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Quando si viaggiava per biblioteche

· Storia architettonica di un'istituzione universale ·

Stiamo diventando pigri. La possibilità di disporre, con una semplice pressione del dito sulla tastiera, di innumerevoli cataloghi on line ma anche di crescenti moltitudini di manoscritti e stampati digitalizzati e consultabili, spesso in più che dignitosa risoluzione, sui computer di casa ha chiuso un’epoca e ne ha aperto un’altra. Gli itinera eruditi, le Archivreisen sembrano definitivamente tramontati.

Stiamo vivendo una de-materializzazione delle biblioteche, destinate a divenire un non-luogo perché ormai sono ovunque e da nessuna parte. Un trapasso epocale, quello della rivoluzione digitale, forse più radicale del passaggio dal rotolo al codice o dal manoscritto alla stampa, paragonabile per la sua inedita novità alla soglia oltrepassata quando dall’oralità si passò alla scrittura. Se per il mondo delle biblioteche gli scenari del futuro sono imprevedibili, quelli del passato sono ben rappresentati dal volume dello storico oxoniense dell’architettura James W.P. Campbell e del fotografo Will Pryce La biblioteca. Una storia mondiale (Torino, Einaudi, 2014, pagine 328, euro 75). Pubblicato nel 2013 da Thames & Hudson, il volume è un inedito viaggio nelle biblioteche come luoghi fisici, dagli archivi mesopotamici alle biblioteche cinesi contemporanee. Un «panorama dell’intera storia dell’architettura bibliotecaria» che ancora mancava, a parte le classiche ma ormai invecchiate pagine di John Willis Clark in The Care of Books (1901) e quelle più recenti (1976) di Nikolaus Pevsner in A History of Building Types (1986).

Campbell e Pryce hanno visitato ottantadue biblioteche in ventuno Paesi. Per una sintesi, che racchiude migliaia di anni in poco più di trecento pagine articolate in otto capitoli con centinaia di straordinarie fotografie, hanno selezionato le biblioteche più significative, fra Oriente e Occidente, con impostazione prevalentemente cronologica e ampie digressioni su temi particolari. La storia degli edifici comporta l’esame della forma del libro, delle terminologie utilizzate per descrivere le biblioteche, dell’arredamento che le caratterizza, delle diverse modalità di conservazione libraria. Ma non si creda che i mutamenti si riducano al passaggio dalla biblioteca «a leggio» o «a stalli» al «sistema a muro», che è poi quello oggi prevalente, o dalla posizione orizzontale a quella verticale dei volumi.

Il merito di Campbell è di evitare un’ottica esclusivamente eurocentrica per gettare sguardi curiosi e informati anche sulle biblioteche orientali, dalle raccolte dei «Tripitaka Koreana» alle collezioni dei «sutra» buddisti, dalle ricche collezioni dell’Asia sud-orientale alle biblioteche islamiche di Córdoba, Baghdad e del Cairo. E si constata che, se bello e ricco è il contenuto, talvolta spettacolare è il contenitore, fra i capolavori dell’architettura anche novecentesca (si rimane, per esempio, senza parole davanti alle immagini degli interni della Beinecke Library dell’Università di Yale, 1963).

Cassapanche, nicchie, «armaria», leggii e catene, lettori in piedi e seduti, piante longitudinali e centrali, bibliotecari versus architetti... Il senso di vertigine che accompagna il lettore nel viaggio rapido ma accurato è dominato dalla coscienza di un costante mutamento. Se oggi viviamo un’accelerazione particolare, la storia ci insegna che ogni epoca ha vissuto mutamenti profondi e costanti.

E se oggi il libro e quindi la biblioteca appaiono in pericolo (per la convergente concomitanza di avvento del digitale, crisi economica e dell’istruzione, tagli alla spesa pubblica che colpiscono le biblioteche sovvenzionate e fanno parlare di morte della biblioteca come istituzione sociale), Campbell sembra convinto che il suo volume non sia «una sorta di monumento commemorativo a un tipo di edificio ormai abbandonato». Mentre in Europa si assiste alla chiusura di biblioteche pubbliche, in altre parti del mondo, come in Cina, se ne costruiscono di nuove (come la biblioteca Liyuan, a Jiaojiehe, a due ore di automobile da Pechino).

Di libri se ne stampano ogni anno più che in ogni era precedente (la loro lettura è un altro discorso e varia da Paese a Paese). «Forse, in futuro, il mondo passerà completamente ai libri digitali, nel frattempo, però, si renderà necessaria la conservazione di una quantità di libri cartacei senza precedenti». Insomma, sembrano affermare Campbell e Pryce, libro e biblioteche sicuramente cambieranno ma non spariranno perché connaturali all’umano, al suo bisogno di sapere, conoscere e pensare, di incontrare il passato e di sognare il futuro. Non a caso biblioteche, templi e chiese non esistono nel regno animale.

di Paolo Vian

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