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Quando la teologia
incontrò le scienze sociali

· Vaticano II e umanesimo in alcune figure esemplari ·

Secondo Paolo VI, l’interesse della Chiesa cattolica verso il mondo moderno, la società e «l’uomo quale oggi in realtà si presenta», si esprime attraverso una serie di operazioni intellettuali che si colgono attraverso l’uso di sei verbi di azione: conoscere, essere vicino, comprendere, entrare in relazione, afferrare, e inseguire nelle sue rapide e continue trasformazioni la società e l’uomo moderno. 

Louis-Joseph Lebret

Lo scrive Gilles Routhier facendo notare che questi verbi sono già presenti nella dichiarazione preliminare della Gaudium et spes: «Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo — recita il proemio del documento conciliare — le sue attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso drammatico» (4, 1). La centralità accordata alla persona umana come soggetto storico è così dipendente in primo luogo dalle scienze che permettono di conoscere e di capire l’uomo.

Questo nuovo habitus intellettuale era condiviso anche dai sacerdoti impegnati nello studio delle nascenti scienze economiche e sociali, nelle scienze dell’educazione e nella pedagogia, negli studi di pastorale e di missionologia. Va ricordato inoltre, che nel corso degli anni che precedono il Vaticano II, non era solo la storia a mettere in discussione la teologia e le procedure di conoscenza utilizzate dai teologi per la costruzione del loro sapere. La teologia si dovette confrontare con le nuove scienze. Senza rinunciare al modo suo proprio di procedere, si assiste al fiorire, ai margini delle facoltà di teologia, di nuove discipline, inserite come appendici dei programmi.  

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20 agosto 2019

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