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Quando parole
e immagini
nascono insieme

· L’arte polisemica di Ferdinando Scianna ·

Nella lingua greca la parola gramma indica contemporaneamente la scrittura alfabetica e la riproduzione in immagini della realtà. Non è una casuale omonimia come lo è per le parole italiane credenza (mobile da cucina e opinione) o riso (pianta della famiglia delle graminacee e particolare configurazione del volto). È il segno della individuazione di una profonda parentela semantica. Il gramma scrittura e il gramma figura pittorica, nella filosofia depositata nella lingua greca, sono due modalità differenti, ma anche complementari, con cui l’essere umano pensa il senso della vita e del mondo.

 ©Ferdinando Scianna, «A Child playing» (Vietnam, 1993)

I libri recenti di Ferdinando Scianna sono belli esempi del felice andirivieni tra pratica dello scrivere e pratica del fabbricare immagini con la macchina fotografica. Le immagini fotografiche non vi svolgono la funzione di illustrazioni del testo scritto e il testo scritto non è la didascalia della fotografia. Parole e immagini si completano e si arricchiscono a vicenda. Se togliete lo scritto impoverite o snaturate il senso della fotografia, se rimuovete l’immagine fotografica rendete banale il testo scritto.

È da poco in libreria l’ultimo dei libri grammaticali (nel senso greco della parola) di Scianna: Il dolore vissuto (Catania, Le Farfalle, 2017, pagine 40, euro 10). Il tema si presta particolarmente a una riflessione bimodale. Cosa mai può essere il dolore detto e mai rappresentato? O un dolore rappresentato ma non accompagnato dalle domande sul suo senso? Il dolore, se è dolore vissuto, è sempre dolore rappresentato e verbalizzato.

Sarebbe facile documentare questo principio con la storia narrativa e iconica (è possibile staccare l’una dall’altra?) del Cristo in croce. Non è da escludere che la fenomenologia dei dolori rappresentati con parole e immagini da Scianna sia una delle tante continuazioni di quella storia, presente anche nelle menti laiche.

Estraggo dal libro alcuni esempi in cui l’inseparabilità di parole e immagini è particolarmente evidente. Che ci stanno a fare in un libro sulla sofferenza umana le immagini di una bambina che contenta e gioiosa gioca con dei pezzi di legno o di una giovane donna dallo sguardo niente affatto sofferente?

Leggete il testo che accompagna e integra la fotografia della bambina. «Questa bambina che gioca felice l’ho fotografata ad Ho Chi Minh Ville (…). Era in un istituto, tra il ricovero e la prigione, dove venivano raccolti i bambini di strada senza tetto senza famiglia. Come cani randagi, affamati. Ma datele due pezzi di legno e la ricerca della felicità ricomincia».

Oppure leggete il testo con cui viene reso visibile il dolore nell’immagine della giovane donna bella e dallo sguardo riflessivo. «Una ragazza di Kami, meno di un villaggio, un accampamento di minatori sulle Ande boliviane, alla quale chiesi che cosa desiderasse dalla vita, mi rispose che sperava di trovare un uomo che non la picchiasse troppo».

I libri grammaticali di Scianna fanno toccare con mano una verità che i filosofi greci avevano enunciato con grande chiarezza e che ci è capitato spesso di dimenticare: immagini e parole nascono insieme e non sono concepibili le une senza le altre. Le fotografie ne sono l’applicazione tecnologica moderna. In ogni fotografia c’è un racconto ed è il racconto che rende comprensibile e sensata la fotografia. Scianna fa qualcosa in più: ci dice il racconto di cui le singole fotografie (tutte molto belle) sono parte. I libri di Scianna sono romanzi e saggi scritti con la penna e la macchina fotografica.

Un’altra immagine, per finire. Un soldato libanese col fucile, l’occhio puntato sul mirino, il dito sul grilletto pronto a fare scattare il colpo che ucciderà. Sul calcio del fucile è ben visibile l’immagine della Madonna. È una fotografia che non lascia indifferenti e fa molto pensare. Le parole di Scianna sono parte costitutiva dell’immagine fotografica. «Quali e quante ragioni non sono stati e non sono capaci di trovare gli uomini per infliggere dolore? Dio, la razza, il diverso colore di un idolo, la diversa interpretazione del capoverso in una scrittura». La felice polisemia della parola greca gramma.

di Franco Lo Piparo

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18 giugno 2019

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