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Quasi tre milioni di musulmani ai riti dell’Hajj

· Concluso in Arabia Saudita l’annuale pellegrinaggio a La Mecca ·

Con la celebrazione dell’Aid al-Adha, la festa del sacrificio, si sono conclusi ieri, in Arabia Saudita, i riti dell’Hajj, il pellegrinaggio annuale dei musulmani a La Mecca, considerato uno dei cinque pilastri dell’islam, atto da compiere almeno una volta nella vita. Quasi tre milioni di fedeli si sono riuniti, sabato, sul monte Arafat (o monte della Misericordia), dove secondo la tradizione il profeta Maometto ha pronunciato il suo ultimo sermone. Successivamente si sono radunati per la preghiera collettiva nell’adiacente moschea di Namera, dove ha parlato il gran mufti dell’Arabia Saudita, per poi tornare sul monte Arafat, che simboleggia l’attesa del giorno del giudizio finale, implorando il perdono di Dio. È qui che i musulmani compiono uno dei rituali più importanti: vestiti, gli uomini, con l’ ihram (un abito senza cuciture composto da due pezzi di stoffa bianca) recitano ininterrottamente frasi di lode ad Allah. Al calar del sole hanno quindi cominciato ad affluire nella valle di Muzdalifah, dove vi hanno passato la notte.

Ieri, domenica, il trasferimento a Mina per il «giorno del sacrificio»: un animale, generalmente una pecora, viene immolato in ricordo del gesto di obbedienza che Abramo (Ibrahim) stava per compiere, su ordine di Dio, attraverso l’uccisione del proprio figlio Isacco. Questo rituale ha dato inizio alla grande festa dell’Aid al-Adha, proseguita a Muzdalifah con il lancio di sette pietre contro tre colonne che simboleggiano le tentazioni del diavolo, e conclusa a La Mecca con la tradizionale circumambulazione attorno alla Kaaba.

«L’islam è la soluzione ai problemi» dei musulmani, ha detto il gran mufti saudita Abdel Aziz al-Sheikh nel suo discorso nella moschea di Namera, avvertendo i fedeli — riferisce la France Presse — che «un’invasione mediatica e culturale cerca di indebolire la loro fede». L’imam ha esortato i musulmani a «risolvere i problemi senza ingerenza da parte dei propri nemici», mettendoli in guardia contro «coloro che vogliono provocare animosità tra i popoli e i loro dirigenti» (un’allusione implicita alle rivolte della «primavera araba» che hanno costretto recentemente i capi di Stato ad abbandonare il potere in Tunisia, Egitto e Libia).

Nelle settimane scorse il ministero degli Affari islamici — informa la Efe — aveva lanciato una campagna sulle reti sociali per consapevolizzare i pellegrini sulla necessità di rispettare i luoghi santi e di non violarli con slogan politici o manifestazioni che avrebbero fatto perdere l’alto significato della celebrazione. «Sarebbe un’eresia utilizzare il pellegrinaggio per obiettivi politici», aveva ammonito il ministro Abdel Menem al-Meshuh.

I riti dell’Hajj si sono svolti in generale sicurezza e senza alcuna minaccia terroristica, ha detto Mansur al-Turki, portavoce del ministero dell’Interno saudita: «Non sono pervenute informazioni su possibili minacce all’incolumità dei pellegrini o alla sicurezza in generale», ha confermato il funzionario al quotidiano panarabo «Asharq Al Awsat». Secondo l’istituto saudita di statistica, hanno partecipato al pellegrinaggio 2.927.717 musulmani, 1.828.195 dei quali venuti dall’estero e 1.099.522 fra cittadini sauditi e stranieri residenti nel regno. Un aumento complessivo del 5 per cento rispetto alle presenze registrate nel 2010. Per garantire l’ordine pubblico, sono stati dispiegati centomila agenti delle forze di sicurezza e diciassettemila vigili urbani. I riti sono stati trasmessi da venticinque televisioni satellitari in tutto il mondo e, per la prima volta, milioni di persone hanno potuto vivere l’esperienza dell’Hajj collegandosi con un click alla piattaforma per la condivisione dei video arrivati direttamente dal canale «YouTube». Tutto grazie a un accordo sottoscritto da «Google», a cui fa capo il popolare sito di condivisione di immagini, con il ministero saudita della Cultura e dell’Informazione.

L’Hajj comincia l’ottavo giorno del mese di Dhu al-Hijjah del calendario lunare, iniziatosi il 28 ottobre. In un comunicato, l’Unione delle comunità islamiche d’Italia (Ucoii) ricorda che «le ricorrenze islamiche non possono essere mai soltanto ritualità, per quanto sacre e ineludibili, ma anche momento di unità, riflessione e generosità per i più poveri e oppressi della Umma e di tutta l’umanità». Nei primi dieci giorni di questo mese lunare, Allah «ha posto tesori di benedizione e di perdono»; l’invito dell’Ucoii ai fedeli musulmani è dunque «a non perdere l’occasione di meritarli».

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