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Quando Seneca firmò la cioccolata

· In mostra a Perugia un artista della grafica ·

Il gatto a tre zampe tigrato verde e nero, la nonna gomitolo, il cigno sulla lavabiancheria, la luce a gas spiovente che fa tutt’uno con la figura femminile che l’accende, l’uovo di cioccolata con la sciarpa, il tondo viso infantile illuminato di sotto in su dalla pastina glutinata: chi non riconosce in queste icone, subito classiche, la mitologia della nascente società industriale italiana; prodotti-segno di tale efficacia popolare ispirare personaggi letterari (per dirne una, Pellegrina Pibigas è la “maschiaccia” di un romanzo di Giuseppe Pederiali ambientato nell’Emilia degli anni Cinquanta).

Federico Seneca, «Manifesto per Talmone» (Treviso, 1934)

Una parabola esclusiva del passato recente è la mostra appena inaugurata a Perugia, alla Galleria Nazionale dell’Umbria, dedicata a Federico Seneca (1891-1976), Segno e forma nella pubblicità (aperta fino al 4 giugno), a cura di Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del m.a.x. museo di Chiasso, e Marta Mazza, direttrice del Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso. Oltre trecento fra manifesti, pieghevoli, locandine, cartoline, illustrazioni di copertina, bozzetti (inclusi quelli scultorei), insegne, cartelli, libri, riviste, provenienti da varie raccolte tra cui la stessa Collezione Salce, l’Archivio storico Buitoni-Perugina e la collezione e l’archivio degli eredi (il catalogo bilingue italiano-inglese è pubblicato da Silvana Editoriale).
Nato a Fano, Federico Seneca studia belle arti a Urbino e si forma una solida cultura. Nel 1912 è docente di disegno e firma i cartelloni pubblicitari per la stazione balneare, di tono liberty ma che, ammirandone la nitida e quasi severa plasticità (a contrasto con il soggetto apparentemente frivolo) non sarebbero sfigurati nella mostra dedicata alle reminiscenze di Piero della Francesca.

Seneca in effetti, come ricorda il figlio Bernardino, è anzitutto scultore e, prima della traccia sulla carta, prepara bozzetti tridimensionali (splendidi quelli in mostra) e solo dopo aver studiato come ne spiove la luce disegna le figure sobrie e dense, molte delle quali rimangono, a loro volta, scolpite nell’immaginario.

di Isabella Farinelli

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20 novembre 2019

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