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Quante incongruenze per Sant'Agata

· Non convincono le spiegazioni date dai curatori dell'esposizione che a Catania ha presentato un presunto disegno inedito ·

Lo scorso 10 dicembre è stata inaugurata al Castello Ursino di Catania una mostra di Modigliani con venticinque disegni, tre oli su tela, cinque sculture e un inedito ritratto di sant'Agata: un disegno «realizzato» a Parigi da Modigliani nel 1919. Sul comunicato stampa tale «ritratto» si diceva realizzato «sul retro di una lettera indirizzata a Modigliani da un prelato di Noto» e incuriositi abbiamo chiesto le immagini ad alta risoluzione del disegno e della lettera.

Dopo aver esaminato la presunta Agatae , quasi dispiaciuti, temendo di «freddare gli entusiasmi dei catanesi», l'8 dicembre sulle pagine di questo giornale abbiamo espresso alcune perplessità. Innanzitutto il testo della lettera, dichiarato illeggibile dai curatori. Solo noi — e per primi — lo abbiamo decifrato. Si tratta di un nulla osta che monsignor Giovanni Blandini, vescovo di Noto, ha concesso nel 1879 — Modigliani nasce nel 1884 — alla vedova Michela Agnile di Spaccaforno, affinché potesse contrarre un nuovo matrimonio con Santo Nigro.

Riguardo al disegno, dopo aver fatto qualche considerazione sul «tratto» e sulla datazione, abbiamo espresso perplessità sulle lettere capitali che lo coronano. Sospetta ci appariva l'importanza data da un ebreo sefardita all'acronimo msshdepl ( Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo et Patriae Liberationem) . Infatti solo i «devoti» catanesi ne conoscono il significato.

Per non parlare della firma che rispetto alle altre di Modigliani con la «m» arrotondata, si presenta puntuta.

Ma la mostra è stata organizzata e curata dal Modigliani Institut Archives Légales, quindi ci saremmo aspettati risposte documentate e inconfutabili. Invece sono state date sui media locali spiegazioni confuse, spesso precedute da un «probabilmente».

Ricordando che nella prima versione del comunicato stampa si asseriva che la lettera era stata spedita a Modigliani da un prelato di Noto, che tale lettera risultava «indecifrabile» e che era stata acquistata a un'asta assieme a un lotto di documenti antichi, sottolineiamo che in una versione il «collezionista» risulta essere italo-argentino, in una seconda italo-londinese, tanto da obbligare gli organizzatori a recarsi a Londra, in una terza solo italiano. Tale A. C. di Milano.

Ciò premesso, le spiegazioni che chi di dovere si affanna a dare in varie interviste, risultano sempre più confuse e contraddittorie, tanto da diventare variazioni «fumogene» sul tema.

Versione 1 — Da Catania il fratello Umberto ha spedito la lettera ad Amedeo perché bisognoso di supporti per disegnare (ma non era stato il Vescovo a scrivere? Una frase estrapolata dal diario della madre non dimostra in alcun modo che il fratello sia stato a Catania, né si conosce un epistolario «siciliano» tra i due fratelli).

Versione 2 — La lettera gli viene recapitata perché Umberto sapeva che doveva sposarsi e aveva bisogno di un nulla osta (fatto surreale, visto che l'artista era ebreo. Inoltre è destituito di ogni fondamento: la lettera è datata 1879 e si riferisce a terze persone).

Versione 3 — La lettera potrebbe essere stata comprata dallo stesso Modigliani (come può un documento «riservato» dell'Archivio Diocesano di Noto finire a Parigi nel 1919, quando monsignor Blandini era appena morto?).

Versione 4 — L'artista ha riutilizzato un «magnifico supporto», perché subito dopo la guerra la carta di qualità scarseggiava (come si dimostra il saccheggio dell'archivio di una remota diocesi italiana per rivenderne la «pregiata carta» agli artisti parigini?).

