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Quando l’estetica
incontra la fede

· ​Mostra «Sulla Croce» al MasiLugano ·

Il simbolo del cristianesimo è da sempre fonte di ispirazione artistica, quando l’estetica incontra la fede e l’immagine dà forma al volto umano di Dio. E alla croce è dedicata la mostra in corso al MasiLugano, che si avvale del Patrocinio del Vicariato di Roma, nel capoluogo ticinese fino al 29 maggio. Organizzata in occasione del giubileo straordinario della misericordia, l’esposizione Sulla Croce presenta opere dalla Collezione Giancarlo e Danna Olgiati che spaziano dal Seicento ai nostri giorni, accomunate dal tema della croce, ripercorrendone la complessità di significati nel cristianesimo e la sua importanza per la storia dell’arte, in un percorso dove sono presenti quadri, sculture e fotografie. Lo scrive Simona Verrazzo aggiungendo che a sorprendere è la varietà di materiali con cui gli artisti si sono confrontati: legno, ferro, terracotta, cera, ma anche plexiglas, alluminio, cotone, lana.

Roberto Ciaccio «Grande croce di ferro blu e rosa» (2010)

Ad aprire l’evento è, in omaggio alla regione Ticino, il dipinto di Giovanni Antonio Felice Orelli Gesù Bambino dormiente sulla Croce (1742 circa). Nell’opera del pittore di Locarno l’immagine di Gesù poco più che neonato è resa ancora più innocente dal sonno, mentre la croce su cui morirà per salvare l’umanità appare come una culla improvvisata. Risale invece ai primi del Seicento la tela di Ludovico Carracci San Sebastiano alla colonna, nella classica immagine iconografica del santo trafitto da frecce.

La maggior parte delle opere sono di artisti moderni e contemporanei, tra i principali del xx secolo, in particolare italiani. Tra questi spicca Lucio Fontana, argentino di nascita, una delle personalità più complesse del panorama culturale del secondo dopoguerra. Il padre dei “tagli su tela” è presente con quattro lavori, in tre dei quali si confrontano con la religione cristiana, compreso il tema della croce. Si tratta non di quadri, bensì di bassorilievi in terracotta: L’ascensione (1950-55), Deposizione (1956) e il Cristo (1959). A essi si aggiunge la scultura in ceramica Testa di fanciullo (1948 circa), che si accosta a un’altra presente in mostra, quella in cera su gesso del Bambino ebreo (1893) di Medardo Rosso.

L’esposizione di Lugano è l’occasione per ammirare anche l’Ex-voto dedicato a Santa Rita da Cascia, datato 1961, del pittore francese Yves Klein. Famoso, anche, per aver fissato nel 1957 l’intensità del blu profondo oltremare (International Klein Blue) in quello che definì «l’espressione più perfetta del blu», Klein realizzò un ex-voto sui generis composto — cita la descrizione — da pigmento puro, foglia d’oro, lingotti d’oro e manoscritto in teca di plexiglas.

L’opera però più sorprendente è di un altro grande maestro dell’arte italiana del secondo dopoguerra: Combustione plastica 64cp3 (Crocifissione) di Alberto Burri, del 1964. Si tratta, come dice il titolo stesso, di plastica e acrovinilico sottoposti a combustione su cellotex. L’inquietudine che si prova osservando il lavoro trova conforto nel messaggio di speranza della Risurrezione di Cristo.

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18 ottobre 2018

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