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Quanta storia
nascosta in un catechismo

· ​Dall’Inghilterra edoardiana al Celeste impero ·

Tre secoli di storia del cristianesimo visti attraverso la lente dei catechismi, opere “di servizio”, apparentemente aride e scarne nella loro funzionalità manualistica; in realtà una miniera di informazioni interessanti per lo storico. Al tema «Funzioni, trasformazioni, adattamenti dei catechismi in Europa nei secoli XVI-XVIII» l’università La Sapienza di Roma ha dedicato un seminario dottorale che si è svolto il 4 e 5 giugno scorso; nel titolo si parla solo di Europa, ma in realtà gli interventi spaziano dall’Inghilterra edoardiana (il primo testo in lingua italiana pubblicato a Londra fu proprio un manuale per insegnare la fede cristiana, Cathechismo, cioe forma breve per amaestrare i fanciulli di Michelangelo Florio) alla Cina, dalla Francia giansenista alla Russia.

atteo Ricci raffigurato mentre indossa  uno “shenyi”, veste tradizionale cinese (XVII secolo)

Nel suo intervento «Ogni semplice chierico, o secolare, anche idiota è habile ad insegnarlo: la circolazione del catechismo negli stati cattolici europei», Gigliola Fragnito ha messo in evidenza, a partire dall’uso o meno dei catechismi di controversia, la diversità della situazione in Italia e oltre frontiera. Nel Belpaese progressivamente si restringono gli spazi per una formazione ampia, ritenendo necessario un apprendimento il più possibile mnemonico. Dal 1580 si vieta anche l’uso del volgare; scopo dei catechismi — che da Clemente VIII in poi si moltiplicano — è essenzialmente quello di moralizzare i comportamenti pubblici e privati; il testo ufficiale diventa la Doctrina christiana del Bellarmino. Diversa la situazione fuori dell’Italia, dove la forma della controversia è resa necessaria dalla presenza delle altre confessioni; tanto in Francia che in Spagna si resiste a lungo ad accettare il divieto dell’uso del volgare, fino ad ottenere il consenso del Papa.

Vincenzo Lavenia si è dedicato all’analisi dei compendi religiosi per i soldati, seguendo la storia di un genere poco studiato dal suo sorgere, nel Cinquecento, alla fine del Settecento. Particolarmente interessante uno Specchio di guerra del 1525: scritto da un frate, in volgare, con oltre duecento passi dell’Antico Testamento per esortare a combattere insieme al Dio degli eserciti. In Inghilterra, dal 1588 in poi vengono pubblicati diversi catechismi per militari inglesi; durante la guerra civile ci sono spesso parodie del soldato cattolico e testi contrapposti per teste rotonde e truppe parlamentari.

Michela Catto ha invece preso in esame i primi compendi dei missionari nel Celeste impero. I catechismi creati ad hoc erano testi molto sofisticati in cui si spiegavano le nozioni fondamentali della fede ricorrendo ai principi della ragione naturale. Com’era nella tradizione dell’Occidente, anche per la Cina si adottò la forma dialogica.

«Qui il dialogo — spiega Michela Catto — non avveniva però tra il maestro e il discepolo, ma tra il maestro (il letterato occidentale cristiano) e il letterato cinese, aspetto che conduceva per sua natura ad accentuare il carattere apologetico e ovviamente i contenuti filosofici, considerati le vere fondamenta dell’approccio e della spiegazione del cristianesimo per il mondo cinese. Questi testi servivano a convertire, non a educare i più piccoli».

La produzione dei primi catechismi risente di tutte le sfide nate dall’incontro con la Cina: l’apprendimento della lingua, nei primi anni necessariamente ancora rudimentale, la non piena padronanza delle dottrine filosofico-religiose cinesi (del confucianesimo, del taoismo, del buddismo), e dei mutamenti della politica missionaria della Compagnia di Gesù impegnata nella scelta — e nella previa comprensione e valutazione — di un proprio interlocutore tra gli orientamenti religiosi della Cina.

Il confronto fra i primi due catechismi approntati dai gesuiti per il Celeste impero, quello di Michele Ruggieri — il primo stampato in lingua locale — e quello di Matteo Ricci, Tianzhu shiyi (Il vero significato del Signore del Cielo), mostra ad esempio un progressivo avvicinamento al confucianesimo, e una altrettanto progressiva presa di distanza dal buddismo. 

di Silvia Guidi

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18 febbraio 2019

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