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Quando mancano i padri

· Il Vangelo di domenica 3 marzo, VIII del tempo ordinario ·

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?». Un ipovedente ha bisogno di essere accompagnato, ma non è il solo in questa condizione. Siamo al buio su tante cose e abbiamo sempre il bisogno di essere aiutati e guidati. Non è un caso se tre delle sette opere di misericordia spirituale riguardano l’arte di educare: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti e ammonire i peccatori. Tanti cristiani cercano qualcuno che consigli, istruisca e corregga con sapienza e amore; questa è una grave carenza: mancano le guide spirituali. È la penuria stessa della nostra civiltà, quella di figure autorevoli, di pedagoghi. A questa generazione mancano i padri.

Che la fede si debba trasmettere con l’educazione cristiana è essenziale, ma chi sono questi educatori? Il pericolo è che siano ciechi che guidano altri ciechi. Feroci analizzatori di pagliuzze altrui e portatori distratti di travi da svista.

E chi è senza il peccato di aver parlato senza amore della vita altrui, scagli per primo la pietra…

Da dove viene l’inquietante gusto del biasimo? Dalla cecità su se stessi: «… tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio». Cambia, infatti, il modo di parlare, quando si è in contatto con i propri limiti e ci si ricorda delle proprie assurdità…

Per questo Cristo prosegue parlando dei frutti e del tesoro del cuore. Una buona domanda da farsi è: cosa si vendemmia presso di noi? Uva e fichi (i prodotti della Terra Promessa) o spini e rovi (le conseguenze della trasgressione nella storia di Adamo)? E se la bocca è a volte implacabile, esigente o pignola, quale seme produce questi frutti?

Un altro testo dello stesso Luca dice: «colui al quale si perdona poco, ama poco» (Lc 7, 47). Il patrimonio dei cristiani lo si riceve dal Signore stesso, che è «ricco di misericordia» (Ef 2, 4). Ogni parola che non è insaporita dalla memoria della misericordia ricevuta, è un veleno.

Diceva Giovanni Crisostomo che talvolta è meglio castigare la lingua con i denti…

di Fabio Rosini

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23 aprile 2019

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