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Quando tornano le campane

· ​In mostra a Spoleto trenta capolavori della Valnerina ·

L’espressione «religioso silenzio» assume spessore palpabile quando si visita la mostra Tesori dalla Valnerina, allestita nel Salone d’onore della Rocca Albornoziana – Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, fino al 30 luglio 2017. È questo l’atteggiamento condiviso dai molti visitatori dinanzi alle trenta opere d’arte e ai manufatti salvati e restaurati dopo il sisma del 2016, intervallati da audiovisivi che testimoniano le condizioni spesso drammatiche del loro recupero. 

Luca e Andrea Della Robbia,  «Annunciazione» (inizio XVI secolo)

Il monumento spoletino, sede museale e contesto tra i più simbolici dello storico melting pot europeo (conserva tra l’altro vestigia e reperti d’epoca longobarda e tardoantica), si presta a significare il valore, la vitalità e l’unicità di ogni singolo pezzo esposto. La mostra (a cura di Marica Mercalli, Antonella Pinna e Rosaria Mencarelli) è pensata col criterio della rappresentatività, scegliendo trenta esemplari (sculture, dipinti, oggetti liturgici, oreficeria, arredi, documenti) molto espressivi e significativi per genere, provenienza, tipo di intervento eseguito. Un ventaglio di situazioni di salvataggio, realizzate attraverso l’aiuto offerto dai Musei vaticani e da sponsor privati e istituzionali.
L’evento si inserisce nel programma Scoprendo l’Umbria: «la ricchezza del patrimonio culturale della Valnerina costituisce un esempio, tra i più efficaci, di un potenziale museo diffuso, detto anche ecomuseo, inteso quale sistema culturale integrato, situato in un territorio esteso, dove ricchezza naturalistica e pregio architettonico si integrano in armonia ed equilibrio perfetto, determinando ambienti di vita tradizionali e caratteristici» (Biganti).
I Tesori della Valnerina si aggiungono alle opere già esposte in precedenza, gli Ospiti in Rocca, primo segno tangibile di una volontà di ripresa che ha coinvolto anche Lazio e Marche. Durante il periodo della mostra è possibile prenotare visite guidate al deposito spoletino di Santo Chiodo, dove sono ospitate la maggior parte delle opere danneggiate. Metà del ricavato contribuirà al finanziamento dei restauri.

di Isabella Farinelli

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12 novembre 2019

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