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​Quando Milani denunciava la coltre di incenso

· ​Il cristiano tra potere e modernità ·

Antonio Fogazzaro

Sono quindici le gravi malattie di cui può essere affetta la Curia, denunciate dal Papa nel discorso del 22 dicembre 2014. È un’epidemia che investe tutte le forme di potere, dalla comunità ai singoli e che sollecita una cura adeguata. Da qui l’esigenza di una riforma che, sottolinea Francesco, ha la conversione come passaggio obbligato. Le dinamiche legate a questa problematica sono poste al vaglio nel libro di Anna Carfora e Sergio Tanzarella Il cristiano tra potere e mondanità. 15 malattie secondo Papa Francesco (Trapani, Il Pozzo di Giacobbe, 2015, pagine 133, euro 10). Nell’introduzione il vescovo Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, evidenzia come la lettura del libro, attraverso l’evocazione di figure come Rosmini, Fogazzaro e don Milani, aiuti a «sentirsi protagonisti e non solo spettatori talvolta indignati, di un rinnovamento che tutti auspichiamo e al quale Papa Francesco continua a chiamarci». Gli autori mettono in rilievo che delle malattie, citate dal Pontefice, già il giovane Milani aveva preso coscienza. In una lettera scriveva: «Io ricomincerò come ho fatto da che son nella Chiesa un’obbedienza muta (ma non cieca), una lontananza totale dalla Curia, in un cattolicesimo che del cattolicesimo ha solo la sostanza e non certo l’apparenza». E in un’altra missiva denunciava quell’«incenso opportunista che non permette nella Chiesa di dire la verità». Gli strali dello scrittore ed educatore erano diretti contro quella «coltre di incenso» che ovatta le parole anche quando devono descrivere le ingiustizie più crude. S’impone allora l’urgenza di vincere l’omertà e di superare il falso rispetto che condanna al buio proprio chi ha responsabilità grandi e alte lasciandolo separato dal mondo e dalla vita. E prima di don Milani, a puntare l’indice contro i mali della Chiesa era stato Antonio Rosmini nella metà del xix secolo. Nel libro Le cinque piaghe della Santa Chiesa, sottolineano gli autori, il filosofo realizzò un disegno di riforma esemplare nel denunciare la divisione del popolo dal clero nel pubblico culto, l’insufficiente educazione di quest’ultimo, la disunione dei vescovi e la loro nomina lasciata nelle mani del potere politico. Alle piaghe denunciate da Rosmini corrisponde idealmente, cinquant’anni dopo, quanto scrive Antonio Fogazzaro nel romanzo Il Santo: «Santo Padre la Chiesa è inferma. Quattro spiriti maligni sono entrati nel suo corpo per farvi la guerra allo Spirito Santo». I quattro spiriti maligni, denunciati da Benedetto, il protagonista del romanzo, sono quello della menzogna, della dominazione del clero, dell’avarizia e dell’immobilità: quest’ultima s’identifica in una stasi che mina il dinamismo del Vangelo. A fronteggiare i pericoli dello spirito dell’immobilità, ricordano Carfora e Tanzarella, s’impegnò Giovanni xxiii nel discorso di apertura del concilio Vaticano ii Gaudet Mater Ecclesia, ma c’è voluto più di un secolo «perché un Papa come Francesco cominciasse ad articolare una risposta complessiva alle malattie di cui scriveva Fogazzaro ne Il Santo. Il romanzo, poco dopo la pubblicazione venne posto all’Indice e quelle malattie denunciate con tanto vigore furono ridotte a immaginari malanni o a semplici calunnie. 

di Gabriele Nicolò

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