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Quando le generazioni si incontrano

· Emilio Ortega, scrittore ottantenne lanciato dalle reti sociali ·

Papa Francesco riflette spesso sull’importanza di non perdere le radici, rappresentate nella società dagli anziani quali trasmettitori della fede, di conoscenze, di esperienze di vita e fonte inesauribile di saggezza. Lo scorso 26 luglio è stata la festa dei nonni e il Santo Padre non si è lasciato sfuggire l’occasione di ricordarli in un tweet: «I nonni sono un tesoro nella famiglia. Per favore, abbiate cura dei nonni, amateli e fateli parlare con i bambini!». Francesco si riferisce spesso agli anziani come a “un tesoro”. «Un popolo che non rispetta i nonni, non ha futuro perché non ha memoria», ha detto in diverse occasioni. Dall’inizio del suo pontificato coglie ogni occasione per evidenziare l’importanza del ruolo svolto dagli anziani nell’educazione e nella formazione delle nuove generazioni. Inoltre chiede spesso ai giovani di dedicare attenzione e assistenza ai propri anziani. «I nonni sono la saggezza della famiglia, sono la saggezza di un popolo. E un popolo che non ascolta i nonni, è un popolo che muore!», ha detto in un discorso alle famiglie che si erano recate in pellegrinaggio a Roma nel 2013. Francesco si rammarica che gli anziani a volte si vedano tristemente travolti da una cultura dello scarto che pensa solo al momento presente. «A volte noi scartiamo gli anziani, ma loro sono un tesoro prezioso: scartarli è ingiusto ed è una perdita irreparabile», ha scritto il Papa su Twitter in un’altra occasione. Ricorda inoltre il valore che hanno le persone anziane sia per la Chiesa sia per una società che ne ha sempre più bisogno per non perdere la rotta. «È un grande dono per la Chiesa, la preghiera dei nonni e degli anziani! La preghiera degli anziani e dei nonni è un dono per la Chiesa, è una ricchezza! Una grande iniezione di saggezza anche per l’intera società umana: soprattutto per quella che è troppo indaffarata, troppo presa, troppo distratta», ha detto in un’udienza generale.
La storia del franco-spagnolo Emilio Ortega è in qualche modo legata a questa idea tanto prolifica del Santo Padre. Lo scorso gennaio ha pubblicato il suo primo libro, un’autobiografia scritta a ottantuno anni per la casa editrice Círculo Rojo intitolata El mundo visto a los ochenta (Roquetas de Mar, 2018, pagine 170, euro 13), dove ha raccontato la storia della sua vita e ha riflettuto su alcuni temi a lui cari. Ma non riusciva a vendere neanche una copia. Fino al giorno in cui, mesi dopo, dispiaciuto per la scarsa accoglienza, ma mosso dal suo spirito combattivo e dalla voglia di far conoscere la sua opera, si è presentato alla fiera del libro di Almería. Lì le vendite non sono andate meglio ma ha conosciuto un giovane, ha parlato a lungo con lui, ha scambiato idee e alla fine gli ha regalato il suo libro. Quell’incontro intergenerazionale ha cambiato la sua vita.
Il ragazzo è rimasto così colpito dal racconto dell’anziano da decidere di condividerlo sul suo account Twitter, con il nome di Jota Merrik. «Un paio di giorni fa ho conosciuto una persona molto speciale alla fiera del libro di Almería che a ottant’anni ha scritto un libro dove parla della sua infanzia difficile, della vita, delle religioni, di Dio, della società, tra i tanti temi….», ha scritto, allegando la foto della copertina del libro. Ha poi aggiunto: «Il punto è che oggi ho cominciato a leggerlo e ho provato tanta rabbia al pensiero che non ha venduto neanche una copia nelle due o tre librerie che lo espongono. La sua vita è stata da film». Poco a poco, la gente nella rete sociale, si è interessata alla storia di Emilio. Un altro utente ha condiviso il racconto e, dopo di lui, altri venti hanno fatto lo stesso. Grazie alla condivisione, l’interesse è stato tale da far esaurire, nell’arco di qualche giorno, le copie del libro nelle poche librerie che lo distribuivano. Sempre più persone andavano a comprarlo. Tre, dieci, cinquanta, cento, duecento… fino ad arrivare a trecento copie vendute in tempo record. La casa editrice ha già annunciato che sta preparando altre mille copie ma le richieste non si fermano. E da ogni parte del mondo: Argentina, Messico, Germania... .Le memorie di Emilio hanno fatto il giro del mondo grazie alle nuove tecnologie.
Nelle pagine del libro, Emilio Ortega, che si definisce «un uomo normale e comune», ripercorre la sua vita, le difficoltà, l’infanzia segnata dal dopoguerra, la povertà, gli anni trascorsi in Algeria, il ritorno in Spagna per le vacanze. C’è una figura chiave nella sua vita e nell’autobiografia: è sua madre, che dopo la morte del marito, riuscì, con grandi sforzi, a mantenere da sola Emilio e sua sorella. Questo scrittore, che ha esordito in campo letterario a ottant’anni compiuti, ha spiegato così il suo intento all’inizio del libro: «Oggi, a ottant’anni compiuti, ho deciso di iniziare questo libro. Credo di non avere alcun talento di scrittore, non ho studiato filosofia, psicologia, sociologia, storia o scienze politiche. Sono un uomo “normale e comune”, una persona della terza età, che alcuni pensano sia quella della senilità. Ma si sbagliano, possiamo ragionare come qualsiasi altra persona, a volte con più lucidità, per l’esperienza acquisita nei lunghi anni di vita».

L’utente Twitter che ha fatto conoscere l’opera di Emilio si rallegra nella rete sociale per la calorosa accoglienza che la storia ha avuto tra la gente: «È un uomo che, per le circostanze della vita, non ha potuto studiare, ma il suo modo di pensare è superiore a quello di molta gente laureata. Il libro lo ha dedicato a sua madre, una persona che, tra le mille ingiustizie subite, arrivò persino a chiedere l’elemosina in strada. Sono molto contento di vedere tanta gente interessata al libro di Emilio. Davvero». E conclude con una riflessione: «Avete fatto felice un uomo buono che merita di essere ascoltato».

di Lorena Pacho Pedroche 

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18 agosto 2019

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