aiuti che riescono ad arrivare. A Foua e Kafraya l’ultimo carico era stato consegnato ad aprile. Circa 62.000 persone sono intrappolate nei combattimenti e rischiano la vita. Manca tutto: dai generi alimentari alle cure mediche, ai servizi più elementari, come quelli igienici. Secondo Medici senza frontiere, a gennaio sedici persone sono morte di fame a Madaya a causa dell’assedio. La mancanza di rifornimenti non fa che accrescere la gravità delle condizioni dei civili sottoposti a violenze in diverse parti del Paese. L’organizzazione internazionale Amnesty International ha denunciato ieri che alcuni gruppi dell’opposizione armata in Siria si sono macchiati di abusi gravissimi nei confronti dei civili. L’organizzazione ha documentato «un’ondata agghiacciante di torture, rapimenti e omicidi sommari nelle zone controllate dai ribelli», ovvero gruppi di diversa estrazione, molti dei quali legati anche al terrorismo. Secondo l’organizzazione che si batte per i diritti umani, a compiere gli abusi sarebbero stati in particolare cinque gruppi armati, tra i quali figurano alcune milizie appoggiate dagli Stati Uniti e da altre potenze regionali e il Fronte Al Nusra, il braccio di Al Qaeda in Siria. 

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