Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

E Lea Baruch diventò Ileana Bartoli

· Trecento ebrei trovarono rifugio ad Assisi dopo l’8 settembre 1943 ·

«Ieri e oggi, i Giusti sempre necessari», questo è il tema scelto per celebrare, il 6 marzo, la Giornata europea dei Giusti, giunta quest’anno alla terza edizione, istituita nel 2012 dal Parlamento europeo su proposta dell’onlus Gariwo per «ricordare chi ha saputo cercare il bene con la scelta di difendere la dignità umana nei momenti bui» mettendo a repentaglio la propria vita e opponendosi a ogni totalitarismo e ai crimini contro l’umanità. In questo giorno ad Assisi, nella Piazza del Vescovado, verrà inaugurato il Giardino dei Giusti.

Hella, Lea e Mira Baruch

Un’occasione per rievocare la storia esemplare della città umbra che, nel periodo più tragico della seconda guerra mondiale, accolse migliaia di persone, soprattutto ebrei. Gli sfollati, infatti, trovarono sostegno e ospitalità presso il vescovado, nei monasteri e negli istituti religiosi, grazie alla capillare rete di assistenza clandestina allestita — seguendo l’esempio di tante altre diocesi italiane come quella di Firenze e Genova — dal vescovo Giuseppe Placido Nicolini.

Con il contributo di alcuni volontari laici e religiosi — come il guardiano del convento di San Damiano fra’ Rufino Niccacci, che spesso si recava a Firenze dal cardinale Dalla Costa per ricevere «istruzioni, indirizzi e mezzi di finanziamento», il giovane frate del sacro Convento di San Francesco Michele Todde, la superiora della Clarisse Colettine suor Hélène e quella delle Clarisse di San Quirico suor Giuseppina Biviglia — fu allestita presso il vescovado un’efficiente organizzazione di assistenza per tutti i profughi. Ci si preoccupò di stampare nella tipografia di Luigi e Trento Brizi, nei pressi di piazza Santa Chiara, centinaia di carte d’identità e tessere annonarie falsificate, poi smistate al convento di San Quirico dove venivano completate con nomi fittizi di persone provenienti da zone già occupate dagli Alleati e quindi non accessibili al controllo dei nazifascisti. Un anello fondamentale di collegamento con la curia fiorentina era il celebre Gino Bartali che, fingendo di allenarsi in sella alla sua bicicletta, macinava chilometri su chilometri per trasportare — nascosti nel telaio — i documenti falsificati da Assisi a Firenze.

Monsignor Nicolini non esitò a trasformarsi in muratore, occultando in un vano dei sotterranei tutti i documenti, i libri sacri e gli oggetti di valore degli ebrei ospitati.

Grazie alla segnalazione di padre Michele Todde, Marco Baruch — un commerciante di tessuti proveniente da Fiume — con la moglie Erminia Lipschitz e le tre figlie Lea, Hella e Mira furono nascosti da don Aldo Brunacci dapprima nel convento delle suore claustrali di San Quirico, poi, all’inizio di dicembre, nella foresteria del monastero delle Clarisse Cappuccine tedesche.

«Per uscire dal convento — ricorda nel suo memoriale Lea Baruch — c’era bisogno di documenti falsi. Furono preparati da Giorgio Kropf con l’aiuto di un tipografo, Luigi Brizi, nella sua tipografia. Brizi stampava le carte d’identità e le portava a Giorgio che, coi suoi compagni a San Quirico, scriveva i nomi e gli altri dati».

Poi, con la scusa che le carte si erano deteriorate, con la complicità di un’impiegata dell’anagrafe, Marcella Paladin, si scambiavano queste con quelle originali e il gioco era fatto. Da quel momento in poi i Baruch presero il nome di Bartoli, una famiglia originaria di Bojano in provincia di Campobasso, e Lea si chiamò Ileana. Provvisti di questi falsi documenti, si spostarono presso il convento delle Suore Stimmatine, dove furono nascosti nell’ala destinata agli ospiti. Appena la situazione lo permise, verso la fine di gennaio del 1945, si trasferirono in Israele, ad Haifa, dove vivono tuttora.

di Giovanni Preziosi

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

27 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE