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Quasi un incidente diplomatico

· In Vaticano ·

Non sappiamo molto di Shakespeare. Probabilmente è il più famoso “sconosciuto” degli inizi della storia moderna. Molti affermano di essere certi della sua “vera” identità, compresa la natura della sua fede religiosa. Di solito a gridare più forte sono coloro che desiderano reclamare il Bardo per sé o per la loro tribù. Così facendo, non colgono l’essenziale, ovvero che Shakespeare è, giustamente, considerato un genio universale, che la sua cascata di parole si applica a tutte le persone, sempre. Basta scegliere una lingua nella quale Shakespeare è stato tradotto, o una cultura attraverso la quale è stato interpretato, e il suo ingegno emerge, lucido e intatto. È stato un britannico veramente grande, che appartiene al mondo.

Ciò è stato ben compreso da Papa Paolo VI. Nel novembre 1964, il Papa assistette a un recital di Shakespeare nel Palazzo Pio, tenuto dalla Royal Shakespeare Company per commemorare il quarto centenario della nascita di Shakespeare. Nelle sue brevi osservazioni durante l’evento, il Papa celebrò Shakespeare come “questo sommo scrittore”, osservando «come la profonda umanità di Shakespeare, sempre aperta all’esplorazione avventurosa e poetica, porta alla scoperta delle leggi morali, che rendono grande e sacra la vita, e ci riconduce a una comprensione religiosa del mondo. Il suo alto ingegno e il suo linguaggio potente inducono gli uomini ad ascoltare con riverenza le grandi verità che espone, sulla morte e sul giudizio, sull’inferno e sul cielo. Le trame delle sue opere teatrali sono per l’uomo moderno un promemoria salutare che Dio esiste, che c’è una vita dopo questa vita, che il male viene punito e il bene ricompensato».

È dunque più che opportuno che durante la commemorazione, che si terrà quest’anno, del quarto centenario della morte di Shakespeare, nell’aprile 2016, per la prima volta una delle sue opere verrà rappresentata nella sua interezza in territorio vaticano. Si tratta dell’Amleto, spesso considerato l’opera più grande del canone, che il Shakespeare’s Globe Theatre metterà in scena nel Palazzo della Cancelleria, come evento centrale del suo ambizioso tour mondiale Globe to Globe, con il quale porterà la sua ultima produzione dell’Amleto in tutti i paesi del mondo.

L’Amleto è opportuno per molte ragioni, non ultimo perché si narra che Papa Giovanni XXIII si sia riferito all’arcivescovo Montini di Milano come al “cardinale Amleto”. In seguito, come Papa, poco dopo l’esibizione della Royal Shakespeare Company nel 1964, Paolo VI disse ai media che «La stampa, che voi rappresentate, può essere uno strumento importantissimo di grande bene, sempre fedele alla verità, questo è il problema». Tutti i giornalisti presenti a quella conferenza del 3 dicembre capirono immediatamente quale personaggio shakespeariano il Papa stava citando.

Sono certo che alla rappresentazione dell’Amleto di quest’anno potremo evitare quello che nel 1964 fu quasi un incidente diplomatico. La Royal Shakespeare Company possiede una copia del First Folio delle opere di Shakespeare e l’aveva portata a Roma, imballata con attenzione e con cura, perché il Papa la potesse benedire al termine della rappresentazione. Dopo aver impartito la sua Benedizione Apostolica agli attori e a quanti li accompagnavano, a Paolo VI fu mostrata la preziosa copia del First Folio. Probabilmente gli era stato detto che era stata stampata nel 1623, che ne rimanevano solo 233 copie — per la maggior parte incomplete — e che era uno dei libri più preziosi al mondo. Sua Santità, forse fraintendendo il gesto, sfogliò alcune delle preziose pagine e poi accettò benevolmente il gentile dono per la Biblioteca Apostolica Vaticana!

Non risulta da nessuna parte in che modo il First Folio sia stato riportato via al Papa. Forse il mio predecessore dell’epoca, l’allora ministro presso la Santa Sede Sir Peter Scarlett, ha dovuto esercitare un po’ delle sue ben affinate capacità diplomatiche. A ogni modo, ora viene conservato con cura al Shakespeare Birthday Trust nel luogo natale di Shakespeare, Stratford-upon-Avon nel Warwickshire, reduce dal suo incontro con il vescovo di Roma.

È quindi giusto che alla fine, dopo tanti anni, l’opera teatrale più importante di Shakespeare verrà rappresentata in territorio vaticano, in stanze che si trovano accanto a quelle decorate da Giorgio Vasari, quasi contemporaneo di Shakespeare. Ed è anche opportuno che questo evento speciale si svolgerà durante il giubileo della misericordia. Nel 1964 Paolo VI disse: «Il nostro apprezzamento della visione che il poeta ha dell’umanità non deve farci ignorare le alte lezioni morali e gli ammonimenti contenuti nelle sue opere». Non sappiamo se Shakespeare sia mai venuto a Roma in vita sua. Tuttavia, anche quattrocento anni dopo la sua morte non è ancora troppo tardi per questo genio universale.

di Nigel Baker, Ambasciatore britannico presso la Santa Sede

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