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Quando manca la fraternité

· ​«Le Débat» sull’identità cristiana in Francia ·

Non una semplice domanda retorica per descrivere la popolazione francese a seconda delle opinioni personali, bensì una vera e propria questione di società: i cattolici non sono del tutto scomparsi dalla vita pubblica e mostrano tuttora di avere un ruolo da svolgere in Francia, diverso tuttavia da quello svolto durante gli ultimi decenni. Dopo le importanti manifestazioni del 2013 contro il “matrimonio per tutti” e un anno dopo le elezioni presidenziali del 2017 — un’occasione per numerosi cattolici di organizzarsi per far sentire la loro voce — la rivista «Le Débat» dedica a questo tema un importante dossier con la partecipazione di personalità come il filosofo Jean-Luc Marion, Matthieu Rougé, sacerdote della diocesi di Parigi che ha ricoperto le funzioni di “parroco dei parlamentari” a Parigi, e lo storico Guillaume Cuchet. 

Una manifestazione del 2013 contro il “matrimonio per tutti”

Marion, in particolare, si oppone all’idea generalmente condivisa dall’opinione pubblica e dai media, secondo cui «l’identità dei cattolici, dunque la loro identificazione nella società francese», scaturisca da un «riflesso identitario». Un’espressione del resto comunemente utilizzata come spaventapasseri dagli oppositori alla fede dichiarata ed espressa pubblicamente. Il filosofo e accademico ritiene invece che non c’è da temere un tale riflesso identitario cattolico in Francia. Per due motivi.
Innanzitutto il filosofo esprime la sua perplessità sul concetto di identificazione religiosa. «Poiché appare difficile per gli integralisti definirsi attraverso una identificazione positiva — spiega Marion — questi ultimi preferiscono ripiegare sulla forma più debole dell’identificazione religiosa: per opposizione, per esclusione, per contrasto, con la violenza e non attraverso i concetti». «Così viene certamente definita una identificazione religiosa, che tuttavia perde la sua connotazione religiosa, non parla di un Dio e di Dio. È in realtà una identificazione di se stessi, nella perfetta ignoranza di Dio».
La seconda ragione, per la quale un riflesso identitario non potrebbe per principio applicarsi in particolare ai cattolici, trova la sua spiegazione nel fatto che «un cristianesimo identitario suona come una contraddizione nei termini, in particolare nel caso del cattolicesimo, che è universale per definizione». O piuttosto, aggiunge l’accademico, l’identità cristiana consiste in «un’universalità conquistata, una messa da parte delle differenze sociali, culturali tra le nazioni, le classi, le razze, ormai divenute astratte e disattivate, anche se rimangono presenti». I cristiani non si riducono mai a un’identificazione esclusiva, ma rinviano verso l’universale concreto, l’universale divenuto uomo, il Cristo.
Marion conclude la sua analisi con un appello rivolto ai cristiani francesi a farsi riconoscere «attraverso la comunione che stabiliscono tra gli uomini che, d’altronde, tutto distingue nel mondo». Con i non cristiani, si tratterà di una comunione ridotta a quello che una società civile può compiere in generale, «la solidarietà e l’abbozzo di una fraternità effettiva».
Se i cristiani in generale e i cattolici in particolare hanno un ruolo specifico da svolgere oggi nella società francese, non è quindi quello di rivendicare una loro identità ma di assumerla nell’universalità del Cristo e di contribuire così, nel miglior modo possibile, a conservare la comunione dei francesi tra di loro e con le altre nazioni. Perché, lamenta il filosofo, «niente fa più difetto alla società dell’Europa occidentale, e in particolare alla Francia, della coesione sociale, la solidarietà — tra generazioni, tendenze ideologiche, ricchezze — e dunque la fraternità».

di Charles de Pechpeyrou

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19 dicembre 2018

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