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Quanto è difficile  la vita del rifugiato

· Oltre 170.000 persone dovranno abbandonare gli Stati che le ospitano ·

Sono 172.300 i rifugiati che entro il 2011 dovranno per motivi di sicurezza lasciare il Paese in cui sono stati accolti ed essere ricollocati in un Paese terzo. Lo rivela uno studio pubblicato ieri dall'alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e nel quale si sottolinea come il numero in questione sia quello dei soli soggetti più vulnerabili e per i quali è improrogabile trovare un posto in cui possano vivere. In conseguenza di tale situazione, l'Unhcr esorta i diversi Paesi ad aprire le loro porte rivedendo le quote d’ingresso.

Nel presentare lo studio, il portavoce dell’Unhcr, Andre Mahecic, ha sottolineato come la gran parte dei rifugiati che non possono rientrare nei loro Paesi di origine riescano a integrarsi nei Paesi in cui vengono accolti. Tuttavia per alcuni — appunto 172.300 secondo le previsioni per il 2011 — così come è impossibile rimpatriare è anche impossibile integrarsi, per motivi di sicurezza, di religione o di contesto sociale. Secondo lo studio dell'Unhcr, sono iracheni e birmani i più numerosi tra i rifugiati che necessitano di essere ricollocati. A tale proposito il rapporto cita il caso di alcuni cittadini iracheni che, dopo essere giunti in Siria e in Giordania, hanno chiesto di insediarsi in un altro Paese in quanto si sentivano minacciati per motivi etnici. Proprio per affrontare questa situazione, l'Unhcr ha indetto una riunione a Ginevra che si terrà da oggi a giovedì e alla quale sono state convocate rappresentanze sia di Governi sia di organizzazioni non governative particolarmente impegnate in questo settore.

Il maggior numero di rifugiati si trova in Paesi asiatici e africani, mentre è nettamente minore quello di quanti trovano asilo nel nord del mondo. In particolare, l'Unhcr giudica insufficienti e troppo restrittive le politiche praticate da numerosi Paesi, soprattutto in considerazione del fatto che — anche a causa dei flussi misti di mobilità umana di profughi e di migranti economici — la specifica condizione dei richiedenti asilo non viene sempre indagata in modo adeguato e spesso molti Governi tendono a considerarla solo un aspetto della questione delle migrazioni.

Tuttavia, anche in questo settore non mancano tentativi di razionalizzare e di rendere omogenei gli approcci dei Paesi, soprattutto europei. La questione del reinsediamento, per esempio, è tra quelle previste dalla costituzione dell'apposito Fondo europeo per i rifugiati, previsto per il periodo 2008-2013. Ciò nonostante, nel 2008, ultimo anno con dati certi, sono stati reinsediati in uno Stato dell'Unione europea appena 4.378 rifugiati, cioè solo il 6,7 per cento dei circa 65.000 ai quali è stata data questa possibilità nei diversi Paesi del mondo.

Da più parti, all'interno della stessa Unione eurpea e nelle organizzazioni internazionali, si sollecita di conseguenza un maggiore impegno europeo, anche perché le esigenze di reinsediamento stanno crescendo senza un aumento corrispondente dei posti resi disponibili dagli Stati, come aveva a suo tempo sottolineato la stessa Commissione europea.

La Commissione, anche di recente, ha sollecitato un rafforzamento delle capacità degli Stati membri di sviluppare, monitorare e valutare le rispettive politiche di asilo, nel rispetto degli obblighi loro imposti dalla normativa comunitaria vigente e futura relativa al regime comune in materia di asilo, in particolare al fine di avviare una cooperazione pratica tra gli Stati membri.

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