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Quando a sognare sono i libri

· Raccolti in un volume i dieci racconti finalisti della prima edizione di «Che Storia!» ·

«I libri sognano» diceva Ennio Flaiano e quando questo accade noi lettori riusciamo a sognare insieme a loro. È il caso di Tutta un’altra storia (Roma, La Lepre Edizioni, 2018, pagine 150, euro 10,00), un volumetto che raccoglie i dieci racconti finalisti della prima edizione di Che Storia! concorso nazionale di scrittura riservato al triennio conclusivo delle scuole secondarie di secondo grado. L’iniziativa, coordinata con grande passione dallo storico Amedeo Feniello e dallo studioso di letteratura Pietro Petteruti Pellegrino, si deve all’Accademia dell’Arcadia, all’Istituto storico italiano per l’età moderna e contemporanea e all’Istituto di storia dell’Europa mediterranea del Consiglio nazionale delle ricerche, con la generosa presenza di Rosanna Pettinelli, Marcello Verga e Anna Maria Oliva che hanno sostenuto il progetto. Come sempre la sinergia tra enti che possono e persone di buona volontà che vogliono permette di ottenere il possibile e a volte anche l’impossibile. 

Lo scrittore Ennio Flaiano

L’esperienza ha dimostrato che per gli allievi delle scuole superiori scrivere racconti su temi o personaggi storici è una modalità più coinvolgente di apprendimento e insieme un’opportunità di crescita culturale e civile. Questo perché, come osserva nella presentazione Luigi De Pascalis, se la storia non è maestra di vita «è comunque un antidoto alla smemoratezza» e «uno strumento didattico potente». Fidando su questa premessa e con l’obiettivo di contribuire a rinnovare lo studio e l’insegnamento delle discipline storiche e letterarie, è stato progettato questo concorso che si è rivelato un’affascinante occasione di conoscenza e di scrittura.
Suggestivi e ricchi di prospettive i due argomenti selezionati: le Storie di storia minore, frammenti di storia locale che legati diventano grande Storia e favoriscono il sentimento di appartenenza a un luogo o a una comunità e quello drammaticamente attuale de Le vittime collaterali. «Quando gli elefanti lottano tra loro, è l’erba a subire le peggiori conseguenze» recita il proverbio citato dal sociologo Zygmunt Bauman per spiegare l’immane tragedia dei tanti esseri umani vittime non intenzionali di conflitti intenzionali. Felice la scelta di dar vita a un concorso collettivo, con racconti scritti non da singoli alunni, ma da gruppi di ragazzi appartenenti a una o più classi e con la guida di almeno un insegnante. Il racconto di un singolo avrebbe potuto essere la competizione che divide o la solitudine di chi è più dotato di competenze linguistiche, storiche, letterarie. Un racconto a più mani significa condividere un progetto, imparare la difficile arte del dialogo e del confronto, incontrarsi su parole che racchiudono idee e sentimenti mentre si rafforzano legami e nella reciprocità prendono luce i talenti. Insieme gli alunni e insieme gli alunni e i docenti: è proprio “insieme” l’avverbio che fa di questa storia «tutta un’altra storia». Felice anche la decisione di non concludere il concorso con una semplice graduatoria di merito e una cerimonia di premiazione. Realizzare un volume con i racconti finalisti significa sottrarre questa esperienza didattica alla sovranità di una materia e dei saperi quantitativi e proiettarla alla confluenza di un incrocio vitalissimo tra scuola, ricerca ed editoria.
Stupisce la qualità delle storie per l’ampiezza della riflessione, l’intensità della scrittura, l’adesione sentimentale alle vicende narrate che non è mai assegnare alla fantasia un ruolo protagonista, perché si chiede aiuto alla letteratura solo quando la storia ha finito di raccontare i fatti. In una geografia ben rappresentativa della penisola — da Udine a Messina — tanta memoria prende vita in queste pagine dove il passato contiene anche molto presente. Il ricordo della statunitense Margaret Fuller pioniera del giornalismo (Istituto d’istruzione superiore “Via Albergotti” di Roma), la presa di Roma nel 1870 (Liceo scientifico «Augusto Righi» di Roma), il ruolo dei Giusti nella Shoah (Liceo linguistico «Primo Levi» di San Giuliano Milanese), la violenza dei nazi-fascisti e la Resistenza (Liceo scientifico «Archimede» di Messina, Liceo scientifico-linguistico «Cuoco-Campanella» di Napoli, Liceo classico «Jacopo Stellini» di Udine), solo per citarne alcuni.
Un racconto nel racconto è poi la nota metodologica elaborata dai docenti con la descrizione delle modalità di lavoro che hanno preceduto e accompagnato la stesura delle storie (fonti, ricostruzione dei contesti, visite didattiche ai luoghi delle vicende, contatti con altre istituzioni di riferimento). Sono pagine di grande intensità, molto più che un semplice resoconto, che rivelano il forte coinvolgimento di allievi e docenti in questo progetto: il bilancio positivo di Franco Pignatti, il valore di un no per opporsi all’odio e alla violenza di Rita Borali, la bellezza di scoprire nei propri studenti entusiasmo e capacità di fatica di Paolina Guccione, la consapevolezza del valore di questa esperienza formativa di Vincenzo Albano. Pagine che confermano l’eccellenza di tanti insegnanti che, nonostante la crisi profonda della figura del docente nella scuola di oggi, che è crisi complessiva di ruolo, autorevolezza, prestigio sociale, continuano a vivere l’insegnamento con uno slancio straordinario, che è insieme etico e professionale. È grazie al loro appassionato, tenace e spesso misconosciuto impegno se la scuola non fornisce solo saperi, ma diventa luogo di comunicazione nella reciprocità, educando, per usare le parole del filosofo Edgar Morin, alla «cittadinanza terrestre», dove l’avventura della conoscenza coincide con la formazione della coscienza, per crescere ragazzi solidali e responsabili, capaci di opporsi alla violenza, all’esclusione, all’indifferenza.
Mentre procede la lettura queste pagine restituiscono un’immagine della scuola che autorizza molte speranze: studenti impegnati e coinvolti che quando prendono la penna in mano convincono e in qualche caso commuovono e docenti che non si risparmiano per stimolare, fuori dal perimetro stretto della didattica quotidiana, la creatività, la sensibilità, la capacità di ascolto e di racconto. È il sogno, parafrasando il titolo del volume, di Tutta un’altra scuola dove cominciare a costruire un mondo migliore.

di Francesca Romana de'Angelis

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19 luglio 2019

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