Versione 5 — Modigliani disegnava su supporti occasionali, quindi non stupisce che abbia usato questa lettera (non si discute sugli «occasionali» supporti, ma sull'ipotesi che abbia avuto tra le mani questo foglio in particolare). Queste risposte costruite di volta in volta per rassicurare l'intervistatore di turno hanno creato un'opportuna confusione, sì da scoraggiare ogni analisi oggettiva degli stessi giornalisti, che infatti con grande enfasi hanno annunciato: «Sulle polemiche innescate da “L'Osservatore Romano”, se il disegno di Modigliani sia o vero o falso, si può glissare. Argomentate risposte assicurano che è autentico. Fugato ogni dubbio».

Fugato ogni dubbio? A noi le «argomentate risposte» sono sembrate più pretestuose che mai. A confutare le varie argomentazioni ci saremmo aspettati «documenti», non parole in libertà.

A questo punto avremmo anche lasciato che la questione trovasse nei posteri l'ardua sentenza, se la sera del 13 dicembre non fosse stato diramato un lancio dell'Ansa, in cui si dichiarava testualmente: «Nessun dubbio: l'inedito Agatae è di Modigliani (...) L'equivoco nasce su una lettera del 1876» ( sic! ).

Siamo convinti che l'Amministrazione catanese sia in assoluta buona fede e che comunque ha creato un'occasione di discussione culturale, ma ci permettiamo di dire che la mostra è un bluff molto più autentico delle opere esposte.

Partiamo dal Ritratto di Simone Thiroux , la madre del figlio prete di Modigliani. Quest'opera è stata giudicata falsa dalla celebre casa d'asta Lempertz di Colonia sulla base di analisi di laboratorio. Henrik Hanstein ha spiegato che tra le cause della dubbia autenticità dell'opera c'era non solo il supporto, una tela tessuta a macchina che ancora non era in uso nel 1917, ma anche la firma, applicata sopra la vernice finale. E vogliamo parlare delle cinque sculture esposte? A differenza di quelle attualmente in mostra al Mart di Rovereto, quelle di Catania non sono in pietra, ma fuse in bronzo. E non sotto la supervisione di Modigliani, ma su autonoma iniziativa degli Archivi Legali, che giustificano l'impresa appellandosi alla «Convenzione di Berna del 1932».

A parte il fatto che la Convenzione è del 1886, essa prevede la riproducibilità delle opere da parte degli eredi per settant'anni dalla morte dell'autore. Poiché quest'opzione nel caso Modigliani è scaduta il 24 gennaio 1990, tutte le fusioni non hanno obbligo di tiratura limitata e possono essere riprodotte all'infinito — da chiunque! — come qualsiasi souvenir purché, naturalmente, ci sia la scritta d'aprés . Quindi il valore commerciale di questi bronzi è puramente fittizio. Riguardo poi agli Archivi Legali, poniamo una domanda da archivisti. Come mai i suoi documenti sono sempre scritti da Modigliani ad altri e non, come sarebbe logico, al contrario?

La singolarità degli Archivi Legali consiste proprio nell'essere caratterizzata da documenti in «uscita» e non in «entrata». Per non parlare del fatto che sono quasi sempre cartoline. Per quali strade è mai arrivato a formarsi un simile fondo? Modigliani a Parigi non ha avuto una fissa dimora ed è improbabile che nel disordine della sua vita bohémienne conservasse qualsiasi tipo di corrispondenza. La prova ne è che aveva perso anche i documenti d'identità.

Visto che nella biografia scritta dalla figlia Jeanne nel 1958 si parla reiteratamente di senso di impotenza per l'assenza di documenti di capitale importanza e per la povertà di quelli esistenti, la costituzione di quest'archivio è frutto di ricerche successive? E di chi? La frustrazione è il sentimento più frequente che quel libro trasmette poiché Modigliani è morto lasciando agli storici soltanto le briciole della sua sofferta esistenza. Quella biografia è stata ristampata nel 1970, nel 1981 e nel 1984 restando sempre uguale alla prima edizione. Allora l'ipotetico recupero di documenti sarebbe avvenuto dopo la morte della povera Jeanne, che fino a quel giorno non possedeva nemmeno un'opera del padre?

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