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Quando la settima arte
si veste di rosa

· La terza edizione del Festival internazionale del cinema delle donne di Assuan in Egitto ·

La strada è ancora lunga. Ma se ogni cammino inizia con un passo, l’Egitto negli ultimi anni sta provando a spezzare i vari tabù e ad affrontare la stigmatizzazione sociale anche violenta della donna. È recente la dichiarazione del grande imam di al-Azhar, Ahmadal-Tayyeb contro la poligamia come mancanza di rispetto verso le donne, e prima di lui già tra fine ‘800 e inizi ‘900, il grande imam Mohammad Abdou, morto nel 1905, diceva cose simili, che una famiglia con più mogli non può essere in armonia, e la sapienza popolare in Egitto chiama la seconda, terza moglie “dhurra” che significa “quella che porta guai”. Lo stesso presidente al Sisi oltre ad avere indetto il 2017 come “anno della donna”, ha scelto per la prima volta una cristiana copta Manal Awad Mikhail come governatrice della provincia di Damietta, sul Delta del Nilo. Prima di lei, soltanto un’altra donna, di fede musulmana, Nadia Ahmed Abdou, era stata eletta governatrice — la prima in assoluto nella storia del Paese — alla guida della provincia di Beheira. E donna, Alba Abdel Latif, è il suo consigliere economico. Iniziative istituzionali. Ma anche iniziative che toccano più da vicino la vita quotidiana. Come un festival del cinema dedicato alle donne. 

