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Quarantamila sfollati
a Mosul

· ​In fuga dalla battaglia ·

Civili iracheni abbandonano Mosul (Ap)

Sono più di 40.000 le persone sfollate da Mosul, nell’Iraq settentrionale, nella settimana in cui le forze irachene sostenute dai raid aerei della coalizione militare internazionale a guida statunitense stanno intensificando l’offensiva per liberare la città dal cosiddetto stato islamico (Is). Il numero delle persone in fuga è aumentato rapidamente negli ultimi giorni anche perché la zona occidentale di Mosul, dove ora si concentra l’operazione militare, è quella più densamente popolata. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, il numero totale degli sfollati da Mosul è arrivato a 206.000 unità, contro i 164.000 del 26 febbraio scorso. Nei giorni scorsi le Nazioni unite hanno avvertito che oltre 400.000 persone rischiavano di rimanere senza una casa. Intanto prosegue l’avanzata delle forze irachene nella zona occidentale della città, dove è stato riconquistato un secondo ponte sul fiume Tigri, quello di Al Hurriya. Lo rendono noto fonti militari irachene e curde precisando che il ponte sottratto al controllo dell’Is, il secondo in cinque giorni, collega la zona più antica della città ai suoi quartieri meridionali, riconquistati a gennaio dopo un centinaio di giorni di battaglia. Da stamani le truppe irachene si stanno dirigendo verso gli edifici governativi nella parte occidentale di Mosul. In queste ore si stanno registrando gli scontri «più pesanti» mai visti dall’inizio della nuova avanzata in città cominciata il mese scorso, ha detto il comandante iracheno della polizia federale. Il 19 febbraio è iniziata l’offensiva per liberare pure l’area occidentale della città. Mosul è l’ultima roccaforte dell’Is in Iraq ed è stata conquistata dai jihadisti nel giugno del 2014. Secondo il Comitato internazionale della Croce rossa, nella battaglia sarebbero state utilizzate anche armi chimiche. 

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