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Quaranta anni di collaborazione

· Le relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Benin ·

I quarant’anni di relazioni diplomatiche fra il Benin e la Santa Sede devono molto all’esperienza quotidiana della laicità nel Paese. Questa è anche una delle ragioni dell’apertura dell’ambasciata del Benin presso la Santa Sede. La percezione della laicità nel Paese si può analizzare alla luce della definizione che ne danno i Padri della Chiesa.

Il principio di laicità esprime la responsabilità dello Stato di assicurare e di garantire il buon esercizio della libertà di culto, di permettere alle diverse religioni di apportare il loro contributo all’edificazione della nostra società e ai molteplici dibattiti che vi si svolgono. Il Papa sottolinea, con fine capacità di analisi, che se si vuole evitare un ripiegamento difensivo e aggressivo da parte delle comunità religiose, bisogna adottare una laicità basata sul dialogo che permetta a ognuno di trovare il proprio posto nella società.

Durante la presentazione delle mie lettere credenziali al Santo Padre, il 28 maggio 2010, mi ha colpito l’analisi fatta da Benedetto XVI dell’esperienza della laicità nel mio Paese, il Benin. «Venti anni fa, nel febbraio 1990, si riuniva la Conferenza delle forze vive della Nazione. Questo importante evento — che non era solo politico, ma che testimoniava anche la relazione intima fra la fede e la sua espressione nella vita pubblica del Benin — ha determinato il vostro futuro e continua a ispirare il vostro presente. Chiedo a Dio di benedire gli sforzi di tutti coloro che lavorano all’edificazione di una società fondata sulla giustizia e sulla pace, nel riconoscimento dei diritti di tutte le componenti della Nazione. Per la realizzazione di un simile ideale occorrono unione fraterna, amore per la giustizia e valorizzazione del lavoro».

In modo singolare, nel campo diplomatico, il legame fra la fede e la sua espressione nella vita pubblica si spiega in Benin con la qualità del dialogo strutturato e le prospettive delle relazioni. Ma prima facciamo la conoscenza del Benin in materia religiosa.

Le religioni nel Paese

La Costituzione garantisce la libertà religiosa e il Governo in generale rispetta questo diritto e gli garantisce un fondamento politico. Si sforza di tutelarlo contro le violazioni degli individui o dello Stato e favorisce la libera pratica dei culti. Le relazioni solitamente buone fra i vari gruppi religiosi hanno contribuito a un reale radicamento della libertà di religione nel Paese. Secondo un sondaggio effettuato nel 2002, il 27 per cento della popolazione è di fede cattolica, il 24 per cento musulmana e il 18 per cento pratica il culto vudù, che ha le sue origini proprio in questa parte dell’Africa. Altri gruppi religiosi sono a loro volta rappresentati nel Paese. In base all’articolo 2 della Costituzione, che proclama la laicità dello Stato, le scuole pubbliche non sono autorizzare a impartire un insegnamento religioso. I gruppi religiosi sono tuttavia autorizzati a fondare scuole private.

Nel settembre 2007, rivolgendosi ai vescovi del Benin in visita ad limina a Castel Gandolfo, Papa Benedetto XVI ha dichiarato: «per evitare di vedere svilupparsi qualche forma d’intolleranza e per prevenire qualsiasi violenza, è opportuno incoraggiare un dialogo sincero, fondato su una conoscenza reciproca sempre più vera». Nel suo discorso, il Santo Padre ha anche ricordato ai vescovi che il dialogo fra cristiani e musulmani deve essere caratterizzato da «relazioni umane rispettose, un’intesa sui valori della vita e una cooperazione reciproca in tutto ciò che promuove il benessere comune». A questo riguardo ha poi fatto notare che «un tale dialogo esige anche la preparazione di persone competenti per contribuire a conoscere e a comprendere i valori religiosi che abbiamo in comune e a rispettare lealmente le differenze». Facendo tutto ciò ormai parte della realtà del Paese, il Papa ha espresso la sua soddisfazione nel constatare l’«atmosfera di comprensione reciproca» che caratterizza le relazioni fra cristiani e musulmani in Benin.

Il dialogo strutturato

I fini perseguiti dalla Chiesa e dagli Stati non sono dello stesso ordine; la Chiesa e lo Stato, ognuno nel suo ordine, sono «società perfette», che hanno di conseguenza diritti, strumenti e leggi propri, ognuno nell’ambito di sua competenza. L’una e l’altro devono anche preoccuparsi del bene di colui che è comune a entrambi: l’uomo, chiamato da Dio alla salvezza eterna e che si trova in questo mondo per ottenere, con l’aiuto della grazia divina, tale salvezza con il suo agire, che deve tendere alla propria prosperità ma anche a quelle dei suoi simili, in una vita comune pacifica (cfr. Paolo VI, lettera apostolica Sollecitudo omnium ecclesiarum ).

Il bene delle persone e delle comunità umane è incoraggiato da un «dialogo strutturato» fra la Chiesa e le autorità civili, che trova espressione anche nella stipula di accordi reciproci (le missioni diplomatiche a Cotonou e a Roma sono strumenti molto importanti di tale dialogo). Tale dialogo tende a stabilire o a rafforzare rapporti di comprensione e di collaborazione reciproci, come pure a prevenire o a risolvere eventuali dissensi, avendo come obiettivo quello di contribuire al progresso di ogni popolo e di tutta l’umanità nella giustizia e nella pace.

Diversi strumenti permettono tale dialogo, in particolare l’instaurazione di relazioni diplomatiche e l’invio di missioni.

Instaurazione di relazioni diplomatiche

La Repubblica del Benin ha ottenuto l’indipendenza il 1º agosto 1960. Il 23 febbraio 1961, il signor Oke Assorba, allora ministro degli Affari esteri, ha indirizzato al cardinale Domenico Tardini una lettera mediante la quale il Benin ha avviato i negoziati per l’instaurazione di relazioni diplomatiche. Il responso favorevole della Santa Sede è stato dato nel maggio 1971. Il comunicato congiunto che ha decretato l’instaurarsi delle relazioni diplomatiche fra i due Stati è stato letto il 30 giugno 1971. Appena stabilite, le relazioni furono interrotte in modo unilaterale dal governo militare rivoluzionario del Benin. Ma in realtà, la decisione fu solo teorica perché in pratica la Santa Sede continuò la sua missione nel Paese con la mediazione dei vescovi, dei religiosi e delle religiose dei vari ordini. In effetti, secondo il Codice di diritto canonico «Il Pontefice romano ha il diritto, indipendentemente dall’autorità civile, di inviare suoi legati con o senza giurisdizione, in tutte le regioni del mondo». La sovranità internazionale viene così considerata insita nella natura stessa della Santa Sede, come hanno riaffermato i Patti lateranensi dell’11 febbraio 1929 fra la Chiesa e lo Stato Italiano.

L’invio di missioni

Il testo dell’articolo 2 della Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche distingue due situazioni: l’instaurazione di relazioni diplomatiche e l’invio di missioni diplomatiche permanenti, anche se la seconda, in effetti, non è altro che una modalità della prima. Le missioni, inoltre, sono di due tipi: quelle permanenti e quelle speciali. Da notare che la sede della nunziatura apostolica nel Benin è stata aperta nel 1993, mentre la rappresentanza diplomatica del Benin presso la Santa Sede si trova a Roma dal 2010.

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