La locandina del Festival di Assuan

Nel sud del Paese si è da poco conclusa la terza edizione del “Festival internazionale del cinema delle donne di Assuan” (Awiff) che ha visto protagonisti le donne, il cinema e il futuro dei giovani della regione dell’Alto Egitto. Una ricca programmazione, dibattiti, testimonianze, workshop e laboratori tenuti dai più importanti esperti di cinema del Paese. Per valutare e formare la nuova cinematografia egiziana coinvolgendo la gioventù della regione del sud dell’Egitto. Il ministro della cultura, Inas Abdel El Dayem, ha sottolineato che il festival — che quest’anno coincide con la nomina di Assuan quale “capitale della gioventù africana” e con la guida dell’Unione Africana da parte dell’Egitto — è un’occasione per promuovere la conoscenza tra i Paesi attraverso la settima arte, oltre a mostrare l’importante ruolo che le donne hanno nella società. Il presidente del festival, Mohamed Abdel-Khaleq, insieme al direttore, Hassan Abou ElEla, e alla direttrice artistica, HalaGalal (il più importante produttore cinematografico donna egiziano) hanno portato ad Assuan oltre trenta film da Paesi di tutto il mondo: Georgia, Cina, Sri Lanka, Grecia, Francia, Canada, Danimarca, Palestina, Spagna, Emirati Arabi, Marocco. Tutti selezionati dalla regista e produttrice Mona Assad insieme alle registe Salma Eltzarzy e Nadine Khan.
L’edizione di quest’anno ha dedicato tributi alle attrici MohsnaTawfiq e Menna Shalby, alla signora della celluloide Laila Fahmy, alla creativa Nawal e alle figlie di AnisEbid, Abla e Azza, traduttrici dei film stranieri in arabo. E donna era l’ospite d’onore invitato al Festival, l’attrice Barbara Bouchet, alla sua prima visita in Egitto. Tra i film in programma: Nawara di Hala Khalil, The bird, del grande maestro del cinema egiziano, Youssef Chaine e The Giraffe, di Ahmed Magdy, già premiato alla quarantesima edizione del Festival del cinema del Cairo. Ad aprire la kermesse è stato TwoFridas di Ishtar Yasin Gutierrez. Trentadue i film in concorso: venti cortometraggi e dodici lungometraggi. Tra questi 10 DaysBefore the wedding dello yemenita AmrGamal selezionato agli Oscar come miglior film straniero; Angkar di NearyAdelineHay, una riflessione sulla Cambogia ai tempi degli KmerRossi; Beforefathergets back, della regista georgiana Mari Gulbiani, sulla paura del radicalismo che si respira in un piccolo villaggio sulle montagne della Georgia; Girlsalways happy, di Yang Mingming e Paangshu dello srilnakese Visakesa Chandrasekaram. Tre i film egiziani in concorso: Between two seas di Anas Tolba, No one There di Ahmed Madgy e Poisinous Roses di Ahmed FawzySaleh. Cinque i film fuori concorso, tra i quali Orphans di NuraniyaZamaleeva, una produzione dal Tartastan e Thinking of you di Anna Di Lellio e Fitim Shala dal Kosovo.
Nella sezione programmi speciali, il film Four woman of Egypt di TahaniRached, un documento sulle attiviste e femministe egiziane che hanno fatto la storia del Paese: Amina Rachid, Kazem Safynaz, ShahendaMaklad e Wedad Nitri. E anche una mostra — Doing well, Don’t Worry — per raccontare il lavoro di alcune tra le figure femminili più rappresentative della società egiziana, dall’attrice Hind Rostum all’artista Widad Al Orfali, alla ricamatrice Im Ibrahim e a Rawya Mohammed maestra nella lavorazione della ceramica nel Fayoum. Tutte donne con una grande personalità che sono riuscite a seguire le loro aspirazioni superando ostacoli e pregiudizi. Un seminario è stato dedicato anche alle attrici comiche e al loro ruolo nel portare al successo il genere della commedia in Egitto. Il festival di quest’anno ha visto, poi, la prima edizione del Filming Making Forum organizzato allo scopo di sviluppare una nuova consapevolezza sulla cinematografia come possibilità di creare opportunità di lavoro per le giovani e le donne del sud del Paese e per arrivare al più profondo obiettivo della parità di genere. Non solo. Con l’Abu Simbel Salon, il Festival mira a creare un hub dell’industria cinematografica che coinvolga giovani donne registe e talenti in un confronto con produttori, registi e distributori internazionali. Mentre l’Aswan Culture Forum mette in luce il patrimonio nubiano della regione: lingua, musica, danza e artigianato.
Infine il prestigioso Nut Forum — nella religione dell’antico Egitto Nut era la dea del cielo e della nascita — organizzato dal National Council, guidato da Maya Morsye diretto da Azza Kamel, che è la fondatrice dell’Organizzazione egiziana per i diritti umani, insieme a un comitato che elenca alcune tra le più importanti attiviste e femministe del Medio oriente tra le quali Amal Basha, Zahra Langhi, Hibaaq Osman, Marie Therese El-Mir, Karima Kamal e l’ambasciatrice Mervat El Telawi insieme al giornalista Ahmed Mahmoud. Importante dettaglio, il sottotitolo scelto per il Nut Forum: For Women Issues, Men and Women Hand in Hand. Perché i cambiamenti profondi della condizione femminile si devono fare insieme, sostenendosi a vicenda, uomini e donne mano nella mano. Tre i filmati proiettati durante il Nut Forum. Il primo sulla concezione della donna in Libano come trasmessa dalla pubblicità e dai media. Una donna concepita al servizio degli uomini: o come moglie e madre, o come oggetto sessuale anche se apparentemente presentata come una donna libera, mentre tantissime sono le vittime di violenza da parte degli uomini. Un altro film ha documentato la resilienza degli uomini di Bengasi vittime della guerra: come sopravvivere senza gambe o altre menomazioni in una città devastata. Infine il film prodotto dal Sisters Arab Forum per i diritti umani che ha commosso tutte le donne presenti: Hearts of glass, “Cuori di vetro”, che documenta la catastrofe umanitaria nello Yemen e l’impatto della guerra sulle donne e i loro familiari.

di Rossella Fabiani

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18 settembre 2019

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