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Quando l’arte cominciò a raccontare

· I preziosi avori tardoantichi custoditi al Museo Bizantino di Berlino ·

Nel settore settentrionale dell’isolotto del fiume Sprea, che attraversa la città di Berlino, laddove è stato individuato il primo insediamento di età medievale della città, il re di Prussia Federico Guglielmo iv (1795-1861), attorno agli edifici del potere e della chiesa locale, ideò un primo «rifugio per le arti e per le scienze», ovvero il nucleo dell’Altes Museum. Nel tempo, nella stessa isola, che sarà definita l’«isola dei Musei», nacquero il Neues Museum, l’Alte Nationalgalerie, il Pergamon Museum e il Bode Museum.

Il vero progettista dell’«isola dei Musei» fu proprio Wilhelm von Bode, che operò tra il 1872 e il 1920, indirizzando le sue energie specialmente sul Bode Museum, concepito in stile neobarocco da Ernst Eberhard von Ihne, nel pieno rispetto dei desideri del re Guglielmo ii, che volle il Kaiser Friedrich Museum — così venne definito allora il museo — proprio sulla punta dell’isola, come la prua di una nave sulla Sprea. Il museo, inaugurato nel 1904, fu gravemente danneggiato durante l’ultima guerra, per cui, dagli anni Cinquanta del secolo scorso, iniziarono i lavori di restauro, che si conclusero negli anni Novanta.

Se il Bode Museum è celebre per 750.000 pezzi, che costituiscono una delle collezioni numismatiche più ricche del mondo, qui fu anche sistemato il Museo di Arte Bizantina, restaurato e inaugurato in questi ultimi anni. Tale museo, che occupa poche stanze del pianterreno, raccoglie importanti materiali paleocristiani provenienti da Roma, Costantinopoli, Grecia, Egitto e Vicino Oriente. Tra i reperti più preziosi, dobbiamo ricordare, oltre alla ricca collezione di stoffe copte, i rilievi costantinopolitani, che fanno del Museo Bizantino una delle raccolte più preziose dell’arte della «nuova Roma», pari a quella del Museo Archeologico di Istanbul. Particolarmente ricercati risultano i «finti sarcofagi» con scene veterotestamentarie, che rappresentano veri e propri gioielli dell’arte di età teodosiana.

Altri reperti provengono da Roma, come il prezioso rilievo con un trono solennemente preparato per il giudizio estremo, ossia il seggio dell’etimasia, che riproduce in pietra la rappresentazione musiva, voluta da Sisto III, dopo il concilio di Efeso del 432 nell’arco trionfale di Santa Maria Maggiore. Ma i monumenti iconografici più eloquenti per ricostruire il processo di cristianizzazione del bacino del Mediterraneo e del Vicino Oriente sono rappresentati da due antichi avori del v secolo, prodotti presumibilmente a Roma o a Milano e giunti al Museo Bizantino di Berlino attraverso il mercato antiquario.

Il primo avorio doveva essere parte di un dittico, utilizzato come piccola copertura di un evangeliario. La tavola è suddivisa in tre caselle, definite da preziose cornici geometriche di ascendenza classica. Dall’alto in basso, si riconoscono, rispettivamente, le scene della strage degli innocenti, del battesimo del Cristo e delle nozze di Cana. Le tre scene, tutte ispirate alla vita terrena del Cristo e, segnatamente, all’ infantia Salvatoris , all’episodio estremamente simbolico del battesimo e al primo prodigioso miracolo operato da Gesù, suggeriscono l’uso della tavola eburnea come custodia dei vangeli, secondo anche quanto ci fa comprendere una tavola gemella, per tematica e stile, conservata a Parigi.

Il quadro, dedicato alla strage degli innocenti, risponde perfettamente al vangelo di Matteo (2, 9-18), con il re Erode intronizzato nel momento in cui impartisce solennemente l’ordine dell’infanticidio collettivo, eseguito da uno sgherro che, al cospetto delle madri disperate, con le braccia levate e i capelli sciolti, afferra un bambino nudo per un piede, mentre un altro bambino giace esangue a terra. Il quadro centrale riproduce l’atto del Battista che impone le mani sul Cristo nimbato e nudo sul cui capo la colomba dello Spirito getta l’acqua ( Matteo , 3, 13-17). Nel quadro inferiore, il Cristo nimbato, in tunica e pallio, sostiene un rotolo con la sinistra e leva la mano destra per dare avvio al miracolo che si svolse in Cana di Galilea ( Giovanni, 2, 1-11), come suggerisce l’inserviente che svuota un’anfora di acqua in una delle quattro giare rappresentate al cospetto del Maestro e di uno degli apostoli.

Ebbene, il prezioso avorio berlinese dimostra come l’arte cristiana, tra il iv e il v secolo, trasforma il suo carattere simbolico in una sorta di narratio evangelica, forse influenzata dalle bibbie miniate e commissionata da una gerarchia ecclesiastica estremamente sensibile alla componente cristologica nell’ambito del dibattito dogmatico del tempo.

Anche una pisside eburnea, conservata al Museo Bizantino berlinese, ci parla dell’alto tenore cristologico dell’arte cristiana di età teodosiana, specialmente in ambiente occidentale e, in particolare, nelle officine attive a Roma e a Milano. La pisside, infatti, trova il suo fuoco figurativo nella rappresentazione del Cristo tra gli apostoli.

Gesù vi appare seduto solennemente su una preziosa cattedra fornita di cuscino e suppedaneo: con la mano sinistra egli sostiene un libro semiaperto, mentre solleva la destra nel sacro gesto dell’ adlocutio . Gli apostoli sono sistemati attorno e Pietro e Paolo si stagliano in primo piano, anch’essi seduti, secondo uno schema caro alla più tarda pittura cimiteriale e, in particolare, a una calotta del cubicolo dei fornai, nelle catacombe di Domitilla e alla prima arte musiva, come dimostra il catino absidale della basilica di Santa Pudenziana.

Nella pisside è scolpito anche l’episodio veterotestamentario del sacrificio di Isacco ( Genesi , 22, 1-19), così prefigurando il sacrificio del Cristo. Nel prezioso contenitore eucaristico sono, dunque, rappresentate le due facce della visione cristologica paleocristiana, intesa simultaneamente come passione e come trionfo.

È anche significativo che il Cristo maestro assuma, nella rappresentazione del collegio apostolico, caratteristiche, gestualità e aspetto dell’imperatore, dimostrando come, al tempo di Teodosio, la politica religiosa imperiale tenda a emulare le atmosfere e i significati del trionfo del Cristo imperatore e vincitore sulla morte.

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15 dicembre 2019

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